Come avrete visto dalle mie stories di Instagram, ho ricominciato a leggere Dark Rise, scritto da C.S. Pacat (autrice anche della mitica trilogia “Il principe prigioniero” di cui abbiamo parlato qui) e portato in Italia da Oscar Vault con la traduzione di Claudia Milani. Menzione d’onore per l’edizione: non solo l’interno della sovra copertina ha le fanart ufficiali dei personaggi, ma le pagine sono bordate d’oro (e non stinge!) andando a giocare con i toni scuri della copertina in un contrasto affascinante. La mappa all’interno della copertina rigida è una finezza in più su cui ho capitolato ogni pretesa di dignità, vera o presunta che fosse.

Cercherò di evitare al massimo gli spoiler, in modo tale da non rovinarvi il libro, ma con Sua Maestà non è sempre facile perché ogni cosa può essere rivelatrice. Comunque, qui si prova!

La storia è ambientata a Londra nel 1820, in un mondo in cui la magia non esiste quasi più: niente più eroi e castelli incantati, quindi, ma miseri discendenti senza poteri che devono affidarsi ai rimasugli archeologici del passato per avere una goccia di potere.

La minaccia del passato, però, incombe: il Re Nero potrebbe risvegliarsi da un momento all’altro e gli unici che sembrano frapporsi tra lui e il dominio del mondo sono i Custodi, ordine magico cavalleresco che preservano l’Ultima Fiamma, baluardo di speranza contro l’oscurità. In tutto questo si inserisce Will, ragazzino in fuga dai servi del Re Nero che hanno ucciso sua madre, e che potrebbe essere l’ago della bilancia in questa guerra tra luce e buio. Ad aiutarlo, Violet, mezza indiana e mezza inglese che è diventata in pochi capitoli il mio personaggio preferito, insieme a Justice, il più forte tra tutti i custodi e primo a credere all’importanza di Will e al suo ruolo nella guerra.

Come avrete già capito, Pacat va a pescare a piene mani dal fantasy alto, due su tutti Signore degli Anelli, e Cronache di Narnia, ( nel libro troverete Leoni e Unicorni ma come spesso accade, non sono quello che sembrano o che vi aspettate), usando ciò che le fa più comodo e facendo ruotare tutta la storia intorno alla dicotomia Luce – Buio. Ma le cose sono davvero così semplici? L’eroe è sempre nel giusto e il cattivo ha sempre torto o c’è di più?

La risposta dell’autrice potrebbe sembrarvi scontata, ma vi dico che in realtà non è per niente così, anzi, e vi invito a scoprirla leggendo il libro, ricordandovi sempre di cosa è capace questa donna: lei le carte le svela fin dalla prima pagina, sta poi a noi interpretarle correttamente e scegliere a quale verità vogliamo credere.

Come sempre, la scrittura è scorrevole, asciutta, ma non troppo, quel che basta per aiutarci a sprofondare nella trama senza possibilità di riemergere tanto presto: il sistema magico ha una bella base (giustamente attinge a Tolkien e Lewis) ed è intriso di “inglesità” se mi concedete il termine. Questo è un aspetto importante, su cui conviene rifletterci un attimo: lei stessa ha dichiarato che era stufa di vedere l’altro (dove per altro intende i sudditi del ex Impero Britannico non bianchi o non nati nelle isole della Gran Bretagna visto il periodo in cui è ambientato il libro) impersonare sempre il cattivo e di voler dare una chance agli underdog, agli eterni esclusi, e per questo motivo ha inserito il personaggio di Violet. Non aggiungo oltre che vivo nel terrore di spoilerarvi qualcosa, ma pensateci bene mentre leggete il libro.

Ultima cosa ma non per importanza, non ci sono scene sessuali o torture come nella sua prima opera (okay, una tortura c’è, ma è piccola piccola, dai!): abbiamo una cottura lenta, lentissima, che va avanti per tutto il libro, tra enigmi, fughe e momenti strazianti (pagina 331, quint’ultima riga, siete avvisati) lasciandoci struggere fino alla fine, oltre a confonderci decisamente le idee in alcuni punti. Ulteriore bonus i riferimenti all’Umbria e alla tradizione magica italiana, che male non fanno specialmente se usati così bene come fa lei.

Insomma, per me questo libro è un grandissimo si e spero solo che vi decidiate a leggerlo tutt3 perché muoio dalla voglia di parlarne!

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