Il sole era quasi tramontato quando il taxi la lasciò davanti all’ anonima palazzina.

La ragazza si guardò attorno, un poco delusa: si era aspettata qualcosa di più esotico, per la sua prima intervista importante, ma quello passava al convento.

Un manifesto pubblicitario attirò la sua attenzione: “Mordi la tua nuova vita!” recitava, e le  strappò un sorrisetto ironico. Non era la prima volta che li vedeva: tutti conoscevano qualcuno che aveva aderito al programma, ma nessuno mai direttamente.

Ne aveva avuto prova cercandoli su reddit e twitter: interi topic su magia, incantamenti, sangue e altre cose più o meno disgustose. Cercò di collegare quelle storie con la palazzina anonima dentro cui sarebbe entrata da lì a poco, ma non con scarso successo.

Stupidi complottisti, pensò, alzano sempre le aspettative.

Il citofono gracchiò: “sono qui per l’intervista!”, e una voce amichevole le rispose subito: “terzo piano.”

Anche l’interno era ordinario, registrò  mentre saliva con l’ascensore, soffocando uno sbadiglio.

“Devo ricordami di appuntarmelo, potrebbe essere un punto di vista interessante” pensò, mentre le doppie porte dell’ascensore si aprivano e andava incontro all’intervistato.

L’uomo, che dimostrava al massimo una trentina d’anni, la accolse sulla soglia dell’appartamento: tutto perfettamente normale, tranne per la piccola decorazione a forma di goccia di sangue apposta sopra il campanello. E per l’aspetto estremamente attraente dell’essere che le strinse la mano, mentre la faceva accomodare in casa.

“Prego, prego, entri!” la invitò, chiudendo la porta alle loro spalle. “va bene se ci mettiamo in salotto? Prima stanza a destra!”

Anche l’appartamento era normale, quasi demodé: il corridoio, il salone…avrebbe quasi potuto essere la casa di sua nonna, con un arredamento moderno, certo, ma pieno di tocchi vintage qua e là.

“Qualcosa da bere? Faccio un Virgin Bloody Mary da urlo!” le propose il padrone di casa.

La giornalista aprì e chiuse la bocca un paio di volte, non sapendo bene cosa rispondere: l’altro dovette  intuire il suo disagio perché le strizzò l’occhio e si affrettò a tranquillizzarla.

“Scherzavo! Il massimo che posso offrire è un caffè o un the, se preferisce.”

“Un caffè andrà benissimo” rispose lei, un poco sollevata.

“Arriva subito!” annunciò lui, e sparì oltre una porta per tornare poco dopo con una tazzina e una zuccheriera.

“Lei non…” iniziò, ma si bloccò subito, dandosi dalla stupida da sola: avrebbe dovuto ricordarsi delle loro abitudini alimentari!

L’uomo sorrise: era un bel sorriso, notò vagamente la giornalista. Si sedette di fronte a lei, accavallando le gambe lunghe.

“Il mio metabolismo non tollera gli eccitanti. Vogliamo iniziare? Sono sicura che avrà molto da fare e non voglio rubarle tempo prezioso…”

La giovane donna posò la tazzina sul tavolino da caffè e tirò subito fuori lo smartphone: azionò l’app che usava per registrare le interviste e lo posò a fianco della tazzina. Diede un’occhiata alla sua Moleskine, più per darsi un tono che per reale necessità: “ah si, si, certamente…intendo, iniziamo pure.”

Fece un respiro, per calmare un attimo l’agitazione che le era presa. Che stupida: esclusiva o no, quello  era pur sempre il suo lavoro. E lei lo sapeva fare bene. Chiuse la Moleskine.

-registrazione dell’intervista realizzata da Elena Specchiarello, in data 27/04/2023-

“Credo sia corretto iniziare con le presentazioni. Qui è Elena Specchiarello, per la Tromba del Quotidiano. Mi trovo a casa di Alberto Rossi, della A.N.V.I  associazione nazionale vampiri d’Italia. Mi dica signor Alberto, posso chiederle quanti anni ha? Sembra più giovane di me” – risatina

“Grazie Elena, fa sempre piacere ricevere un complimento! Possiamo darci del tu? Biologicamente ho più di cent’anni, ma ne avevo ventisette quando ho deciso di unirmi a questa associazione. Da allora invecchio più lentamente rispetto ai non associati.”

“Wow, quindi da ben prima che l’ A.N.V.I. diventasse un’associazione riconosciuta! Com’era la vita all’epoca Alberto? Rimpiangi mai i bei tempi passati?”

“Onestamente? Non molto. Insomma, non c’erano internet o Amazon… in fatto di comodità il presente batte il passato!”

