“E adesso che succede?” chiese la voce di una vecchia signora, da qualche parte verso il marciapiede.
Il capo dei ribelli chinò la testa per riuscire a vederla: “Adesso comandiamo noi, signora! Siete finalmente liberi!”
“Certo, ma quando passano a raccogliere la monnezza? Son due settimane che salta e in estate puzza!”
Decise di ignorarla, optando per un ritiro strategico verso il palazzo del governo. Lungo la strada schivò più di una domanda su cose di cui non sapeva neanche l’esistenza, come la pulizia delle strade. Ad accoglierlo al suo arrivo trovò un nutrito gruppo di persone, tra cui l’ordine dei macellai.
“Quando arriveranno le bestie?”
“Lo stesso giorno in cui sono sempre arrivate!” rispose irritato.
Un aiutante gli bisbigliò qualcosa all’orecchio. “Capisco. Bene, allora arriveranno nel quarto giorno della settimana!”
“No. La bestia viene abbattuta nel settimo giorno, e la carne marcisce in fretta, in campagna non sanno conservarla!”
“Allora il primo giorno dopo il settimo.”
“No, le pesche vengono raccolte nel primo giorno, e il viaggio dura due giorni!” replicò un venditore di frutta.
“E non arrivano marce?” chiese il capo dei ribelli, incapace di trattenersi.
“No, mica sono scadenti come la carne.” Replicò quello, scatenando una rissa tra le due fazioni.
Il capo dei ribelli ne approfittò per scappare dentro il palazzo, e poi giù nelle segrete, dove era rinchiuso il tiranno deposto. “Aiutami! Che giorno si tiene il mercato?” lo implorò.
“Il secondo giorno. E le pesche viaggiano di notte.”
“Grazie” disse il capo, sedendosi contro le sbarre dal sollievo. “ho dato loro la libertà e ora litighiamo per l’immondizia non raccolta!”
“Giusto, in estate puzza.”
“Da che parte stai?”
“Scusa.”
Il capo dei ribelli si rabbuiò un attimo, poi un’idea lo illuminò:“Che ne dici di aiutarmi? Io ti lascio in vita e tu mi aiuti con la logistica!”
“Da una cella così?”
“Piano alto, grande il doppio e tre pasti al giorno cucinati dal cuoco del palazzo, gli stessi che mangerei io.”
“Andata.”