Non ci credeva nessuno, manco io, ma quest’anno sono riuscita ad andare un giorno a Stranimondi!

Che cos’è Stranimondi? è la fiera della letteratura fantastica e fantascientifica, quella seria, con editori che difficilmente troverete nelle librerie “major” e dove mi aspettavo molta più rappresentanza dello stereotipo del maschio cis, bianco, e nerd. Invece, al mio primo anno di frequentazione mi sono piacevolmente stupita.

Come avete avuto modo di leggere sopra, questo era il mio primo anno, e quindi vorrei che prendeste questo articolo per ciò che è: due chiacchere informali, e un paio di opinioni non richieste. Lascerei da parte tutta la sfilza di editori e di incontri disponibili (che comunque trovate sul loro sito, io vorrei parlarvi di come mi sono sentita e cosa ho apprezzato di più di tutto.

Non solo ho trovato un ambiente inclusivo, pronto ad accogliere chiunque volesse anche solo curiosare, ma anche la “vecchia guardia”, coloro che solitamente associamo subito all’esclusiva fruizione di libri di fantascienza hard con donne poco vestite in copertina (le pubblicano ancora le copertine con donne poco vestite e alieni sullo sfondo? ), l’ho trovata molto partecipe su panel come quello dedicato alla fantascienza delle donne, dove onestamente non pensavo di trovare cosi tanti maschi, e forse neanche cosi tante femmine. C’erano anche gli unicorni, cortesemente forniti da mia figlia e dimenticati su una panchina dei giardinetti (un lutto da cui non ci siamo ancora riprese nonostante un pronto acquisto sostitutivo).

Sotto alcuni aspetti, Stranimondi mi è sembrato quasi un ritrovo tra amici, una sorta di cosa organizzata per poter (finalmente!) avere un posto di cui parlare delle proprie passioni. Se poi aggiungiamo il costo del biglietto (irrisorio, 10 € per adulto e fino ai 15 anni gratis), ho davvero avuto l’impressione che venga organizzato più per passione che per mero guadagno, o perché “il fantasy vende” come ahimè spesso succede da altre parti. (Si, salone del libro di Torino, parlo di te!)

In realtà se andiamo a guardare il palinsesto di incontri e di ospiti, Stranimondi ha poco da invidiare ai big: vi consiglio di guardare qui, perché la quantità di cose che offriva era vastissima, e personalmente ho potuto seguire solo un incontro (ho commesso l’errore da principiante di portare la famiglia e la minorenne era maggiormente interessata ai giardinetti che ai libri) da cui però sono uscita con almeno tre libri aggiunti alla lista della spesa e altrettante autrici da scoprire.

Perché è questo quello che mi ha lasciato più di ogni altra cosa Stranimondi: la possibilità di imparare, di scoprire nuovi e vecchi, anche datati, autori che scrivono di mondi fantastici, la voglia di trasmettere la propria passione al mondo intero.

So che molti si lamentano dello spazio ristretto della location, e onestamente li capisco: la giornata di sabato era calda e nel salone principale non ci si muoveva quasi. Pensavo che Lucca mi avesse temprata a qualsiasi cosa ma qui è proprio un’esperienza di livello superiore: forse con un poco di più di spazio avrei potuto girare meglio la zona centrale e vedere meglio editori che non conoscevo.

Ma se Stranimondi cambiasse location, se il costo del biglietto salisse e cambiassero le cose in modo più da fiera grossa o professionale (passatemi il termine, non vuole essere un giudizio nei confronti di questa realtà, né del suo staff, tutt’altro) rimarrebbe ancora quello spirito di appartenenza, di scoperta e quella passione che senti letteralmente uscire dai muri?

Ho paura di no. E forse, preferisco una fiera piccola, affollata e nonostante questo piena di nomi più che validi della letteratura di genere, a una fiera senza cuore e fotocopia di altre cento che si trovano in giro per l’Italia, piena di paccottiglia e cose che trovo online a un quarto.

E poi, diciamo la verità: Stranimondi dà il braccialetto con cui si può uscire e rientrare quante volte si vuole, e questo il Salone del libro non lo sa fare.

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