Lo ammetto: Estate Artica ha soggiornato sul mio scaffale per più di dieci anni, da quando mi era stato regalato con una promozione al Salone del Libro. Che errore, signori miei, che errore!
Biografia romanzata di E.M. Forster autore di Passaggio in India, Camera con Vista e Maurice, questo libro mi ha stupito decisamente in positivo.
Partiamo dalle basi: Forster è omosessuale, come molti all’epoca non dichiarato, che vive con la madre e che cerca di trovare il suo posto (e l’amore) nel mondo. Orfano di padre, la madre ha un influenza enorme su di lui e su tutta la sua vita, ma allo stesso tempo Forster cercherà di allontanarsene viaggiando. Ed è proprio il tema del viaggio uno dei tanti che questo libro tocca: si parte dall’India, dove si reca per andare a trovare il suo amico Masud, sperando che la loro possa diventare qualcosa di più di un amicizia e si torna in Inghilterra, nel Bloomsbury Club, con i Wolfe e tutta la cerchia dell’epoca. Nel mezzo, l’Egitto, la prima guerra mondiale e l’amore per Mohammed, guidatore di autobus.
Ma non è solo un viaggio geografico, il suo: Forster farà un enorme percorso su sé stesso, con l’accettazione della sua omosessualità e del desiderio sessuale. Tutto questo viene descritto con una prosa delicata, che a tratti sembra quasi un sogno e si finisce per affezionarsi a tutte le figure che passano per il romanzo. Persino Lily, la mamma chioccia che non riesce a lasciar andare il suo Poppy, è apprezzabile in alcuni momenti.
Della figura di Forster non sapevo molto, ma se in alcuni punti mi ha ricordato Salgari e il suo parlare di mondi mai visti, in altri punti mi sono resa conto che non potrebbe essere più diverso di così: perché anche se a un certo punto la sua vita sembra cristallizzata nel tempo, in realtà Forster stesso crea le condizioni ideali perché accada ciò che desidera e trovare così, finalmente, l’amore.
Se ci riuscir o no, sta a chi leggerà il libro dirlo. Io vorrei solo aggiungere che la “minoranza” di cui parlo nel titolo, appare più volte nel romanzo: la minoranza omosessuale, ma anche gli indiani in Inghilterra e gli Inglesi in India. I maomettani, come venivano chiamati le persone di fede musulmana all’epoca, che in India sono a tutti gli effetti ancora oggi in minoranza rispetto agli Induisti, sono anche loro una minoranza, e anche di loro parlerà Forster. é un continuo gioco di poteri e di scambi di ruoli, a seconda del lato del mondo in cui si trova, che fa molto riflettere sul significato che noi attribuiamo a “minoranza”.
Nonostante l’ultimo capitolo troppo didascalico, e di cui avrei fatto anche a meno, ci troviamo davanti al racconto di una vita (una parte di), che rischia di commuovervi e di farvi piangere a dirotto, su cose altamente futili e senza motivo. Come fa la vita, insomma.
Vi lascio con una canzone che mi ha ricordato questo libro: tratta dal retelling in salsa indiana di Orgoglio e Pregiudizio, sono sicura che Forster approverebbe il mix assurdo e ne riderebbe di cuore anche lui.
Se dovessi consigliarvi un altro libro, da collegare a lui, sarebbe sicuramente “A life with Footnotes” la biografia ufficiale di Terry Pratchett, che ha il giusto mix di humor e devastazione emozionale. Sempre cose allegre, qui.
Comunque, se volete lanciarvi nel mondo delle biografie, Estate Artica è un ottima soluzione e ve la consiglio caldamente!
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