The Giver è una saga distopica composta da quattro libri e scritta da Lois Lowry iniziata nel lontano 1993 e che Mondadori ha da poco ristampato in un volume unico, dimostrandomi che a volte fa anche cose buone.
Quattro libri, dunque: Il Donatore, La Rivincita, Il Messaggero e Il Figlio, tutti autoconclusivi e tutti con un salto temporale di qualche anno tra loro, fino a coprire un arco narrativo di dieci e più anni.
La saga inizia seguendo le vicende di Jonas, e del suo anno più importante, quello dei dodici anni. Nella società rigidamente controllata in cui vive, infatti, a dodici anni si diventa adulti e ad ognuno verrà affidato il proprio futuro: dove vive lui, infatti, nessuno può decidere il proprio consorte, il lavoro o anche solo cosa mangiare (i pasti vengono consegnati ad ogni nucleo famigliare e sono calcolati in base al fabbisogno proteico di ognuno), ed i figli vengono assegnati solo dopo che viene presentata regolare domanda scritta. Un maschio e una femmina per nucleo famigliare, questa è la regola. Una volta che i bambini diventano adulti e lasciano il nido, anche la coppia di genitori si sposterà tra gli adulti senza figli prima, e tra gli anziani una volta raggiunta l’età massima per smettere di lavorare. Ad aiutare in questa vita monotona e sempre uguale, le pillole anti-stimolo che tutti prendono dai dodici anni in avanti.
Ed è qui che Jonas inizia a mostrarsi per quello che è, cioè speciale: a lui viene assegnato il mestiere di custodire le memorie dell’Umanità, dovrà essere un Donatore e sostituire un giorno l’anziano Donatore che lo istruirà in questo compito. Per fare questo, non deve prendere le pillole, può mentire e gli sono concesse libertà che tutti gli altri non hanno, come il porre qualunque domanda agli adulti che gli girano intorno.
Così la vita di Jonas cambia: portare il peso della conoscenza non è senza prezzo, e i ricordi possono essere molto dolorosi ma anche altrettanto belli ed è questo che a un certo punto il ragazzino cercherà di insegnare ai suoi connazionali. Il primo libro è si autoconclusivo, ma è una conclusione aperta, che ci lascia con moltissime domande e l’impellente bisogno di leggere il secondo volume.
Purtroppo per noi il secondo volume non risponde direttamente a queste domande, anzi ci mostra un posto diverso da quello in cui è cresciuto Jonas, con usanze diverse ma altrettanto discutibili. Se la società di Jonas è molto tecnologica e persino il meteo atmosferico è controllato perché sia sempre uguale, qui troviamo invece una realtà semi-primitiva dove funziona solo la legge del più forte. La protagonista, Kira, ha una disabilità fin dalla nascita e questo fa di lei un’emarginata ma non per questo si limita a subire le cattiverie altrui passivamente. Kira è per me una delle più belle rappresentazioni di disabilità che abbia mai letto: ha i suoi punti di forza e punti deboli, è talentuosa nel ricamo e sarà questo ad aiutarla a cambiare la sua società, grazie al potere di ricamare la tunica del cantore che una volta all’ anno canta la storia del mondo fino al presente. Nonostante i due volumi siano completamente diversi come ambientazione e personaggi, i raccordi ci sono e trovano perfettamente senso nel terzo volume, che ha il compito di far incontrare Kira e Jonas e raccordare le vicende di entrambi in un unica storia.
Da qui in avanti la storia riprende con entrambi come protagonisti a cui si aggiungeranno Matty e Claire, e ci porta per mano per altri due volumi, fino a una conclusione degna di questo nome e che vi farà piangere anche l’acqua del battesimo.
Come avrete capito, il word-building di questa saga è praticamente inesistente: i paesi di origine non hanno nome, sono descritti vagamente e non sappiamo come possano convivere le due civiltà insieme ma il focus sui personaggi è fatto talmente bene che tutto questo passa in secondo piano, o meglio, non sentiamo il bisogno di sapere tutto, perché le informazioni che ci dà l’autrice sono sufficienti a sviluppare la storia. Sembra quasi ambientato in un mondo sospeso, che non risponde alle regole del nostro mondo reale, e per questo risulta coerente con le sue differenze ed il suo sistema magico che sono quasi delle intuizioni più che vere e proprio magie.
Come giustamente ha fatto notare Arianna Rosa in uno dei suoi ultimi post, è questa la vera forza dei romanzi distopici, e cioè come reagisce l’animo umano alle difficoltà, alle privazioni e cosa lo differenzia dalle bestie che spesso si ritrova a combattere. Nel caso di The Given, cosa ci impedisce di mostrare la nostra parte migliore e perché scegliamo di dar retta alla paura, alla rabbia e a tutto ciò che ci porta a chiuderci, invece di aprirci.
Doverosi ringraziamenti a Mondadori a parte, la saga ha un target Young Adults ma si adatta bene anche ai più giovani pur non risparmiandoci contenuti forti e temi come la disabilità, il lutto, l’amore, la famiglia e molto altro, ed é la perfetta dimostrazione di come si possa parlare di argomenti considerati “difficili” senza cadere nel voyerismo. La nuova edizione ha una copertina stupenda e costa meno di un Oscar Vault per quattro volumi, io un pensierino ce lo farei, pagine di carta velina a parte.

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