Oggi mi sono svegliata polemica, quindi ho deciso di pubblicare un post che rimando da un sacco di tempo. Perché che gusto c’è a leggere libri se poi non puoi polemizzarci sopra?
Il libro in questione è “Le Nebbie di Avalon” parte prima, scritto da Marion Zimmer Bradley autrice che immagino conosciate tutti e tutte, ma nel dubbio qui trovate qualche informazione in più sulla sua vita privata.
Premessa: è un bel libro, è una bella lettura e c’è un motivo per cui la Bradley è cosi famosa nel mondo del fantasy e non sarò certo io a smentire questa convinzione. Mi limito però a non concordare con chi ne santifica testo, e autrice eleggendo uno a nuova bibbia del femminismo e l’altra a sua guida spirituale.
Che cos’è Le Nebbie di Avalon? Le nebbie di Avalon altro non è che la riscrittura dal punto di vista femminile della leggenda arturiana, o meglio, dal punto di vista di Morgana. Proprio lei , la Fata Morgana, sorella di Re Artù, signora del Lago e strega, almeno secondo i canoni della cristianità dell’epoca. Perché non dobbiamo dimenticarci che per tutta la saga il conflitto paganesimo- cristianesimo c’è sempre , ed è il punto focale della storia come lo era nella leggenda originaria.
Siamo davanti ad un mondo che muore, quello degli dei pagani lasciati dai Romani in Inghilterra e degli spiriti, mentre un altro sorge, il Mondo dei cristiani, degli anglo – sassoni, con tutti i cambiamenti e le rovine che questo comporta.
Questa lotta è ben rappresentata dalle due figure femminili principali del romanzo, Morgana, appunto, e Ginevra.
Se la prima è allevata ad Avalon, destinata a diventarne la Signora un giorno, la seconda è invece cresciuta in monastero, nell’ombra di Cristo e spaventata dalle storie sul Dio dell’antico testamento che di misericordioso ha ben poco.
Le due sono opposte anche nel fisico: Ginevra è bionda, magra e alta, mentre Morgana è bassa e bruna, e viene definita più volte “di fisico morbido”.
Da che parte stia l’autrice è ben chiaro: Ginevra è insopportabile per la stragrande maggioranza del tempo, e cosa combina lo sappiamo . Quello però su cui ci si sofferma poco è che lei non sa praticamente nulla del mondo fuori dal monastero, ed è a modo suo una figura femminista anche lei. Che non rifiuta lo stereotipo delle unghie laccate e dei capelli lunghi, ma è comunque una vittima del patriarcato anche lei.
Sarà grazie intrighi degli uomini, a cui le donne all’epoca dovevano sottostare passivamente inclusa la Signora di Avalon, che diventerà la Regina di Camelot per poi essere lasciata da sola a navigare le acque del mondo politico abitato dal marito senza che nessuno le spieghi come fare o la sostenga. Al massimo le viene data una pacca sulla testa e viene invitata a cucirsi un nuovo vestito ogni volta che prova ad interessarsi di qualcosa di più complicato del punto e croce, ed è qui che giustamente lei si ribella, con i soli mezzi che a disposizione, ovvero rifugiarsi sempre di più nella sua religione e cristianizzando sempre di più la corte di Art ù a discapito delle vecchie tradizioni.
Ci sono stati dei punti in cui mi sono sentita in pena per Ginevra: il femminismo della Bradley (del tipo bruciamo i reggiseni in piazza e non indossiamo il rosa) la relega a nemica di Morgana, portando tutti a dimenticarsi che, a suo modo, anche lei compie una piccola rivoluzione contro il marito. Marito che non toglie gli occhi di dosso dalla sorella Morgana e la lascia spesso da sola in un castello con gente sconosciuta e che, appunto, la tratta come una bambina per la maggior parte del tempo, preferendo la compagnia di Lancillotto e dei suoi cavalieri alla sua.
Personalmente, mi urta la continua esaltazione dell’autrice per il suo apporto alla causa femminista da parte dei fan, che si dimenticano le accuse di pedofilia e abusi sessuali mosse dalla figlia parecchi anni dopo la morte di Marion Zimmer Bradley. Anche il secondo marito di Marion venne accusato di pedofilia e riconosciuto colpevole, mentre in questo caso a lei venne imputato solo l’essere informata dei fatti e non aver fatto niente per impedirlo. La sua colpevolezza venne messa a tacere con un grosso risarcimento economico alle vittime prima che lei morisse, giusto in tempo per andarsene con la coscienza pulita.
Sorellanza, quindi, ma solo con chi vogliamo noi e gli uomini vengono prima di tutto, nella finzione come nella realtà.
Per molto meno ci scagliamo contro JK per le sue dichiarazioni da Terf (che ci sono e non vanno fatte passare sotto silenzio, anzi, però tecnicamente non sono un reato penale ) mentre continuiamo ad esaltare un autrice accusata di molestie sessuali verso sua figlia e mette al centro dei romanzi argomenti come il femminismo, la maternità e la sorellanza tra le donne.
Personalmente, tendo a separare autore e opera (e a prendere in biblioteca i libri di autori che non gradisco personalmente ma che voglio leggere ) ma spero sempre che un giorno la si smetta di fare pesi e misure differenti semplicemente perché una è stata adottata dai movimenti femministi e l’altra no. Perché non basta inserire un triangolo amoroso per eliminare un’accusa di molestie sessuali, con buona pace della comunità che l’ha adottata. Onestamente non so dire se leggerò o meno la seconda parte delle Nebbie di Avalon, ma credo che sia più questione di tempo materiale più che eventuali trigger warming.
Sicuramente sapere ciò che ha fatto non invoglia a leggerlo: nella saga si parla tanto di femminilità e maternità, e rivisto col pensiero ai suoi reati dà sicuramente un altro sapore al libro. Per il momento veleggio su altre letture, ma il futuro non è mai scritto.
Vi aspetto nei commenti o nei DM su Instagram per parlarne meglio!
Lascia un commento