Con il Natale alle porte, e la tensione nel quartiere ormai alle stelle, era stata nuovamente aumentata la sicurezza intorno al Buco. Come diretta conseguenza, erano tornati i turni di notte ma perlomeno poteva contare sulla vicinanza di Ostro.
La notizia di ciò che aveva fatto lo perseguitava ancora, ma una parte di lui continuava a dirsi che aveva fatto solo ciò per cui era stato addestrato e che forse sarebbe stato meglio se anche loro avessero potuto contare su una maggiore libertà di azione.
In fondo suo padre lo diceva sempre: se non puoi fermarli, devi essere autorizzato a sparargli. Tra una pistola e una lama c’era poca differenza, e se qualcuno poteva comprendere Ostro era proprio lui.
Si, a fine turno gli avrebbe detto tutto quanto, ma ora un folto gruppo dall’aria bellicosa si stava avvicinando e non aveva tempo per chiacchierare. Si mise il casco, pronto a fare il suo mestiere. Il profumo d’erba lo avvolse, facendo voltare: Ostro era lì, e gli rivolse un sorriso mentre lo affiancava, con le lame sguainate pronto ad entrare in azione. Zefiro rispose al sorriso, sentendosi improvvisamente meglio.
Stava per dire qualcosa, qualcosa di stupido su quanto fosse felice di vederlo lì, e su come non fosse cambiato nulla tra loro (anche se forse era cambiato tutto) , quando un’esplosione violenta gli strappò le parole di bocca facendo volare a diversi metri di distanza.
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