De “La fiamma azzurra” vi ho già parlato qui ma ora che ho finito tutti e tre i libri è doveroso un approfondimento.
Perché i libri di Daniele non sono solo fantasy comico, per quanto ci siano un sacco di momenti comici e ilari (GRAZIE PER LA PUNKA BESTIA) ma riesce a toccarti quelle corde che un istante prima ti fanno ridere e il minuto dopo piagnucoli su dei vichinghi che si menano nello spazio. (E sulle navi lunghe)
Nel primo libro abbiamo conosciuto Jake, Kalena e Skald oltre a Odin, Benny, Leonard e Incursore che ci hanno portato con loro alla scoperta del Mutliverso. Multiverso che è ovviamente da salvare e quale eroe più improbabile di un ragazzino alle prese con la verifica di Filosofia del giorno dopo?
Con il secondo libro Daniele mette il turbo: amplia quello che già c’è, ci fa conoscere personaggi nuovi, salutiamo qualche vecchio amico (TE POSSINO DANIELE!) e ci porta con lui in giro per le varie dimensioni del Multiverso, tra presente e passato. Si, perché nel Vortice nero ci introduce la back story dei due amici-nemici Odin e Skald che costerà a Daniele una fortuna perché dovrà saldare il conto del mio terapista dopo la quantità di sentimenti contrastanti che questi capitoli mi hanno provocato.
Diviso in due volumi, così non vi rompete la schiena a portarvelo in giro, II Vortice Nero fa ciò che dovrebbe fare il secondo volume di ogni ciclo: allarga il mondo conosciuto e ci fa soffrire, per traghettarci verso una vana speranza nel terzo volume. Che puntualmente distrugge tutti i nostri cuori, ovviamente.
Però in cambio ci regala dei momenti altissimi, sia a cura di Benny, il folletto più amato del Multiverso, sia grazie a Leonard e Incursore (e qui, caro Daniele, preparati a una nuova denuncia per sentimenti non richiesti) che ci mostreranno di che pasta sono fatte veramente le brave persone.
La Folgore Scarlatta, il terzo e ultimo volume, ci porta verso la conclusione degli eventi, tirando i fili della trama e chiedendo il giusto prezzo salato di lacrime e sangue ai nostri protagonisti. È una cavalcata folle e bellissima attraverso i vari piani del Multiverso, tra paure, pirati improbabili e supereroi assurdi che rotolano in giro, ma ne varrà la pena di leggerlo perché un finale così bello l’ho visto raramente.
Dello stile di scrittura ho già parlato abbondantemente nel vecchio post, ma aggiungo solo che leggerò tutto ciò che quest’uomo scriverà perché è riuscito a citarmi in maniera sensata sia Gaber sia Pollon nello stesso capitolo. E poi io a Daniele voglio bene, per le navi lunghe, per le pallavoliste e per i personaggi che crea, umani fino all’ultimo anche quando non lo sono (si stupido Incursore, parlo di te.)
Arrivati a questo punto non posso fare altro che dirvi di approfittare della promo estiva di due libri a 10€ della Dark Zone e prenderveli tutti e quattro, prometto che non ve ne pentirete .
Citazione preferita: non riesco a scegliere, quindi ve ne beccate due.
Come una fenice, la risposta risorse spontanea dentro di lui. Era la medesima risposta cui aveva dedicato la vita.
Da bambino nelle infinite ore passate ad addestrarsi con una spada in mano. Da adolescente in terra islandese per difendere Hviturhvindur dai clan vicini. Da adulto a Jomsborg per costruire una società migliore per tutti.
«Non so se è questo il giuramento che desideri» sussurrò infine, «ma è l’unico che sono disposto a fare.»
«Pronuncia le parole» lo incitò la fenice.
«Da uomo a re, da re a uomo, ciò che nasce per uccidere, viva per costruire e muoia per preservare.»
«Il tuo voto è stato accettato.»
«Lo sai perché uno scienziato accetta di scendere in guerra?>> domandò Leonard allo Schiacciasogni, prima di proseguire senza attendere una risposta. «Lo fa perché, fin dall’alba dei tempi, la follia sanguinaria spinge gli eserciti a investire ingenti somme nella ricerca. Gli uomini bramano modi nuovi per far scorrere il sangue dei nemici, salvo poi stupirsi quando tocca a loro. Un uomo di sapere, in periodi simili, può solo sceglie il male minore. Accettare di introdurre novità nella speranza di creare qualcosa di abbastanza terribile da convincere tuti quanti che è meglio smettere di combattere.» […]
“Lo sai perché un padre accetta di scendere in guerra?» lo ignorò lo scienziato. «Perché i figli non siano costretti a imitarlo.»
Se vuoi leggere qualcosa di simile: beh, qui vincono a mani basse Doctor Who e Douglas Adams, per la precisione “Shada” edito da Mondadori
Se fosse una canzone: è difficile condensare così tanta follia (in senso buono) in poche note ma direi Hope dei We Came As Romans
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