Così, de botto, senza senso e solo per voi la mia personalissima opinione su questa serie tv made in Shondaland e Netflix che ho visto da poco.
Queen Charlotte rientra negli adattamenti presi da Bridgerton, una serie di libri scritti da Julia Quinn, e prodotti da quel geniaccio che è Shonda Rhimes, già sceneggiatrice di Grey’s Anatomy.
Ora una piccola premessa: io non mi aspettavo nulla da questa serie, assolutamente nulla. Ho visto la prima stagione di Bridgerton e non mi è dispiaciuta (specialmente il Duca) ma nulla di memorabile, ecco. Poi ho visto Queen Charlotte ed il mio cervello è letteralmente esploso.

La coerenza storica non esiste in questa serie, lo dice anche l’autrice in apertura della prima puntata, ma questo non ci importa poi molto. Perché quando sai scrivere come scrive Shonda Rhimes, puoi anche inserire gli egizi a Londra in epoca Regency, (tranquilli non ci sono) e stare pur certo che qualcosa di interessante da dire ci sarà.
La serie ci accompagna nei primi anni del matrimonio tra Charlotte e George: è l’inizio del Grande Esperimento, con una donna di colore che viene data in sposa al Re di Inghilterra, in un paese in cui si, le persone non bianche hanno soldi e proprietà, ma a cui era ancora vietata la Corte. (ve l’ ho detto che non è storicamente accurato!)
Per la prima volta nella storia d’Inghilterra, ci saranno Lord e Lady non bianchi e dal successo del matrimonio di Charlotte dipendono le loro sorti future e fino a che punto verranno accettati in società.
Nella serie sappiamo già che finisce bene: gli episodi saltano nel tempo, alternando la giovane Charlotte, ancora nuova dei meccanismi della corte e di tutto ciò che le sta attorno, con la Regina Charlotte dell’epoca Regency, che non ha paura di nulla e che si è conquistata la sua posizione grazie (anche, ma non solo) a ben tredici figli. Insieme a lei, Lady Danbury e la piccola Lady Violet Bridgerton, a cercare entrambe il loro posto nel mondo, una come neo vedova di un uomo molto più vecchio di lei a cui era stata consacrata tutta la sua esistenza e l’altra come una ragazzina che fa il suo debutto in società. Completa il quadro la Regina Madre, Augusta, madre di Giorgio III.
La storia d’amore è ovviamente pensata per farci piangere tutte le nostre lacrime, ma più di questo ho amato come la serie parla della pazzia di Giorgio III (no spoiler ma verità storica), che per noi contemporanei pazzia non è, ma insomma avete capito. Perché se la piccola Charlotte, nell’innocenza dei suoi diciassette anni, crede che bastino routine e amore per guarirlo, la Regina Charlotte, la madre di tredici figli, ha invece accettato da tempo che Giorgio ha giorni buoni (ormi pochi) e giorni cattivi ma non per questo ha smesso di credere in lui e di amarlo nonostante tutto e tutti. E soprattutto, c’è un ottimo esempio di cosa significasse avere una malattia mentale in quel tempo con tanto di tentativi di cura (che temo siano storicamente accurati, ahimé)

Ma non finisce qui: proprio quando pensavo che Shonda si limitasse a mostrarci una storia d’amore, particolare, certo, ma pur sempre una storia d’amore, ecco che si mette a parlare di dovere e di ruoli che vanno ricoperti in una maniera tale che non ha nulla da invidiare a The Crown, per poi riportarci al presente Regency e discutere del desiderio sessuale, che pensa un poco, può rimanere vivo anche in età matura. Il tutto in modo leggero, tra un the e un macarons, tra corsetti e merletti e in un mondo in cui per una volta le protagoniste sono le donne. E c’è spazio anche per sottolineare l’importanza dell’amicizia tra le donne, altro argomento che non mi aspettavo proprio venisse fuori, lo ammetto.
Queen Charlotte non è una serie che si prende sul serio: coerente con la tradizione dell’epoca, nasconde tutto quanto sotto il cappello del “rosa”, del “femminile”: sono cose da ragazze, sembra dirci Shonda strizzandoci l’occhio, ed effettivamente sì, è cosi. Sono cose da ragazze, da donne, per una volta vere, che agiscono nel bene e nel male con i pochi strumenti che hanno disposizione e non meri cartonari 2D vittima degli eventi.
Detto ciò, io vi consiglio caldamente di recuperarla anche perché la qualità della recitazione è alta, rispetto a ciò che mi aspettavo. L’attore che interpreta Re Giorgio si merita davvero una bella carriera, così come la giovane Charlotte. Non ho parlato di QUELLA coppia e di QUEL ballo solitario finale, ma se avete visto la serie sapete tutt3 a chi mi riferisco e si, ho adorato anche quella rappresentazione.
Ora torno su TikTok che ho degli edit su cui singhiozzare, e a presto!
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