Graphic novel scritta da Gene Luen Yang e portata da noi da edizioni Tunué, American Born Chinese ci racconta tre storie, completamente diverse tra loro.
La prima storia ci mostra le vicende di Jin Wang, ragazzino cinese nato in America che vive sospeso sui due mondi, quello a cui vorrebbe appartenere completamente e quello di origine e che, ahimé, si innamora della classica ragazza americana.
La seconda storia invece si sposta sul folklore, presentandoci la leggenda del Re Scimmiotto, che non vuole essere trattato da scimmia ma da divinità, mentre la terza racconta l’arrivo, puntuale come ogni anno, di Chin-Kee, stereotipo vivente dei cinesi Mainland, a scapito del cugino Danny che invece non vorrebbe altro che vivere la sua vita da giocatore di basket americano in santa pace.
Cosa collega queste tre storie tra loro? Apparentemente niente, ma Gene Luen Yang riesce a farle innestare tra loro e a regalarci una favola moderna. Nel vero senso della parola, perché il Re Scimmiotto ci seguirà anche nel mondo contemporaneo.
La storia di “American Born Chinese” ci racconta le difficoltà e i sogni dei ragazzi Cinesi cresciuti in America, di prima o di seconda generazione che siano, delle aspettative delle famiglie nei loro confronti e di ciò che vorrebbero loro, ma non si limita a parlare della diaspora cinese, e riesce a parlare a chiunque sia disposto a leggere tra le righe della storia.
Molto ben scritto, rappresenta in maniera semplice e senza caricarli troppo i piccoli atti di innocente razzismo, che non ci sembrano chissà che cosa fino a che non siamo noi a subirli: tra pronunce sbagliate (perché non ci si prende neanche la briga di ascoltare il nome dell’altro) e luoghi comuni sui popoli asiatici, il fumetto mette il lettore occidentale davanti alla realtà di gesti che potremmo benissimo aver compiuto noi stessi, magari senza neanche rendercene conto.
Tra le tre storie, la mia preferita è sicuramente quella del Re Scimmiotto, che voleva essere considerato come una divinità dagli altri dei ma continuava ad essere trattato come una semplice scimmia. Il Re Scimmiotto arriverà ad indossare le scarpe e a cercare di essere quello che non é, pur di farsi accettare, diventando sempre più arrabbiato e allontanandosi anche dal suo popolo. Come sempre, il folklore è una metafora potente che ci aiuta a comprendere meglio il presente.
Nel 2023 su Disney+ é uscita la serie TV tratta da questo fumetto, con ben due premi Oscar: Michelle Yeoh, miglior attrice protagonista per la sua interpretazione in Everything Everywhere All at Once, prima attrice asiatica a vincerlo, e Ke Huy Quan, vincitore del premio come miglior attore non protagonista per lo stesso film.
Vi lascio il trailer qui sotto, che rende bene lo spirito del fumetto ma lo amplia, portandolo su un piano decisamente più alto rispetto alla quotidianità rappresentata da Gene Luen Yang.
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