Ciao, da questo momento in avanti su questo blog troverete dei link affiliati ad Amazon. Si, proprio lui, il male supremo per il commercio al dettaglio. Cosa cambia per voi? assolutamente nulla, ma cliccando sui link che inserirò negli articoli io riceverò un piccolo compenso che prontamente spenderò in letture di dubbio gusto e altri prodotti che avrei dovuto ordinare in una libreria locale, possibilmente indipendente, dopo aver fatto almeno tre km a piedi sotto la pioggia e ripetuto tre volte il nome del articolo. Ma ahimè, il demone della comodità mi ha posseduto molto tempo fa. (No libreria locale indipendente shaming, fortunatamente ne ho una vicina e posso foraggiare anche loro con molta felicità)

Sette, o forse otto anni fa, usciva “La mia cosa preferita sono i mostri” fumetto di Emil Ferris che Bao ha gentilmente portato in Italia con un lavoro stupefacente di lettering e traduzione. Io abitavo in una casa diversa, io ed Amò non ci eravamo ancora messi insieme e la minorenne era un’ idea molto astratta. Avevo 28 anni, ero da poco andata a vivere da sola e insomma tantissime cose nella mia vita erano ben diverse da quello che sono oggi.

L’amore per questo titolo però non è cambiato, e quasi mi spiace che all’epoca non avessi un blog o un profilo social per annoiarvi a dovere. Si può sempre rimediare, immagino.


“La mia cosa preferita sono i mostri” è una storia che si sviluppa su due volumi: nel primo libro Anka, vicina di casa di Karen, la nostra protagonista e autrice dei disegni contenuti quaderno su cui ci racconta la storia e che noi abbiamo l’opportunità di leggere, viene misteriosamente uccisa e la ragazza si improvvisa detective per risolvere il mistero. La storia è ambientata nel America del 1968, e tra la guerra che incombe, Martin Luther King e i movimenti per i diritti civili, c’è da farci girare la testa: Karen si disegna come un mostro, quasi un lupo mannaro, perché si sente diversa da tutti coloro che la circondano e il secondo volume non farà eccezione sotto questo aspetto. Non vedremo mai Karen disegnata come un essere umano, a differenza degli altri personaggi che le girano intorno. Il volume 2 riparte dal cliffhanger che ci aveva lasciato il primo per provare a darci qualche risposta. Non saranno molte, e ad alcune forse ci arriveremo da soli attraverso i fatti che Karen ci racconta ma che si rifiuta di accettare o di mettere in relazione all’omicidio di Anka.

Torneremo nella Germania nazista, attraverso la voce della vittima registrata sui nastri e più volte ci chiederemo quali siano veramente i mostri e cosa voglia dire essere un bravo mostro. é l’aspetto a renderci mostri? le nostre passioni, le persone a cui scegliamo di voler bene?

Non c’è una risposta vera e propria a tutto questo, come non c’è una vera e propria soluzione al mistero, anche se possiamo facilmente immaginare cosa sia successo realmente dai racconti di Karen: i fantasmi sono creature volubili, si sa, e ogni volta che lei si avvicinerà troppo a una risposta qualcosa si metterà in mezzo per allontanarla.

Tra tutti i temi trattati, i miei preferiti sono sicuramente quelli legati alle scelte da prendere: Karen, ma anche Anka che si è trovata a dover fare scelte tremende per far sopravvivere lei e le persone che le stavano intorno, deve capire da che parte stare e quale scelte intraprendere. Forse lo viluppo di Karen, la sua crescita personale e il trovare risposte che non si aspettava è ciò che ho apprezzato maggiormente da questa lettura.

Sono 420 pagine a colori, che valgono assolutamente il costo del volume, e che ho letto con calma, godendomele una per una. Perché “La mia cosa preferita sono i mostri” non è solo una bella storia ma è una festa per gli occhi, specialmente se amate le illustrazioni in stile weird, con qualche tratto horror e un’aria retrò che ricorda le vecchie fanzine degli anni ’70.

Insomma, Halloween o no, i mostri per me sono sempre un’ottima scelta e, come Karen, anche io penso che siano la mia cosa preferita. Specialmente se sono ragazzine non allineate con la morale dell’epoca che cercando di crescere nonostante gli adulti che dovrebbero essere responsabili della loro crescita.

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