“Molte persone però sostengono che in passato c’era più senso di comunità, cosa che oggi si è persa. La tua militanza nell’A.N.V.I. è legata a questo motivo? Ti va di raccontarci come hai deciso di farne parte?”

“Con molto piacere! Ero in un periodo della mia vita…particolare se così possiamo definirlo. A quell’epoca essere scapolo a quasi trent’anni faceva molto parlare, specialmente perché non mi mancava nulla, eppure avevo la sensazione che mi mancasse tutto. Insomma, era appena nata l’azione cattolica…puoi capire il mio stato d’animo!”

“Una crisi di identità quindi?”

-risata maschile-

 “si, possiamo chiamarla così. La A.N.V.I. mi ha dato quel senso di appartenenza che cercavo. Hanno dato un senso alla  mia vita.”

“Però molti sostengono che la vostra non sia vita, non nel senso biologico del termine.”

“Sono sciocchezze. Anche noi possiamo morire, siamo solo più resistenti delle altre etnie. E ci tengo a precisare, Elena, che parliamo di etnie e non di specie perché ci consideriamo uguali agli altri sotto tutti i punti di vista.”

“Io però non ho le zanne. E non sono neanche allergica al sole.”

“E io non ho una vagina. Come ti sembra come ragionamento?”

“Capisco il tuo punto di vista. Hai voglia di raccontarci cosa vuol dire farne parte?”

“Qualcuno sostiene che equivale a far parte di una setta, ma c’è una grossa differenza: da noi si è liberi di uscirne in ogni momento. Facciamo molta pubblicità , è vero, ma è solo perché ci crediamo veramente e vogliamo che tutti possano essere in grado di abbracciare il loro vero essere.”

“Eppure, sono state esposte molte critiche sui vostri metodi di reclutamento… e sui fuoriusciti che sembrano scomparire nel nulla quando restituiscono la tessera. Come rispondete a queste accuse?”

“Sono false ovviamente. I fuoriusciti tengono in grande considerazione la loro privacy, tutto qui. La nostra popolarità è alle stelle, e altre realtà, tra cui le religioni, temono la concorrenza.”

“E il segreto di questa popolarità è tutta nella promozione?”

“Tutti quanti vogliono appartenere a qualcosa. Vogliono essere accettati, vogliono…una famiglia. L’A.N.V.I. consente a chi non lo credeva possibile di averla e subito, non in un fantomatico mondo oltre la morte come promettono molte religioni. Con l’A.N.V.I. ho potuto finalmente essere me stesso, e subito…o meglio, finito il percorso di tesseramento.”

“E chi è veramente Alberto?”

 “Alberto è una persona…complicata, ma allo stesso tempo molto semplice. C’è una cosa di là, che vorrei mostrarti, se me lo consenti. Credo che esprima per bene il mio IO interiore, la parte più segreta di me.”

– tono di voce ammaliante –

“oohh, come un’opera d’arte? Ma certo, molto volentieri.”

-La registrazione continua con rumori di passi e di una porta che si apre in sottofondo.-

“Prima le signore.”

– Ringhi e rumori come di masticazione , come un grosso cane che lappa l’acqua. La registrazione si interrompe bruscamente qui, senza ulteriori commenti.  Questa registrazione è stata scaricata dal back-up automatico di Icloud del notebook di Elena. Il telefono risulta irrintracciabile.-

Alberto spense lo smartphone di Elena e lo lanciò sul divano. Poi prese il suo, di cellulare, e compose un numero di sei cifre.

 “Squadra recuperi? Ho un ritiro ingombranti da fare. Il codice A.N.V.I. è: DLTLRT78A01L219V. Cosa vuol dire che ho già usato i miei ritiri gratis quest’anno? Beh, pagherò la mora, non posso certo morire di fame!”

Chiuse bruscamente la chiamata, leccandosi le ultime gocce di sangue dalle labbra: guarda un po’ se ora doveva pure rendere conto di ogni vittima che prosciugava, tzé!

Si appuntò mentalmente di discuterne alla prossima riunione locale dell’associazione: tre vittime all’anno erano veramente troppo poche, se si consideravano le necessità di un vampiro adulto single, figuriamoci per quelli che avevano una famiglia. Oltre a quello, la tessera associativa era di nuovo aumentata, e a quel ritmo avrebbe raggiunto dei costi spropositati.

Sanguisughe, ecco cos’erano, delle sanguisughe! E lui che si era pure prestato a farsi intervistare per il bene dell’A.N.V.I. , un vero peccato che nessuno l’avrebbe mai letta!

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