Incredibile ma vero, anche io leggo i libri che sono famosi sull’Instagram. E sopratutto li leggo appena usciti, e non mille anni dopo, potrei quasi (quasi) essere considerata una book blogger affidabile.
Di Babel si è parlato tanto online : vuoi per la carta da forno lucido delle medie della sua sovracopertina, vuoi perché ha le pagine decorate che se le vede mia suocera ha un attacco di labirintite fulminante, il nuovo libro di R.S. Kuang non è passato inosservato. Io ho scelto di leggerlo in Inglese, e sono rimasta piacevolmente stupita dalla scorrevolezza e capacità di sospensione del tempo della scrittura di questa autrice di cui non avevo mai letto nulla prima. (Si, la guerra dei papaveri è in lista da almeno un centinaio di anni, prima o poi lo leggerò).
Ma che cos’è Babel? Babel è un libro fantasy dark accademia, dalla mole discreta (siamo sulle 600 pagine più meno), ambientato negli anni 30 dell’800 che segue le vicende di Robin, orfano cinese strappato alla malattia e alla miseria di Canton dal Professor Lovell, professore del Regio Istituto di Traduzione che si trova ad Oxford.
Robin viene salvato con il chiaro scopo di poter entrare un giorno lì, ad Oxford, e poter lavorare con l’argento. Nell’ambientazione urocronica di questo libro, infatti, l’Inghilterra ha avuto la rivoluzione industriale dell’argento e domina il mondo con la sua magia, rendendo i traduttori indispensabili per il funzionamento dell’ Impero. Perché proprio i traduttori, direte voi? Perché su ogni barretta d’argento sono incise una coppia di parole: una inglese e una in un’altra lingua, che spazia dalle lingue classiche, greco e latino, alle altre lingue europee fino alle lingue asiatiche e mediorientali. Si parla anche del creolo, cosa che mi ha incuriosito tantissimo perché non pensavo fosse considerabile come lingua, ma più un dialetto.
Le barre d’argento hanno molteplici scopi: possono guarire così come uccidere, possono rendere invisibile qualcuno e possono semplicemente rinforzare un ponte o rendere più rigoglioso un giardino. Unica condizione: chi incide l’incantesimo sulla barra deve padroneggiare entrambe le lingue come lingue madri, deve quasi sognare in entrambe le lingue.
Il gioco quindi è tutto nel trovare l’abbinamento delle due parole, che producano l’effetto voluto giocando sulla loro etimologia iniziale. C’è solo una coppia che non può mai essere usata ed è la parola “tradurre” abbinata al suo corrispettivo in lingua estera.
Oltre a Robin, sono tre gli attori che lo accompagnano in questo viaggio: Letty, figlia di un ammiraglio inglese e squisitamente inglese, Ramy, indiano musulmano e Victoire, figlia di una schiava delle colonie francesi.
Tutti e quattro, anzi tre perché Letty in questo c’entra poco, sono dei “legal alien”: hanno il permesso di stare a Babel, di studiare lì, ma solo a patto che rinuncino a ciò che sono e si comportino da Inglesi. A patto che sopportino il razzismo diretto e indiretto e contribuiscano alla maggior gloria dell’Impero Britannico in barba alle loro madre patria. È così per tutti gli stranieri che studiano a Babel: viene garantita una vita agiata, un lavoro e non doversi mai preoccupare di avere un tetto sopra la testa, ma a che prezzo?
Cosa i rende originari di un posto? Cosa ci fa dire sono italiano, sono inglese, sono indiano?
Quello che chiede Babel in cambio non è altro che il prezzo del tradimento: saranno parecchi, i tradimenti nel corso del libro, ed elencarli tutti sarebbe spoiler, ma mi limito a dire che non ci limitiamo alla mera traduzione.
Tutta la storia viene vista attraverso gli occhi di Robin, il protagonista, e forse è per questo che molte persone hanno trovato i personaggi secondari piatti: Robin difficilmente entra in contatto, in vero contatto con il resto del mondo , nonostante gli altri tre siano i suoi migliori amici e le persone che lo capiscono di più al mondo. Non è cattiveria, la sua, non lo fa apposta, ma la mancanza di un senso di appartenenza lo rende straniero ovunque lui vada. Robin è troppo impegnato a sopravvivere, a stare in apnea cercando di non essere spezzato dal suo non essere né cinese né inglese, per capire veramente gli altri.
Intorno a lui, si agitano forze decisamente più agitate di lui: una rivoluzione avanza a pieni passi, e che aspetto prenderà dipenderà solo da lui e dagli tre.
Babel non è un libro veloce, anzi, ma questo per me non è un difetto: sono dell’idea che alcune cose non si possano affrettare e vadano lasciate sedimentare per bene e il conflitto che dilania Robin non può essere preso alla leggera.
La scrittura di Rebecca Kaung si prende il suo tempo, scegliendo di distogliere lo sguardo nelle scene clou concentrandosi piuttosto sui piccoli dettagli che ti fanno morire in una valle di lacrime, come l’etimologia di una parola o il significato di un ideogramma. Riuscirete a star male persino per la morte del personaggio più odiato del corpo docente, e piangerete pensando al destino scelto da questi quattro scemi e alle scelte di una certa ragazzina benestante che non vede oltre al proprio naso. Se poi, come me, vi affezionate a Griffin allora preparate direttamente la scatola dei fazzoletti e tenetela a portata di mano.
Sono molte le cose che lascia in sospeso questo libro, o meglio, che l’autrice sceglie di non dirci, lasciandole nel sotto inteso e dandoci campo libero per speculare su destini e nomi: anche in questo caso, per me non è un difetto. I libri non sono equazioni, non vanno risolti a tutti i costi (no, neanche i gialli) e se scritti bene il non- detto può essere più potente del esplicitato.
Se cercate un libro fantastico dai toni dark accademia, che unisca storia, magia e tanto altro allora fa per voi. Se vi aspettate un libro pieno d’azione allora siete nel posto sbagliato.
Se ti è piaciuto consiglio anche: Noi, di Richard Mason. Tradimento, gruppo di amici e upper class inglese sempre simpatica, tutto condito da toni di Dark Accademia Oxfordiani. Non è un fantasy ma ci piace lo stesso.
Se fosse una canzone sarebbe: Nina Cried Power di Hozier.
Perché il potere è tutto ciò su cui si fonda questo libro e la sensazione di potere data dall’uso delle barrette di argento è ben descritta e sensata.

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