Marzo e Aprile per me sono stati i mesi della riscoperta di autori molto conosciuti, seppur appartenenti al passato. A Marzo con figlia abbiamo preso in prestito dalla biblioteca “Bambini e Bambole” di Gianni Rodari, mentre ad Aprile – cioè ieri- ho ricominciato “Black Jack” manga di Osamu Tezuka, papà di Astro Boy e, per me, Imperatore assoluto dei Manga. Perché siano finiti nello stesso post è riconducibile al mio rinomato talento nel fare collegamenti assolutamente causali, ma sono fermamente convinta che ci sia qualcosa che li accomunano nonostante la distanza geografica che li separa.

Ma andiamo per ordine e cominciamo dall’Italia: per Gianni Rodari non servono presentazioni, ma nel dubbio vi rimando alla sua biografia su Wikepia per rinfrescarvi la memoria, vi basti sapere che è, a mio parere, tra i più grandi scrittori del novecento italiano e che tutti dovrebbero leggerlo sia da bambini sia da adulti, a maggior ragione se si ama la scrittura.

Io e figlia preso in prestito una versione illustrata della poesia “Bambini e Bambole” , a mio parere adatta anche ai piccoli sotto i due anni, edita da Emme Edizioni e illustrata da Gaia Stella, dove i disegni aiutano a rievocare le parole di Gianni arricchendo l’universo descritto dall’autore.

Il testo non è lungo: come ho detto sopra, è poco più di una poesia, più che un libro di narrativa vero e proprio, ma a Gianni bastano poche strofe per farci immerge nel mondo dorato dei giocattoli occidentali, con bambole che hanno tutto, persino automobili da usare quando fanno male le scarpe e altre bambole anche loro con il set completo di pentole, automobili e abiti. Bastano poche parole, però, per capovolgere la prospettiva, e lo fa con garbo nelle ultime strofe: come è possibile, infatti che una bambola abbia tutto quando al mondo ci sono bambini che non hanno nulla?

La genialità di Rodari, secondo me, sta proprio in questo: non è facile esprimere concetti così belli con poche parole, bisogna essere davvero bravi. Perché lui ci distrae con parole carine, con un tono adatto ai bambini e poi, arrivati alla fine, proprio quando stai per abbassare la guardia, ti tira un cazzotto in pancia, mettendoti davanti alla realtà come solo un signore come lui può fare.

Ho la stessa percezione con Osamu Tezuka: il Red dei Manga, papà di Astro Boy e Black Jack, ha uno stile grafico innocente, dove i cattivi sono iper caratterizzati e tutti i personaggi hanno gli occhioni enormi, quasi dolci. Un mondo quasi disneiano (Tezuka fu un grande fan di Walt Disney e Betty Boop da cui prende tantissimo i personaggi femminili se ci fate caso) i cattivi hanno tratti quasi animaleschi mentre i buoni sono innocenti come degli agnellini, anche nel volto. Una grafica innocente, da bambini, quasi, per una storia che di innocente ha molto poco.

La storia di Black Jack è molto affascinante: un medico senza licenza, con il corpo ricoperto di cicatrici e la faccia sfregiata, opera chiunque glielo chieda a patto di poter pagare le cifre esorbitanti richieste. Come ho detto prima, lo stile di Tezuka (Astro Boy, presente?) serve da sfondo ad argomenti decisamente più adulti di quelli che ci aspetteremmo: «Sono convinto che i fumetti non debbano solo far ridere. Per questo nelle mie storie trovate lacrime, rabbia, odio, dolore e finali non sempre lieti.» diceva il Maestro e ha ragione, ovviamente, ma è difficile unirlo allo stile bambinesco che usa lui nei disegni. Eppure, il contrasto funziona, e funziona bene, segno che non sempre la perfezione e il realismo sono la scelta migliore.

Come notate dalle tavole, il suo stile riesce a colpire bene come le parole di Rodari, attraverso inquadrature cinematografiche che hanno fatto la storia dei fumetti, alternando primi piani e campi lunghi, senza abusare delle parole e delle immagini ma mostrando solo lo stretto necessario. (Fun fact: Tezuka venne invitato da Kubrick sul set di 2001 Odissea nello spazio per collaborare ma rifiutò visto il carattere del regista).

Tezuka e Rodari sono la prova lampante che non importa se realizza un fumetto o una storia o una poesia: quando si è bravi basta davvero poco per regalarci un universo parallelo in cui vivere mille avventure con i nostri beniamini. Non servono neanche prose elaborate (lo stile di Rodari è tutto, tranne che complicato) o disegni particolarmente raffinati, basta saper usare bene gli attrezzi del mestiere e, nell’epoca della perfezione e dell’immagine, mi sembra una cosa davvero rivoluzionaria, dimostrazione che le cose belle non invecchiano mai per davvero.

Da persona a cui piace scrivere e che non ha (o forse mai avrà) il dono della sintesi, guardo con estrema ammirazione e forse anche un poco di invidia a loro due, e spero che leggere le loro opere possa aiutarmi a migliorare il mio stile.

Come sempre vi aspetto nei commenti per sapere se vi è piaciuto questo collegamento assurdo e ringrazio tantissimo May Flower su Instagram per avermi convinta a leggere Black Jack che ora si è stabilito gratis nella mia mente!

Lascia un commento