Lo sentite anche voi questo odore? no, non è il profumo di zampirone, anche se finalmente è arrivata l’estate anche quassù al Nord Italia, sono io che mi sono svegliata polemica.
Portate pazienza: le vacanze sono ancora lontane, io vorrei solo poter starmene a casa e invece mi tocca del volgare lavoro. Di cosa parlare, quindi, se non del mercato editoriale italiano e della sua situazione di quasi monopolio? Premesso che questo post non ha alcuna intenzione di essere esaustivo, qui e qui potete trovare molte più informazioni precise delle mie quattro righe.
Perché si, che ci piaccia o meno, la realtà è questa: Messaggerie, il più importante distributore italiano di prodotti editoriali (cit. il loro sito), è in maggioranza nel gruppo Libraccio, il che significa che ne è di fatto il padrone. Messaggerie ha da tempo un accordo con Feltrinelli, la quale controlla controlla il 100% della Scuola Holden, che dovrebbe sfornare i nuovi romanzieri/scrittori del domani.
Dall’altro lato rispetto al gruppo Messaggerie , troviamo Mondadori che possiede il gruppo editoriale Mauri Spagnoli sotto la cui bandiera girano tantissimi editori, con A.L.I. che è un altro grosso, grossissimo distributore di prodotti editoriali (sempre cit.). I due gruppi fanno il bello e il cattivo tempo del nostro mercato editoriale eppure continuiamo a dirci che non siamo in una situazione di monopolio.
In questo panorama che mi ricorda quasi Slevin, con i due boss che si guardano in cagnesco dalle rispettive torri, trovo davvero ironico che Amazon venga accusato di essere la rovina del mercato editoriale, quando sono i big editori stessi ad aver stretto patti con i distributori al limite del legale, tra pre- ordini fortemente scontati e ritiri di merce invenduta da parte degli editori che rischiano di mandare in bancarotta i più piccoli da un momento all’altro.
AH, giusto, i più piccoli manco ci arrivano sugli scaffali delle librerie.
E non iniziamo a parlare dell’accumulo di titoli stranieri, comprati e mai pubblicati, o pubblicati solo in parte, solo per evitare che altri potessero acquistarne i diritti e fare un lavoro migliore di quanto fatto finora. (Ogni riferimento alla collana Danmei di Ov è volutamente non casuale)
C’è poi tutto il discorso sull’ appiattimento del gusto che non dovremmo trascurare: tanti nomi, è vero, sulla carta ma anche al salone del libro, vediamo tantissimi stand diversi e ci illudiamo che non siano tutti la stessa cosa ma in realtà la linea editoriale è sempre quella. Forse cambia il tipo di sugo abbinato alla pasta, o se va bene una è al pesto, una è rossa e una in bianco. E non inizio neanche a parlare del circo copertine copiate tra i vari editori e libri, perché altrimenti questo post assume le dimensioni di un enciclopedia.
Ma quindi, c’è speranza?
A me piace pensare che, da acquirente e quindi da pubblico pagante, ho il potere di influenzare (in piccola, forse minuscola) parte il mercato. Quindi se è vero che è difficile comprare fuori da questi due gruppi per una persona che ha magari un accesso limitato alle proposte che il mercato indipendente offre è anche vero che posso scegliere io a cosa dare fiducia e cosa no e questa scelta va fatta con molta attenzione.
(NO NON COMPRERO’ DARK HEIR DELLA OV, SONO UNA PERSONA ADULTA SO RESISTERE ALLE TENTAZIONI)
Aggiungete un mercato indipendente che è sempre più ricco di titoli e generi, estremamente più accessibile dei grandi titoli anche a livello economico, e poi l’usato, anche con Vinted o le librerie indipendenti, magari ultra specializzate, e poi ancora nelle biblioteche, negli scaffali degli amici e sui comodini dei parenti. (questi ultimi due magari con il loro consenso) Il mondo sommerso dei micro editori è più vivo che mai in questi ultimi tempi e si merita una visita, se non una lunga permanenza nel loro dominio. Se poi comprate dai loro siti o comunque attraverso i loro canali ancora meglio.
Insomma, questo post non vuol essere altro che un invito all’ uscire dal solco, a navigare sulle pagine dei libri che amate con la consapevolezza di pirati che hanno smesso di servire il Re e han deciso di tenersi il divertimento (e il tesoro) tutto per loro. E se invece preferite rimanere nel tracciato, fatelo pure ma con consapevolezza, perché con i mezzi di oggi non possiamo più fingerci ignoranti ed è nostro dovere smettere di farci trattare come bambini incapaci di prendere una decisione da soli dalle grandi casi editrici.
Vi auguro un meraviglioso fine giugno polemico e resistente e a presto su questi schermi.

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