Ieri é uscito un articolo di Vulture su Neil Gaiman, che approfondisce le accuse di violenza sessuale rivolte allo scrittore questa estate dal podcast di Tortoise media.

L’articolo è pesante e riporta testimonianze dettagliate delle vittime, concentrandosi anche sul rapporto con la seconda moglie Amanda Palmer e sul suo ruolo in tutta la faccenda. Se volete avere un’idea precisa di tutta la faccenda vi invito a leggerlo ma come ho detto sopra é pesante, quindi fate attenzione.

Da fan dello scrittore, quando sono uscite le prime rivelazioni ne ero rimasta abbastanza scioccata, fino quasi alla negazione come reazione istintiva, contro tutto ciò che credo e supporto. Ci ripetiamo che alle vittime bisogna sempre credere, che poi si analizzano bene i fatti con calma ma che la prima cosa da fare è accogliere le denunce, ma quando ci colpisce sul personale la storia cambia e di parecchio.

Perché si, per me è una questione personale.

Neil Gaiman mi ha accompagnato per tantissimi anni: é stato con me tra le medie e il liceo, grazie agli acquisti di mio fratello maggiore, e non mi vergogno a dire che ha fatto parte della mia personalità per anni.

I suoi libri mi hanno fatto sentire al sicuro, mi hanno regalato sogni e speranze. E come me tantissime altre persone si sono sentite cosi, convinte di essere tenute al sicuro dal mostro sotto al letto grazie al potere delle sue parole. Salvo poi scoprire che il mostro era lui.

Non sono qui a discutere la qualità delle sue opere, e se dove e quando i suoi comportamenti sono emersi tra le pagine perché onestamente non é questo il punto. Forse non lo so neanche io bene quale sia, se non che sono stanca e arrabbiata.

Sono stanca di leggere queste notizie e sono stanca di riconoscermi nelle parole delle donne che testimoniano queste cose. E sono arrabbiata perché la frase che gira sul web che ha dato il nome a quest’articolo è tristemente vera.

“Non tutti gli uomini sono cosi” eppure le notizie di questo genere sempre più spesso riguardano uomini in posizioni di potere contro donne senza alcun tipo di rete di salvataggio, quasi alla deriva.

Ciò che ha fatto Gaiman é un reato, oltre ad essere profondamente sbagliato, esattamente come i comportamenti di Marion Zimmer Bradley verso la figlia. Non importa quanto le sue storie siano importanti per noi, a un certo punto diventa necessario stabilire una linea, e per me lo è questo articolo.

Questo vuol dire che smetterò di dividere lo scrittore dalla sua opera? Onestamente non lo so con certezza, ma passerà del tempo prima che io legga una sua opera. Molto tempo.

Non credo neanche mi disferò dei suoi libri, almeno i cartacei che ho sullo scaffale: gli oggetti non hanno colpa, e mi piace pensare che ci sia comunque del buono in quelle storie che ho tanto amato.

O forse è solo il bisogno umano di aggrapparsi a qualunque cosa pur di non affrontare la realtà delle cose.

Chiudo con una piccola riflessione: nell’ articolo, si parla anche del ruolo di Amanda in questa faccenda e del fatto che la loro causa di divorzio e lotta per la custodia del figlio vada avanti da cinque anni. Il loro divorzio è una conseguenza anche delle abitudini di Gaiman e delle sue storie extraconiugali, eppure chi ci sta rimettendo economicamente è lei. Questo non vuole essere una difesa nei confronti di una persona che ha la sua parte di colpa in tutto quanto successo, una mera riflessione sullo stato, desolante, delle cose.

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