La Gloriosa Funghizzazione

Lo scrittore batteva con foga sulla tastiera del computer, mugugnando tra sé e sé in tono arrabbiato. “Funghi! Tra tutti gli argomenti, i funghi!” 

Si mise le mani nei capelli, tirandoli in tutte le direzioni: cosa gli era venuto in mente, quando aveva accettato quell’incarico? Così imparava a non prendersi un agente letterario e a voler fare tutto da solo! Di fianco al pc giaceva un’enciclopedia botanica dall’aria vetusta, aperta alla pagina dei miceti: ci tamburellò sopra le dita, mentre la bocca si aprì in uno sbadiglio enorme, cercando invano un’ispirazione che non arrivava. 

“Funghi. Funghi, funghi, funghi, funghi…” Canticchiò, cercando di schiarirsi le idee. 

Ricontrollò ciò che aveva scritto, poche righe piene di immondizia. Un secondo sbadiglio gli spalancò la bocca.

Doveva svegliarsi, si disse, schiaffeggiandosi per cercare di farsi passare il sonno. 

Provò a distrarsi, rileggendosi i termini del contratto con quell’editore dal nome improbabile. “Lucerna edizioni”, che razza di nome era per una casa editrice? Nel 2025 oltretutto!

20,000 caratteri a tema funghi. Tra quello e l’anticipo versato sul suo conto si era quasi convinto di trovarsi in un mondo fittizio. O forse cercavano solo l’ennesimo racconto sulla mutazione di un fungo che infesta l’uomo e lo trasforma in una bestia. 

Scorrendo il contratto notò una clausola piccola, che non ricordava. Strizzò gli occhi per leggerla meglio: “La mission della Lucerna edizioni è da sempre la diffusione dei miceti su tutto il nostro pianeta, tramite le sue spore di armonia e pace tra i popoli. Gli scrittori impiegati con la nostra casa editrice si impegnano a sposare questa filosofia e a farsi promotori della sua divulgazione, con ogni mezzo, invasione corporea compresa.”

Lo scrittore aggrottò le sopracciglia, mentre l’ennesimo sbadiglio si impossessava di lui. Poggiò la testa sulla scrivania per riflettere su ciò che aveva appena letto, mentre le palpebre gli si abbassavano.

Che stronzata, pensò, chiudendo un attimo gli occhi.

Una voce però lo strappò alla sonnolenza: alzò la testa, guardandosi intorno per capire da dove provenisse. 

“Signore, signore!” 

Lo scrittore sbatté le palpebre: era una voce sottile, di cui non riusciva a capire la provenienza. Eppure, era solo in casa, chi poteva essere?

Mise a fuoco l’ambiente intorno a lui e, proprio davanti ai suoi occhi, vide l’illustrazione di un fungo ballare sopra la pagina dell’enciclopedia. Si pizzicò il naso, cercando di svegliarsi. 

“Signore, lei è il primo con cui riesco ad entrare in contatto! Mi deve ascoltare, la prego.” Disse il fungo, saltellando su e giù.

L’uomo rimase perfettamente immobile, lasciando continuare quella specie di cosa. “La mia specie ha bisogno di aiuto! Noi miceti non siamo vegetali, ma esseri senzienti di un altro pianeta. So che voi ci vedete solo come alimenti commestibili o velenosi, ma non è così!”

Lo scrittore scoppiò a ridere, rilassandosi. Era un sogno, un sogno assurdo, nulla di cui preoccuparsi. Decise di restare al gioco, hai visto mai che si portava a casa l’idea per il racconto!

“Ma no, funghetto, noi vi usiamo anche come casetta per le fate! Siete disegnati nella maggior parte delle camerette dei bambini, insieme agli unicorni!”

“Appunto! La mia specie cerca di farsi comprendere da voi da miliardi di anni, e tutto ciò che siamo riusciti a ottenere è questo! Capisce il nostro dramma? Finalmente abbiamo stabilito un contatto con un essere senziente, abbiamo bisogno di lei!”

“E come potrei aiutarvi, sentiamo!” replicò lui, molto divertito. 

“Deve lasciarmi entrare nei suoi pensieri, solo vedendolo mi crederà!”

