Letto oramai qualche mese fa ma approda adesso sul blog: Goodbye Eri di Tatsuki Fujimoto è un volume unico edito Starcomics, molto sconvolgente, che vi consiglio assolutamente di recuperare.
La trama gira intorno a Yuta, ragazzino delle medie che riprende ogni giorno la madre in fin di vita fino alla sua morte. Dopodiché monta tutti gli spezzoni in un film dissacrante che provoca indignazione e ripugna in chiunque lo guardi.
Deluso da tutti, Yuta arriva a un passo dal farla finita quando appare Eri, una sua compagna di scuola che lo convincerà a girare un nuovo film. Ma ovviamente le cose non sono così semplici…
Chi siamo noi veramente? E cosa rimane di noi, dopo la morte, sembra chiederci questa storia, ruotando intorno al concetto del “salutava sempre” tanto usato quando il morto si rivela essere diverso da ciò che pensavamo.
Il personaggio di Eri contribuisce ad aumentare il nostro senso di estraniamento e di alienazione dalla realtà, costringendoci a chiederci più volte chi siamo realmente quando nessuno ci guarda.
Nell’era della riproducibilità tecnica, questa domanda è ancora più attuale. Siamo davvero ciò che mostriamo nei video, nelle foto? E dove si trova il confine tra quello che siamo realmente e quello che vogliamo che gli altri pensino di noi?
Goodbye Eri si presta a tantissime chiavi di lettura, una più intensa dell’altra, fino alla conclusione che vi lascerà a bocca aperta. Non è una lettura “difficile”, ma non è neanche una lettura dolce o consolatoria, specialmente nel finale. Ci tiene li, obbligandoci a guardare e a fare una scelta, a decidere chi vogliamo essere a nostro rischio e pericolo.
Ele consiglia: un saggio per approfondire meglio i concetti espressi nel fumetto “l’opera d’arte nell’era della sua riproducibilità tecnica” di Walter Benjamin (se lo leggete potete poi vantarvene con gli amici)
Se fosse una canzone: Endless, Nameless dei Nirvana
Lascia un commento