Stavo tenendo d’occhio questo libro dal Salone del libro dell’anno scorso, e grazie all’intervento di quel cuore che è Lettrice Stressata finalmente quest’anno ci sono riuscita. Complice un prestito tramite piego di libri e una lettura rapida, ne è valsa la pena aspettare perché questo titolo non ha deluso le mie aspettative seppur mi abbia lasciato un paio di perplessità a livello di storia, specialmente sul finale.
“Dopo di noi venne l’inferno” è Scritto da Andrew Joseph White ed è arrivato in Italia grazie a Moscabianca Edizioni, è una distopia Y/A e non è solo un libro, ma è vero e proprio atto politico sotto diversi punti di vista.
Il primo, e forse il più importante visto l’argomento di questo spazio, è la scelta delle parole: in una nota iniziale, ci viene fornito un minimo di contesto sul mondo LGBTQ+ e sull’uso dei pronomi oltre a comunicarci che nel libro è usata la schwa e la motivazione dietro questa scelta. é la prima volta che la trovo in un libro di narrativa e personalmente ho apprezzato la spiegazione iniziale: una volta superato il primo impatto, la cosa non mi ha disturbato minimamente, e penso che possa aiutare a trovare nuovi modi per rappresentare quello che già c’è, ma che non sappiamo ancora come esprimere correttamente.
So che non tutti sono d’accordo su questa scelta, e ammetto che neanche io so se giusta o sbagliata, ma non è questo lo spazio per emettere sentenze sulla base di competenze linguistiche che non possiedo neanche. Personalmente credo che la lingua, parlata e scritta, sia una cosa viva, in evoluzione con noi, col passare del tempo, e tra duecento anni forse avremo parole nuove come è stato sempre nel corso della storia. Senza andare tanto in là nel tempo, l’italiano e l’inglese che parliamo oggi non sono quelli dell’ottocento e sono sicura che nel 2224 sarà la stessa cosa, quindi ben vengano sperimentazioni e dibattiti su questo aspetto purché non sfocino nel “eh ma si è sempre fatto così, perché cambiare adesso?”
Altro atto politico è la trama di per sé: ci racconta la storia di Benji, un ragazzo trans in fuga dalla setta fondamentalista cristiana che ha dato inizio alla distruzione del mondo un paio di anni prima, e viene accolto da un gruppo di ragazzi e ragazze che si sono rifugiati nel centro LGBTQ+ di Acheson, città dove si svolgono gli eventi narrati nel libro. La setta da cui scappa ha diffuso un virus letale, il Diluvio, che ha modificato gli esseri umani creando le Grazie, mostri che popolano gli Stati Uniti e che non vi consiglio di avvicinare facilmente. Come ogni buon distopico che si rispetti, i nostri protagonisti dovranno lottare per sopravvivere cercando di evitare chi li vuole morti solo per il colore della loro pelle, o per chi hanno scelto di essere e di amare.
Tenetevi insomma pronti per un gruppo di ragazzini e ragazzine spaventati, capitanati da Nick, per cui ho già emesso certificato di adozione per inserirlo nel tempio dei miei personaggi preferiti, che si portano dietro un sacco di traumi da prima dell’Apocalisse e che ne hanno aggiunti altri per via di tutto quanto successo. Disabilità, lutto, malattia mentale, gore, cannibalismo e molto altro ci accompagnano nella lettura che ha ritmo molto veloce e ci cattura facilmente.
Tra tutti i personaggi, la rappresentazione di Nick è sicuramente tra le mie preferite: lui confessa di essere autistico, eppure il suo autismo non lo definisce completamente. Come forse non tutti sanno, l’autismo è definito “disturbo dello spettro autistico” e possiamo considerarlo come un enorme calderone in cui rientrano svariate cose, da chi non riesce a verbalizzare fino a chi invece non ha alcun problema ad esprimersi. Questo per dire che non ho trovato poco credibile il comportamento di Nick, anzi. Lui mente, spara e stringe i denti quando i rumori sono troppo forti per lui: non è rain man, non è un gay disabile buono (cit.) ma è Nick, un ragazzo con le sue stereotipie, i suoi punti di forza e le sue debolezze che se vi vede con i capelli davanti agli occhi vi obbligherà a mettervi delle forcine per tirarli indietro. (Io ti capisco Nick, ho fissato una persona tutta la sera perché aveva una ciglia nell’occhio e non potevo togliergliela)
“Dopo di noi venne l’inferno” è il grido di battaglia di una generazione che si è stufata di soffrire in silenzio e di nascondersi e non ha paura di lottare per quello in cui crede, anche se questo significa sporcarsi le mani e affrontare i mostri. Nostri e altrui.
In apertura articolo ho parlato di alcune perplessità a livello di trama che non mi hanno convinto: un paio di scene sul finale mi hanno lasciato perplessa, ma nel complesso si è rivelata una bella lettura che consiglio volentieri, anche ad un pubblico più giovane rispetto a me che forse ero fuori target fin da subito.
Vi lascio con una raccolta delle mie citazioni preferite e con la nota in apertura in cui viene spiegato l’utilizzo della schwa. Attenzione, possibili piccoli spoiler quindi leggete sempre responsabilmente.


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