Direttamente dalla pila della vergogna del Salone del libro e courtesy stand del Libraccio, un altro libro di Pratchett approda sul blog. Incredibile, lo so. Cercherò di evitare gli spoiler, i fatti di cui parlo accadono nelle prime pagine del libro e sono descritti nella quarta di copertina ma nel dubbio, siete avvisati.
Questa volta è stata una lettura in lingua originale e non collegata al Mondo Disco, il mondo in cui sono ambientati la maggior parte dei romanzi scritti da Pratchett. Il libro è uno stand- alone ma non lo consiglierei come prima lettura, o almeno, non se volete approcciarvi a Mondo Disco e cercate qualcosa di dichiaratamente fantasy, ecco. Inoltre ad oggi, settembre 2023, il libro non è ancora stato tradotto in italiano (ciao Salani, tutto bene a casa, sì?).
La storia è ambientata nel nostro universo nel periodo di massimo splendore dell’Impero Britannico, con alcune differenze fondamentali: Nation è un urocronia, cioè un libro in cui la Storia (quella vera) ha preso una piega diversa dagli eventi che conosciamo. Per la precisione, una misteriosa epidemia ha falciato tutti gli eredi al trono dell’Impero Britannico, fino a costringere la Corona ad andare in cerca del 130esimo erede al trono che attualmente si trova a ricoprire l’incarico di Ambasciatore nelle Indie Orientali e sta per essere raggiunto via nave dalla figlia tredicenne Daphe.
Insieme alla misteriosa epidemia che colpisce il mondo Occidentale, una seconda catastrofe, speculare ma completamente diversa, colpisce l’altro lato del mondo: uno Tsunami, la Grande Onda, devasta tutto ciò che c’è sul suo cammino compresa Nation, l’isola da cui prende nome il romanzo e su cui sono ambientati gli eventi narrati.
Da Nation proviene Mau, il co-protagonista, e gradirebbe molto tornarci dopo aver concluso il suo periodo di esilio rituale su un’isola deserta per passare da ragazzo a uomo. Ma la Grande Onda ha spazzato via tutto ciò che lui conosceva, e a casa non lo aspetta nessuno, solo la morte. La Grande Onda, che gli ha portato via tutto ciò che conosceva e tutti coloro che ama, ha però lasciato un regalo: la nave di Daphne, infatti, di cui lei è l’unica sopravvissuta, è naufragata sull’isola di Nation lasciando a disposizione scorte di cibo, armi, attrezzi e legno a volontà che potranno essere saggiamente impiegati nella ricostruzione dell’isola.
Da qui, Terry passa ad affrontare il tema della morte e del lutto in un modo che sinceramente non mi sarei aspettata per un libro destinato a lettori young adults, ma ha senso nel quadro generale della vita personale di Pratchett in quel momento: Nation viene scritto nel periodo in cui gli viene diagnostica l’atrofia corticale posteriale, una sorta di Alzheimer precoce, che lo porterà a scegliere il suicidio assistito nel 2015, eppure nonostante il periodo buio che si trova ad affrontare, e il lutto enorme che accompagnerà sia Mau sia Daphne, c’è comunque spazio per la speranza, e per la rinascita. Sudata, faticosa rinascita, conquistata un passo alla volta, goccia per goccia, prima con l’evolversi del rapporto tra Mau e Daphne, che iniziano a comprendersi e a collaborare per sopravvivere, e poi con l’arrivo dei naufraghi delle altre isole.
Ma insieme alla speranza, ritornano i problemi: come gestire la nuova comunità che si sta creando, chi è il capo, cosa tenere delle vecchie tradizioni e che tipo di mondo si vuole costruire oltre all’inevitabile comparsa di chi vuole approfittare dell’isola di Nation e ridurre in schiavitù i suoi abitanti.
E poi ci sono gli occidentali, i trousermen, “uomini-pantalone”, tra cui spicca il padre di Daphne che ovviamente la sta cercando, e la loro mania di puntare armi e bandiere ovunque approdino. In questo caso, non solo metaforiche, visto che parliamo di Inglesi e di Impero Britannico.
Prima ho detto che Nation è un libro sul lutto e su come si possa superarlo, ma, come spesso accade nei libri di Terry, va a toccare molte altre corde: il rapporto con gli dei, con gli antenati, da sempre uno dei suoi trope preferiti, il colonialismo e cosa distingua veramente “civilizzati” da “selvaggi” come sempre condito dal suo umorismo.
Terry Pratchett ha definito Nation “il più bel libro che abbia mai scritto” e personalmente non mi sento di dargli torto, nonostante il mio cuore sia per sempre votato al Mondo Disco. Condensare così tanti argomenti complicati in un libro per ragazzi, a cui aggiunge un finale realistico, nel senso proprio di “così vanno le cose nella vita vera” non è davvero da tutti.
Questo libro non è una favola moderna, di quelle che ti fanno credere che andrà sempre tutto bene e che vivranno tutti felici e contenti ma, a modo suo, ci consola contro le brutture del mondo. Ci porta a pensare che, se ci si prova davvero ma davvero davvero, qualche piccolo cambiamento (o miracolo se preferite) può sempre avverarsi ed è poi questo il cuore attorno a cui ruota tutto il libro , ovvero, la citazione preferita:
“What do you do when the world ends? Try to make a better one.”
Ele consiglia: Leviathan di Scott Westerfeld, per il suo essere Y/A, per il suo voler creare un nuovo mondo dalle ceneri di quello precedente.
Se fosse una canzone: Smisurata Preghiera, Fabrizio De André.
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