Tra la letteratura di genere, la fantascienza ha sicuramente un posto speciale nel mio cuore. Asimov è tra i primi della lista, seguito a ruota da Dick ed Adams anche se il secondo è forse più cyberpunk che fantascienza vera e propria.

Non riesco però a ricordare nessuno scrittore italiano di fantascienza che mi abbia colpito come gli stranieri: da molti Evangelisti viene considerato come appartenente a questo genere ma personalmente lo considero trasversale su più generi che non esponente di punta del genere. E grazie al cavolo, possiamo aggiungere, vista la sua bravura. Sono comunque consapevole che la mancanza è anche mia, perché probabilmente non ho esplorato abbastanza il settore fantascientifico italiano, ma è che vero che non ci sono molti titoli a disposizione.

Tutto questo prologo per dire che Bodhi, dilogia di Azzurra Pasquali, aveva tutte le carte in tavola per piacermi fin da subito e sono felice di non essere stata smentita. Pubblicazione indipendente, con un progetto grafico curatissimo, Bodhi ha una storia che inizia piano e poi accelera in crescendo fino al finale assolutamente perfetto. Dolorosamente, perfetto.

Ma di cosa parla? Parla di un umanità ridotta a poco più di qualche centinaio persone che vive in un robot gigante dalle fattezze di un corpo umano, il Bodhi appunto, senza mai uscirne. Anche perché fuori ci sono delle bestie enormi pronte ad uccidere tutti, quindi giustamente le passeggiate non vengono incoraggiate.

Il Bodhi viene prima di ogni cosa: prima degli affetti personali, dei tuoi desideri e della tua volontà. Il bodhi decide il tuo futuro, assegnandoti al campo più adatto alle tue capacità, e il rischio di fare qualcosa di sbagliato e di meritarsi il Testa o Croce (la pena di morte) è sempre dietro l’angolo.

In questa società gradevolissima si inseriscono le vicende di Inara, Will, Ary e Nick: ognuno di loro è assegnato a un settore diverso, ed ognuno di loro sarà indispensabile per la salvezza dell’umanità. O meglio Will lo conosceremo nel secondo volume, ma vi innamorerete come me alla seconda pagina del suo POV.

La cosa che mi è piaciuta di più è come Azzurra abbia caratterizzato tutto nei minimi dettagli: chi guida il Bodhi, come Ary, è una sinapsi, termine alquanto appropriato visto che guidano grazie a collegamenti neurali, mentre le persone che vivono nel Bodhi devono sempre indossare un’imbrago per potersi agganciare alla linea in caso di emergenza. Possono sembrare delle piccolezze, ma rendono benissimo l’ambiente del Bodhi e la sua precarietà.

La scrittura di Azzurra è veloce e va dritta al punto, immergendoci completamente nella storia e portandoci a correre insieme ai suoi protagonisti tra le pagine dei libri, specialmente nel secondo libro. Si perché come ho detto sopra è una dilogia, e mi è sembrato carino parlare di entrambi i libri che insieme si completano con un finale pazzesco da cui devo ancora riprendermi, e che non poteva essere scritto meglio.

Insomma, se vi piacciono i robottoni, la fantascienza e le distopie secondo me fa decisamente al caso vostro.

Se di solito associo i libri ad altri libri, questa volta mi sento di consigliarvi una serie: Bodhi infatti ha le vibes da Gurren Lagann – Sfondamento dei cieli, anime che vi consiglio di recuperare con tutto il mio cuore. Non fraintendetemi: la storia è completamente diversa, ma la prima parte della storia mi ha fatto pensare a Bodhi. O forse sono solo i robottoni.

Anche la canzone che fa da sfondo a questi due libri proviene dal Giappone, (terra di robot dopotutto)ed è di Susumi Hirasawa, Parade. In questa versione, viene suonata con un Hybrid Phonox dal vivo che vedrei benissimo nel mondo di Bodhi.

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