Per una serie di giochi del destino chiamati “Salone del Libro” “bancomat” e “OH MIO DIO FINALMENTE TI HO TROVATO” sono uscita dal Salone con una bordata di fumetti tra le mani, di cui molti, direi praticamente il 90% possono essere incasellati sotto l’ombrello di “letture queer” (va beh, un paio anche Furry e BL, dehehehehehhheheeheh).

Non credo sia un mistero che l’offerta del mercato editoriale per questa categoria di letture è decisamente più vasta rispetto al passato, anche quando il tema queer non è centrale per la storia, anche quando è piu una mossa commerciale che vero attivismo. (Ciao CE piu inclusiva d’Italia!)
Che si tratti dell’invasione del tanto temuto gender? I poveri cis etero non hanno dunque piu spazio all’interno dell’industria dell’intrattenimento?
No e no. Personalmente, non ho problemi a identificarmi in una storia d’amore omosessuale, bisessuale, polisessuale, etc. Etc. Purchè (e qui traccio la mia linea, mi spiace) purché sia scritta bene o perlomeno mi parli in una qualche maniera. Perché non credo che l’amore cambi: cambiano le persone e a chi esprimiamo i nostri sentimenti, certo, ma le sensazioni sono uguali, e alle fine di tutto sono questo ciò che cerchiamo nei libri.
– E perké non c’è una collana per gli etero? Ke bisogno c’è di scrivere/disegnare queste cose?- (cit utonto base di internet)
Per il semplice motivo che se io bacio il mio ragazzo in pubblico non vengo insultata, ma al massimo applaudita (si, mi è successo. Ah, la gioventù). Perché la rappresentazione non è mai abbastanza, non nel mondo in cui viviamo noi oggi. Perché abbiamo secoli di tradizione letteraria (per non parlare dei più recenti cinema e tv) con coppie etero standard, e non fa male a nessuno se lasciamo uno spazio a chi si è dovuto guadagnare il diritto di poter esprimere il proprio amore alla luce del sole, a voce alta e che ancora oggi, nel 2023, non può farlo nella stessa maniera in cui posso farlo io.
Quindi, leggiamoli questi fumetti, questi libri con rappresentazioni lontano da noi, e leggiamoli a Giugno, ma anche a Gennaio e a Settembre. Leggiamoli e parliamone perché, no, non se ne parla mai abbastanza.
“Va beh, ma a me che me frega, io ero qui per i libri.”
Giustissimo! Ed ecco qui i tre titoli che vi consiglio di leggere quando volete voi.

“Le Jardin Paris” di Gaelle Geniller portato in Italia da Star Comics è il racconto di Rose, figlio della proprietaria del Jardin, rinomato locale di Burlesque parigino. Rose gioca con il maschile e il femminile a suo piacimento, indossato gli abiti che preferisce e danzando sul palco per donare gioia agli spettatori. Rose è una carezza per tutti coloro che assistono ai suoi spettacoli, e in poco tempo il “Jardin” diventa famoso grazie lei/lui.

Seguo Avril , l’autore/trice da tempo su Instagram e amo tantissimo i suoi disegni, il suo giocare con le texture e i colori; l’intero fumetto è un capolavoro di art Decò e di conversazioni sussurrate, di coppe di champagne e perline che svolazzano (Siamo nella Parigi dopo la prima guerra mondiale, nel pieno degli anni ‘20)
La cosa che ho amato di piu è forse la dolcezza con cui viene rappresentato/a Rose e la sua relazione con Aimé: ricco rampollo di famiglia borghese, Aimé era apatico e annoiato nei confronti della vita finché non ha visto lo spettacolo di Rose. Da lì, la vita cambierà per entrambi, e mi sento di dire in meglio. é una storia delicata, la loro: è un entrare in punta di piedi e allo stesso tempo con entusiasmo l’uno nelle vite dell’altro/a. E il volersi prendere cura di qualcosa di bello e cedere al lato bello della vita. Rose è un fiore, cresciuto/a protetto/a dalle mura del Jardin e dagli altri fiori : ma imparerà a farsi strada nel mondo da solo/a, a capire di chi fidarsi senza mai dimenticare la sua famiglia di provenienza. Ho amato tutto, davvero, e vorrei un secondo episodio con le avventure di Aimé e Rose!
“Rebis” di Irene Marchesini e Carlotta di Cataldo per Bao Edizioni ci porta dalle streghe, con il piccolo Rebis. Nato albino in un mondo che li crede malvagi a prescindere (non so far from us, mi viene da dire), troverà nel bosco e in Viviana, la signora che lo abita una nuova famiglia. Anche Rebis, come Rose, gioca con i vestiti, con i generi e lo fa’ senza timore, per piacere suo ma anche per sfuggire a chi lo cerca, pensando che sia un figlio del demonio. Rebis ci insegna ad essere migliori di quelli che ci hanno fatto del male, ci insegna ad accettare l’aiuto degli altri e al combattere per le cose che sono importanti per noi, anche contro la nostra stessa famiglia. In aggiunta a questo, Rebis è disegnato benissimo e colorato ancora meglio, quindi voi dovete leggerlo.

Ultimo, ma non per importanza, “Pelle d’uomo”. Credo che lui sia forse il mio preferito (no, non è vero bambini, mamma vi ama tutti allo stesso modo) per come termina, ma niente spoiler, giuro. “Pelle d’uomo” riprende la fiaba di pelle d’asino, modificandola leggermente: grazie a questa pelle magica, infatti, le donne che la indossano possono spacciarsi per Lorenzo, ed entrare così da protagoniste in quella società rinascimentale che le vuole solo mogli e madri. Forse figlie, ma che siano poche, che i maschi van meglio. Bianca, in procinto di sposarsi, decide di indossare la pelle per conoscere meglio il suo futuro marito e da lì gli eventi si susseguono, perché lui, l’uomo con cui dovrà passare il resto della sua vita, preferisce gli uomini alle donne ma deve nascondere le sue preferenze al resto del mondo.

Ho amato tantissimo l’evoluzione della relazione tra i due, sia quando Bianca è Bianca, sia quando incontra il marito come Lorenzo, e di come l’amore possa diventare amicizia e stima reciproca nel corso degli anni e continuare comunque a legarci a quella persona, pur senza nutrire un desiderio sessuale nei suoi confronti. “Pelle d’uomo” urla a gran voce di ribellarci, di pestare i piedi e di far sentire la nostra voce perché nessuno può farlo al nostro posto. Ma in questo fumetto c’é anche tanta, tantissima comprensione per chi non se la sente, per chi preferisce rimanere dove la società l’ha messo/a, un po’ per paura e un po’ perché si sente a suo agio in quei panni lì. E anche questo mi è sembrato un punto importante, e non scontato da portare alla nostra attenzione, perché ci fa capire che c’è posto per tutti e tutte e che nessuno verrà ad obbligarci ad essere diversi da ciò che siamo. Se solo fosse cosi anche nella realtà.
Il filo comune tra queste tre letture è il rivendicare il diritto a fare la propria scelta, a esprimere le proprie preferenze e poter scegliere chi si può amare. a poter scegliere se mettere la gonna o i pantaloni come faccio al mattino, lasciandomi guidare più dalla praticità e dal mio gusto personal. (E da quanto sono sveglia). Tutto questo dovrebbe essere scontato lo so, ma per tantissime persone non è così.
Vi auguro un buon mese del Pride e tantissime letture a tema, e che queste letture possano continuare anche a Luglio, ad Agosto e per tutto il resto dell’anno.
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