Frequentare Gruppi di lettura vuol dire anche leggere titoli che difficilmente riusciremmo a trovare da sol3, vuoi perché ci sembrano troppo lontani dai nostri gusti, vuoi perché magari sono poco famosi di loro.
é andata così per “Cadavere Squisito”, che ho scoperto grazie a Beautiful Monster come era successo con “Nightbitch” e di cui devo fare una doverosa premessa: si parla di necrofilia, cannibalismo, di gore, violenza sessuale, AIDS, droghe e molto altro. Se pensate che tutto questo non faccia per voi, lasciate stare questo libro, ne troverete sicuramente tanti altri più adatti ai vostri gusti.
Piccola nota all’edizione italiana e poi, prometto, parliamo veramente del libro: il nome dell’autore in copertina Poppy Z. Brite è il dead name di William Joseph Martin, autore americano transgender di dark horror e dark comedy, quindi se cercate altri suoi libri ( e io vi consiglio di farlo) sapete che cosa fare.
La storia comincia in Inghilterra, con il serial killer Andrew Compton (basato su un famoso serial killer scozzese, Dennis Nilsen) che per varie vicissitudini raccontate nella trama finisce a New Orleans, dove incontra Jay Byrne, con cui condivide le stesse passioni alimentari nonché preferenze sessuali. Cosa mai potrebbe andare storto? Direi nulla, se evitiamo di menzionare un incontro fortuito con gli altri due protagonisti di questa vicenda: Luke “Lush Rimbaud” e Tran. Luke è sieropositivo e fa il deejay in una radio pirata, la “WHIV” (e qui esce il genio) mentre Tran altro non è che il suo ex ragazzo.
La relazione tra i due (o meglio, i quattro) è tutt’altro che positiva: il racconto è crudo (ah ah ah), diretto, eppure non scende nel voyerismo, né regala vane speranze. Nonostante questo, il mio cuoricino ha amato tantissimo il rapporto tra loro e come viene gestito il mix di senso di colpa e desiderio. (non chiedete, leggete solo il libro ok?)
Cadavere Squisito è veramente una perla rara: ci racconta le peggiori atrocità ma riesce a farlo incantandoci, legandoci alla pagina e tenendoci lì, con i personaggi del romanzo. é sopra le righe? lo è, e di tanto. E nonostante questo vorrei potermi dimenticare di questo libro e leggerlo ancora una volta, da zero, per godermi in pieno la sua bellezza. Tra i suoi tanti meriti: avermi fatto riscoprire Rimbaud, che da adolescente ho disprezzato tantissimo e che, se da un lato continuo ad avere le mie riserve su di lui e tutta la cricca dei suoi amici, dall’altro comprendo molto di più. Merito di Luke, ovviamente.
Bonus: la rappresentazione di New Orleans (città che ho visitato l’anno successivo al uragano katrina e mi è rimasta nel cuore) , delle sue paludi, e del mondo queer che gira intorno al quartiere francese. Una babilonia da cui non si salva nessuno, ma che vi farà venir voglia di prenotare un biglietto aereo per gli USA per potervi sedere nei ristoranti thai di Versaille.
Di solito consiglio sempre un altro libro collegato a quello di cui stiamo parlando, ma in questo caso vorrei consigliarvi la serie tv Pose. Non parla di cannibalismo, ma in molti pezzi me l’ha ricordata, specialmente nei discorsi di Pray Tell, interpretato da un magnifico Billy Porter, sul HIV e le sue conseguenze sulla comunità queer.
Per quanto riguarda la canzone, invece, uno stranissimo abbinamento di idee mi ha portato ad associare questo libro ad Haunted, di Shane MscGowan & The Popes. In realtà questa è la versione con Sinead O’Connor che rende ancora di più il clima del libro.
Non rilascerò interviste sul funzionamento della mia mente.
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