Lo scrittore sollevò un sopracciglio: non era più così sicuro che proseguire con quel sogno fosse la cosa giusta da fare. Però i sogni erano innocui, giusto? E ingovernabili per natura, quindi non aveva senso opporsi. Al massimo si sarebbe svegliato col mal di testa. 

“Va bene” disse, allungando una mano verso il fungo per toccarlo. “Mostrami ciò che devi.”


Si svegliò di soprassalto, guardandosi intorno con aria confusa. Strano: era certo di aver sognato qualcosa sui funghi, ma non ricordava più esattamente cosa. 

Guardò la pagina dell’enciclopedia che aveva macchiato con la saliva: le illustrazioni erano tutte al loro posto, e ogni cosa era come l’aveva lasciata prima di assopirsi. Si stiracchiò, poi decise che per quella sera ne aveva avuto abbastanza di tentativi di scrittura. Ci avrebbe riprovato l’indomani, decise, alzandosi per andare a dormire.


La mattina dopo, riaccese il computer e si mise a lavorare sul documento che aveva lasciato incompleto la sera prima: la data di scadenza prevista dal contratto si avvicinava e doveva assolutamente ricavare qualcosa da quella giornata. 

Due click sul mouse e il file si aprì: pazzesco, prima di addormentarsi aveva scritto un paio di righe, ma non se ne ricordava per nulla! Rilesse le poche parole nere sullo sfondo bianco: 

“NON FIDARTI DEI FUNGHI!!!” 

Oh, cielo. Caps lock e tre punti esclamativi, doveva essere impazzito. 

Scosse la testa: forse era il caso di prendere una boccata d’aria, in fondo era domenica e lo aspettavano per un brunch alla Società degli Scrittori. 

Spense il computer, si mise la giacca e uscì di casa. Sulla pagina dell’enciclopedia botanica, qualcosa si mosse. 


I suoi colleghi, i soliti del giro, avevano già iniziato a servirsi al buffet. Sul tavolo, tartine, affettati, muffin e formaggi sembravano chiamare gli scrittori perché se ne servissero,  ma niente di tutto quello attirò la sua attenzione. Solo un piatto, pieno di funghi trifolati, spiccava sugli altri, intonso. Una strana sensazione di ribrezzo lo riempì. Sentì un pizzicore alla mano, e si guardò il palmo: una scritta campeggiava nel mezzo, e quella era senza dubbio la sua calligrafia. “Guardati dai funghi” lesse, corrugando le sopracciglia. 

Prima che potesse capire a cosa si riferisse e perché se l’era scritto proprio lì, fu avvicinato da una collega. 

“È uno scandalo, non credi? Che siano esposti così, neanche fossero pezzi di carne in una macelleria. Dovremmo protestare con la cucina.”

Lui si limitò ad annuire, senza capire bene a cosa si riferisse. 

Lo sguardo della collega si ammorbidì: “Sapevo che eri dei nostri. Uno così brillante, dicevo agli altri, non può che aver accettato il contratto. Quand’è la scadenza?”

Trovandosi finalmente su un terreno solido, lo scrittore si rilassò, riuscendo persino a sorridere: “Tra due settimane, ma ho già qualcosa di imbastito!” 

“Non vedo l’ora di leggerlo. Ho trovato il tema così stimolante, che quando lo hanno proposto nell’ultima riunione di redazione sono letteralmente saltata sulla sedia dalla gioia.”

“Ah, quindi lavora alla Lucerna? Non sono sicuro di essermi presentato, io sono..…”

“So benissimo chi sei!” lo interruppe la donna, stringendogli il braccio in modo affettuoso. “So tutto di te, sono sicura che diventerai il nostro miglior araldo! Ora scusami, vado a far rimuovere quella mostruosità dal tavolo prima che qualcuno vomiti!” terminò, allontanandosi a passo svelto. 

Un dolore, come una puntura, gli fece storcere il palmo della mano. Lo guardò nuovamente : “NO FUNGHI” lesse sul suo palmo. Strano, era convinto di aver già sentito qualcosa del genere, ma quando? Scosse la testa, e tornò a dedicarsi al buffet, ignorando i camerieri che stavano rimuovendo il vassoio incriminato sotto l’occhio attento della donna.


