Conosciuto anche con il titolo “Il mondo finirà venerdì”, che mi sembra molto più accattivante rispetto a quello scelto per la pubblicazione italiana, mi sono ritrovata a leggere questo libro per puro caso, giusto perché era sul mio comodino ed era breve.

Scritto nel 1953, la trama ruota intorno a una premessa interessante: una mutazione solare renderà inabitabile la terra, mettendo una data di scadenza al nostro mondo. Per cercare di salvare il salvabile, i governi di tutto il mondo fanno costruire in poche settimane centinaia di astronavi, che potranno caricare al massimo undici persone.

Questo compito è assegnato ai tenenti, tra cui il protagonista Bill Easton, divisi su tutto il territorio della Terra (uno -o più- per città), che esercitano letteralmente il ruolo di Dio in Terra per decidere chi salvare e chi lasciare indietro. Non sarà una scelta facile, ma bisogna farla.

Il libro non si limita a questa parte, ma prosegue seguendo chi effettivamente salirà sul astronave prima nello spazio e poi su Marte, che grazie alla mutazione solare diventa abitabile, seppur sempre poco amichevole.

Non è una lettura indispensabile, ma per l’epoca che é uscito presenta riflessioni interessanti, anche se in certi punti mi ha ricordato quasi più un racconto western che non un classico romanzo (breve) di fantascienza. I due generi non sono poi cosi lontani da loro, quindi non lo considero come una cosa negativa.

La prima parte é quella che mi ha colpito di più, forse il libro poteva limitarsi a espandere meglio questi concetti, invece di proseguire nello spazio. Visto che ai tenenti viene lasciata carta bianca sulla scelta di chi salvare, come decidere chi portare su Marte e chi condannare a morte certa? E una volta che le si sarà salvate, saranno in grado di non ripetere più gli stessi errori fatti in passato e di non approfittare l’uno dell’altro?

Un secondo aspetto che mi ha incuriosito ritrovare é stato notare come, nel tempo, la nostra sensibilità sia cambiata, e anche come le ipotesi formulate dalla speculative fiction cambino con essa: con l’abbandono della Terra, infatti, bisogna lasciarsi indietro le vecchie consuetudini ed usanze, prima fra tutte il matrimonio. Mi ha fatto molto ridere che un’usanza a cui oggi non diamo cosi tanto peso, nel 1953 fosse uno dei pilastri su cui discutere per fondare la nuova società.

Altra parte degna di nota è la nostra percezione sulla violenza sulle donne, e come sia cambiata nel corso del tempo: nel libro infatti, non viene vista come esagerazione il tirare uno schiaffo alla moglie, mentre viene tracciata una linea su calci e pugni. Credo che sia interessante notare questo aspetto per notare come anche la scrittura di genere si sia evoluta, di pari passo con la nostra società.

Insomma, anche se probabilmente questa la lettura non vi cambierà la vita, la consiglio comunque se vi incuriosisce come si sia evoluta la fantascienza (se non negli argomenti, almeno nel modo di presentarli) e come eravamo diversi settant’anni fa.

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