Ci sono parecchie cose che vorrei dire a Daniele Viaroli, autore prima della saga della Fiamma Azzurra (di cui ho parlato a lungo qui e qui ) e ora della Mietitrice di Fuoco.

La prima é come hai potuto. La seconda è non ti permettere mai più, e la terza è vedi di smetterla di andare in giro per fiere e scrivi il terzo volume che sennò ti vengo a cercare. Tutte cose amorevoli, come potete notare.

A voi invece vorrei dirvi di leggere la Mietitrice di Fuoco e di comprare anche il suo seguito, a scatola chiusa, ma mi rendo conto che un paio di informazioni in più possano esservi utili.

“La mietitrice di Fuoco” è il primo volume della nuova trilogia di Daniele, edito da Darkzone. I primi due li trovate già sul loro sito, per il terzo dovremo aspettare anche qualche mese, ma sostiene di starci lavorando sopra e non vedo l’ora di poter leggere (o rileggere) la saga tutta insieme.

Di cosa parlerà mai questa saga? Con atmosfere che ricordano l’high-fantasy ma non solo, questa trilogia è stata pensata per un pubblico di adulti e ci accompagna nel mondo del Wentyr, dove tra atmosfere medioevali e divinità legate all’acqua, faremo la conoscenza dei tre protagonisti: Rinald, Scarlett e Alavrill.

I tre, reclute della guardia cittadina, si imbattono in un Mietitore, creature micidiali al servizio della Strega Nera (ma qualcuno pare lavorare anche freelance, giustamente bisogna differenziare)e solo alcune roccaforti, si oppongono al suo strapotere. è una guerra, quella tra la strega nera e gli umani, che va avanti da molti, moltissimi anni e che coinvolgerà anche il trio, loro malgrado.

Trattandosi di un primo libro, è chiaramente un’introduzione a questo mondo e agli eventi dei prossimi due, ma non mancano le scene di azione e gli eventi che vi faranno restare con il fiato sospeso, specialmente nella seconda parte del libro dove sia i dialoghi sia la narrazione accelera fino a portarci al finale. E che finale, oltretutto.

Non sono solo i personaggi, che sono comunque stupendi ognuno a modo loro, a rendere interessante questo libro: l’intero mondo costruito intorno a loro vale la pena di essere esplorato perché riprende i canoni delle opere più famose del genere senza però rivelarsi una semplice copia. Insomma, ciò che tutti noi vorremmo da un libro che abbraccia uno dei nostri generi preferiti.

Personalmente, mi ha ricordato vagamente le atmosfere della Regina Cremisi, di cui vi ho parlato qui, ed è stata una piacevole sorpresa perché anche quel libro mi era piaciuto moltissimo. Come in quell’occasione, anche qui mi sono sentita di nuovo a casa: anche se non ho (ancora) letto Sanderson, la Folgore mi ha comunque ricordato Martin, e le sue Cronache che mannaggia a lui non ha mai finito. Gli auguro lo stesso successo, ma questa volta pretendo un finale.

Sui motivi per cui ho più volte urlato “Alavrill no!” vi rimando alla lettura del libro e vi aspetto come sempre ovunque vogliate scrivermi le vostre opinioni e impressioni su questo titolo.

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