Ora che ho regalato Until I meet my husband a chi di dovere sono finalmente pronta a parlavene! Come sempre, no spoiler, anche se essendo una biografia non c’è molto da spoilerare.

Edito da Star Comics come volume unico, questo boys love è la trasposizione del libro autobiografico scritto da Ryosuke Nanasaki, attivista gay giapponese che da diversi anni si batte in prima linea per i diritti della comunità LGBTIQ+

Mi piace molto che si cerchi di avvicinare il pubblico dei BL a quella che è la realtà della comunità queer giapponese, che non è molto più friendly di quella italiana mi viene da dire.

Questo fumetto è bagno di realtà, con personaggi reali che si trovano a fare i conti con le lotte di tutti i giorni. La storia è già scritta nel titolo, ma ha la grande capacità di farci veramente capire cosa si prova a dover nascondere la propria felicità, il proprio essere, pur di allinearsi a ciò che abbiamo intorno e non ferire chi vogliamo bene.

So che sembra assurdo, parlare di personaggi reali in una biografia “avanguardia pura” cit- Miranda nazionale, ma spesso la rappresentazione non è automaticamente sinonimo di buona rappresentazione. E no, non basta che ci sia. Non più almeno.

In un mondo in cui le grandi aziende si appropriano della bandiera arcobaleno per farsi belli con i consumatori un mese all’anno, abbiamo il dovere morale di pretendere di più.

Anche le persone privilegiate come me, che sono tendenzialmente Barbie Stereotipo e quindi bionda, abile, normopeso e cis-etero e occidentale, hanno il dovere di pretendere rappresentazioni realistiche che non riducano ciò che conosciamo a un’unica storia.

Questo purtroppo è ciò che succede in “Detriti” edito da Lumien, dove troviamo colui che è stato definito come personaggio “gay disabile buono”.

L’equivalente del “nero che muore subito” per citare il grande Leo Ortolani.

Quello che è una persona come tutti gli altri, anzi meglio. Perché con la sua sofferenza e le sue battaglie ispira tutti a fare meglio, ad essere persone migliori e a prendersi per mano e cantare sotto l’arcobaleno.

Non metto in dubbio le buonissime intenzioni della scrittrice, che sono sicura si sia impegnata moltissimo per dare una voce a tutti i suoi personaggi, ma purtroppo è una voce che non rispecchia la realtà.

I personaggi di “Until I meet my husband” non sempre fanno la scelta giusta, e non sempre sono brave persone, e questo non dipende da chi preferiscono avere al loro fianco, ma da loro come esseri umani.

Perché se devi ricordami ad ogni pagina che le persone queer, le persone con disabilità, sono come gli altri e anzi, hanno più emozioni e sono più sensibili, allora hai completamente perso il senso del tutto.

Le persone sono persone, hanno giornate no, possono essere antipatiche con qualcun3 e amare alla follia qualcun’altr3.

“Until I meet my husband” ci parla di accettazione di sé, di amore e di odio, in una società dove sarebbe tutto più semplice se ci si attenesse a ciò che gli altri si aspettano da noi. E solo questo per me vale il costo del volume. (bonus c’è anche il cofanetto romanzo + manga che è assai interessante, se volete farci un pensierino.)

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