Nelle settimane successive, lo scrittore si dedicò attivamente al racconto, riuscendo a tirar fuori qualcosa di decente a pochi giorni dalla data di scadenza. Si allungò, stiracchiandosi dopo le lunghe ore passate al computer. 

Erano giorni che si sentiva strano, come se fosse sconnesso dalla realtà, e non riusciva neanche a riposare bene. Gli incubi notturni continuavano a perseguitarlo: tutti legati ai funghi, ovviamente, con i miceti che divoravano il suo corpo e se ne impadronivano come in un film di serie Z. Iniziava a pensare di essersi documentato troppo per quel lavoro. Aveva riposto l’enciclopedia botanica sullo scaffale e cercato di distrarsi, eppure quella sensazione continuava a perseguitarlo, insieme alla visione del piatto di funghi al brunch di qualche settimana prima.

Qualcosa dentro di lui continuava a paragonarlo a un piatto di viscere umane, come se tutto ciò che stesse vivendo non fosse già abbastanza assurdo. Forse era un esaurimento nervoso e non se ne era ancora accorto. Scrisse la parola “fine” in fondo al racconto e salvò il file. Soffocò un conato di nausea, subito seguito da uno sbadiglio.

Aveva davvero bisogno di riposo. 

Si diresse in cucina, per prendere un bicchiere d’acqua. Nella sua mente, esplose la luce: qualcuno gli stava parlando, mostrandogli delle cose. Macchie forse. Sagome assurde con braccia. Strizzò gli occhi, cercando di resistere, ma più si opponeva più faceva male. Decise di cedere, e provare a rilassarsi. 

La luce aumentò. 


La donna aprì la porta della casa editrice con un gluteo, le mani impegnate nel reggere un plico enorme di fogli. Una piccola targa di ottone, con su scritto “Lucerna Edizioni” si staccò quando chiuse dietro di sé la porta con decisione. 

“Allora, come procede questo ultimo araldo? A quante connessioni siamo?” chiese, al gruppo di persone che occupava la stanza, togliendosi le scarpe prima di varcare la soglia del salone dove lavoravano i colleghi. Il pavimento era cosparso di terra umida, e la donna sospirò di soddisfazione quando ci immerse i piedi nudi dentro. 

“Purtroppo è andato oltre anche lui. Dobbiamo ricalibrare la potenza delle connessioni, l’ambulanza lo ha appena portato via per un TSO di urgenza.”

La donna lasciò andare un piccolo verso arrabbiato, incrociando le braccia al petto: piantò meglio i piedi nella terra, e lasciò che il suo busto accogliesse le braccia, mentre i capelli si allargavano a ombrello intorno alla sua testa. Prima di completare la trasformazione in quello che sembrava a tutti gli effetti un gigantesco fungo velenoso commentò in tono acido: “Umani! Ogni giorno più fragili. Va bene, non perdiamo tempo, recuperiamo i soldi e passiamo al prossimo, procedura standard. Almeno il racconto è pubblicabile?”

“Non saprei, è cosi tellato! Sembrava che non riuscisse a resistere senza spiegare qualcosa a ogni riga.”

Un sospiro di rassegnazione uscì da ciò che era prima la donna, ormai completamente trasformata in fungo. 

“Di questo passo la gloriosa funghizzazione non avverrà mai!  Riprendete a cercare un nuovo candidato, e questa volta che ne valga la pena!”


La televisione, sintonizzata sul telegiornale, blaterava allegra, inascoltata dai due coniugi. 

“È tanto che non vedo più il vicino.” Disse la moglie, assaggiando la minestra. 

“La sorella mi ha detto che non sta bene, ha avuto un esaurimento o qualcosa di simile! Gli scrittori son gente stramba, mica come noi. Ora alza la televisione, che c’è l’esperto del gusto!”

La donna annuì felice, dirigendo il telecomando verso l’elettrodomestico. 

“Non si ferma il consumo di funghi sulle nostre tavole, anzi come ogni anno in autunno aumenta a dismisura! Considerato un super food dai molteplici utilizzi, veniva mangiato già dagli antichi e non dovrebbe mai mancare in una dieta equilibrata. Ma andiamo nel dettaglio, con qualche ricetta sfiziosa e poco conosciuta per assaporarli meglio!”