Omonimo del molto più famoso libro dedicato al medico di Matahusen, questo “Dottor Morte” è scritto da Walter Wager, colui che scrisse il libro da cui è stato tratto Die Hard 2.

Premessa: parliamo di sopravvissuti ai campi di concentramento e di seconda guerra mondiale, quindi se non gradisci ti consiglio di non proseguire con la lettura.

Il libro segue due punti di vista: un bambino sopravvissuto all’Olocausto, che crescendo è diventato un rispettabilissimo dottore americano, e una spia, sempre americana, conosciuta con il nome Merlin e che è specializzato in operazioni impossibili. A far da sfondo alle loro azioni, la Germania post Seconda Guerra Mondiale, divisa tra Est ed Ovest, dove la preoccupazione principale sono i gruppi terroristici maoisti più che i nazisti sopravvissuti alla guerra e rinchiusi nelle carceri di massima sicurezza. Le loro strade sembrano lontanissime, e destinate a non incrociarsi mai, ma, con un montaggio alternato degno dei migliori film di azione, tutte le azioni dei due puntano a unirsi in un finale al cardiopalma.

Con un tono leggero e a tratti anche ironico, Wager ci aiuta a rivivere gli orrori della Seconda Guerra Mondiale dal punto di vista delle vittime e i meccanismi che portano il protagonista a superare il confine tra vittima e carnefice, e a farsi giustizia da solo: il percorso non è a cuor leggero, seppur premeditato nei minimi dettagli, e non è semplice, ma la prosa leggera del suo autore ci aiuta a scorrere le pagine velocemente senza risparmiarci qualche siparietto comico e una sorta di ironia amara di sottofondo.

Tutto il tema della vendetta che permea il libro mi ha ricordato molto “Sangue Loro” e “Vacanze a Zahlé”, di Magnus, che trovate entrambi qui.

C’è però una piccola, grossa differenza tra questi due prodotti e “Il Dottor Morte”: Sangue Loro accetta che la vendetta può essere inutile, Vacanze a Zahlé ne fa una sorta di rivendicazione politica, in Wager invece è un’esigenza, quasi una necessità, da parte del bambino che ha visto morire tutta la sua famiglia davanti ai suoi occhi. Il protagonista non si interroga se le sue azioni siano giuste o sbagliate, lui deve farlo. Glielo chiedono i morti, le fosse comuni e la sensazione che la sua gente non sarà mai al sicuro fino a che vivranno coloro che hanno partecipato allo sterminio.

A fare da contro altare a lui, a riportalo alla “realtà”, c’è Merlin: l’agente della CIA sembra convinto che non spetti all’altro improvvisarsi giudice e carnefice, ma mano a mano che la storia procede pare cambiare opinione. Per me Merlin è forse il personaggio più ben riuscito del libro: è sicuramente un “personaggio”, nel senso che di realistico troviamo ben poco, eppure ai fini della trama funziona benissimo. Insieme a lui, un gruppo di malviventi assurdi usciti dal film “Cabaret” e dalla Berlino degli anni ’20, tra lustrini e papponi.

Insomma se vi piacciono le storie di spionaggio che vadano oltre ai semplici intrighi internazionali e che mantengano un buon ritmo questo libro può fare per voi.

Ele consiglia: Giuseppe Genna, florido autore italiano di noir, thriller e spy story, è perfetto per abbinarsi alle atmosfere di questo romanzo. Di tutta la sua produzione consiglio Catrame che mi è rimasto particolarmente impresso per le sue atmosfere cupe.

Se questo libro fosse una canzone: se si parla di Berlino è doveroso citare questa canzone, non le faccio io le regole.

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