(Ciao Stefania, se leggi queste righe sappi che ti voglio molto bene. )

Questa recensione potrebbe limitarsi a una frase: “Cuore di Succuba è il libro di cui il vostro autunno ha bisogno” e voi sulla fiducia andate e comprate questo libro.

Mi rendo conto di non avere (ancora) tutto questo potere, quindi vi devo fornire più informazioni: Stefania Toniolo, Torino, Museo Egizio, romcom. Adesso mi credete?!

In realtà devo fare un doveroso passo indietro e un mea culpa gigante, perché su questo blog non vi ho mai parlato di Stefania e della sua altra fatica, Non è una storia di Zombie, mia lievissima ossessione di qualche tempo fa. (Ciao Colin, ti penso sempre, ciao) Cerco di recuperare in corner: Stefania Toniolo, in arte e in instagram I miei cari mostri, è prima di tutto una fan del Vate è una scrittrice di fantasy umoristico, humor e weird vario ed eventuale, capace di rendervi simpatico anche lo zombie che sta per mangiarvi il cervello a colazione. Poverino, dovrà pur mangiare anche lui.
Ha pubblicato un sacco di roba, e qui vi parlo della sua ultima fatica, Cuore di Succuba pubblicato con Hacheron books.

Breve sinossi estrapolata dal sito Hacheron per persone pigre:

Torino, Museo Egizio.

Evie è metà umana, metà qarinah, ma al momento si sente un disastro totale. Sta per affrontare l’esame finale per la patente di Magia Emotiva, ma se superare la teoria è stato un gioco da ragazzi, la pratica si basa sul controllo delle emozioni. E lei, quando si emoziona, ha davvero poco sotto controllo.
Spoiler: non va a finire bene.

L’unico modo per non rinunciare al sogno di diventare una ricercatrice è seguire un corso di recupero e dimostrare di essere in grado di sedurre un essere umano per raccoglierne le emozioni. Ma ad affiancarla come tutor e maestra di seduzione è Diana, la sua ex migliore amica e attuale rivale accademica. Grazie al suo aspetto affascinante ha ottenuto con fin troppa facilità tutto ciò che Evie desidera per se stessa, diventando il suo incubo e la sua ossessione…

La tensione tra loro cresce a ogni incontro, ma quando al Museo Egizio arriva una mummia leggendaria i cui amuleti si dice siano dotati di grande potere, Evie dovrà scegliere se seguire ancora una volta quelle regole che l’hanno sempre svantaggiata, o se tentare una scorciatoia…

Se sperate che sia una romcom con sfondo saffico, che faccia ridere (ma anche riflettere!) e soprattutto che vi accompagni per un viaggio emozionale nella non-così-grigia Torino è così. Se eravate (siete) in fissa con gli antichi Egizi, tanto che a 10 anni pronunciavate (pronunciavo) con orgoglio la frase “il mio scrittore preferito è Christian Jacq e ho letto settordici mila volte Il Ragazzo che sfidò Ramses il Grande della serie rossa del Battello a Vapore” accomodatevi a tavola e prendete un salatino, c’è posto per tutti.

Ma non è solo l’ambientazione, il punto forte di questo libro (anche se i controviali signora mia, e i portici come li abbiamo noi neanche Bologna!): sono i personaggi a far muovere la storia, e a costringerci a riflettere su cosa avremmo fatto noi, lasciandoci (o lasciandomi) con l’incapacità di stabilire un giudizio netto tra bene e male, tra luce e ombra. C’è un cattivo che cattiva, questo sì, ma sono le scelte compiute, le emozioni che proviamo, a renderci quello che siamo e a restituirci il prezzo delle conseguenze. Anche quando sulla carta siamo le persone migliori del mondo, o peggiori che si possa essere.

Ho amato che i personaggi sono sempre immersi in un turbine di emozioni, di sensazioni e anche di un mix attrazione/repulsione: è ciò che li rende vivi, forse anche troppo visti i risultati e il rischio di veder nascere improbabili schemi piramidali creati da mummie poco simpatiche. Alle due protagoniste si aggiungono un gruppo di personaggi secondari che sanno fare il loro mestiere, dando spessore e armonia al tutto, reggendo il peso della storia grazie alle loro poderose spalle (o corna). . Bonus: Stefania ha inserito anche una piccola citazione a “Fate a New York” di Martin Millar. Sono a un passo dal creare un culto a lei dedicato, vi avviso.

Se avete il suo primo libro, auto pubblicato, e vi aspettate una sorta di copia o comunque una cosa molto simile, attenzione perché potreste rimanerci male: non perché questo libro sia brutto o mal scritto rispetto al primo (che è effettivamente un piccolo gioiello), ma perché Stefania riesce a variare il suo registro adattandolo al contesto pur rimanendo sempre lei, sempre con la sua voce e il suo stile. Quindi si, ciò che trovate molto spesso nei libri degli autori pubblicati da Acheron lo troverete anche qui, ma non vi farà rimpiangere la Stefania di “Non è una storia di zombie”, anzi, perché sapersi adattare così bene di questi tempi non è da tutti e credo sia giusto valorizzare un’autrice che ci riesce cosi bene.

Ultimo, ma non importanza: oltre a farmi riflettere (ma anche ridere), questo libro mi ha tenuto compagnia in un momento in cui la mia testa era zeppa di incastri, impegni e beghe lavorative varie. Mi ha fatto desiderare che il mio viaggio in treno andata e ritorno durasse di più, per potermelo godere meglio. E mi ha fatto ricordare il piacere di leggere, per essere trasportata a poche vie di distanza dalla sede del mio lavoro, eppure su tutto un altro piano di esistenza.

Insomma, questo libro A l’è rair cume la brava gent, quindi bogia nen e correte a procurarvelo!

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