Le 24 giornate prima di Natale – 1 Dicembre

Prefazione: questo progetto è nato come regalo per una persona, e solo dopo ho pensato di condividerlo anche qui. É pensato come un calendario del avvento. quindi ogni giorno ci sarà un nuovo capitolo. Potete leggerlo giorno per giorno o aspettare che sia tutto intero, in entrambi i casi spero che vi piaccia e che vorrete conoscere Ostro, Zefiro e Matteo anche se almeno un paio di loro non se lo meriterebbero.

Buona lettura!

1 Dicembre

00:00 AM

Il primo ad avvistarle fu Babacar, che tutto il quartiere ormai chiamava Bruno, comprese le forze dell’ordine.

Conosciuto da sempre come mendicante e accattone, in realtà non aveva mai dato fastidio a nessuno. Almeno fino alla mezzanotte del 30 Novembre, quando iniziò ad urlare come un pazzo svegliando tutto il quartiere.

“I JINN, STANNO ARRIVANDO I JINN!! SCAPPATE, STANNO ARRIVANDO I DEMONI”

La sua voce risuonava nelle strade addormentate di quel popoloso quartiere di periferia dai palazzi alti e dalle macchine posteggiate una stretta all’altra, senza neanche spazio per respirare.

Babacar correva su e giù per le strade, suonando campanelli e battendo sui bidoni nel disperato tentativo di svegliare i bravi cittadini addormentati. Purtroppo per lui, il suo tentativo terminò neanche mezz’ora dopo con un TSO d’urgenza, e un foglio di via per il paese da cui mancava da oltre vent’anni.
I bravi cittadini tornarono a dormire sogni tranquilli nella notte che li avrebbe traghettati al Primo Dicembre, solo per scoprire, appena spuntò l’alba, che il tempo della tranquillità era ormai terminato.


7:00 AM

Alle sette di mattina del primo dicembre, Zefiro Carambola si alzò sbadigliando rumorosamente. Aprì le tapparelle sulla nebbia che avvolgeva il quartiere, cercando di vedere qualcosa al di là del giardinetto che separava il suo palazzo da quello di fronte.

Gli sembrò di intravedere delle sagome che si muovevano di corsa, ma non ci fece troppo caso: tra i giovani che andavano a scuola e la gente che si accalcava alle fermate dei bus, la zona non era mai deserta, meno che mai di mattina.

Accese la televisione, più per avere un segnale di vita che per reale interesse.

La voce dell’annunciatrice popolò il piccolo appartamento: “Sono ancora un mistero le condizioni che ieri hanno portato alla scoperta, di un enorme giacimento di terre rare nel enorme cantiere di piazza Baldissera.
Dalle prime rilevazioni sembra che il giacimento contenga enormi quantità di Lutezio, Itterbio e Terbio, se questo dovesse essere confermato si tratterebbe del giacimento più prezioso mai scoperto al mondo nella storia dell’umanità.
Un valore inestimabile, superiore anche a quello dell’oro, in quanto questi minerali vengono comunemente utilizzati per applicazioni mediche, laser, fibre ottiche e magneti.
L’intera zona è stata messa sotto sequestro e presidiata dalle forze armate ventiquattro ore su ventiquattro. gli esperti indagano, mentre gli enti locali si preparano a una dura battaglia contro il governo per rivendicarne la proprietà.”

Zefiro girò il cucchiaino per sciogliere lo zucchero nella tazzina : sul giacimento ne sapeva più di quanto desiderasse saperne, visto che il giorno prima aveva dovuto fare straordinario per presidiarlo e tenere a bada la piccola folla di curiosi che si era subito accalcata li davanti. In realtà era stupito di essere riuscito a mantenere la sua pausa settimanale.

Meglio godermela finché dura, pensò subito prima di essere interrotto dalla suoneria del telefono di servizio.


7:30 AM

“Proprio una bella idea abitare vicino al commissariato, adesso mi trasferisco in Santa Rita, cosi se mi richiamano d’urgenza arrivo dopo e dò la colpa al traffico come fa Vincenzi!”

Pensò Zefiro, salendo i cinque gradini che portavano dentro il brutto edificio del commissariato di Madonna di Campagna: in realtà i suoi pensieri non erano altro che un riflesso della frustrazione nel vedersi togliere la pausa settimanale, ma da buon figlio d’armi sapeva che il dovere veniva sempre prima di tutto.

Il suo era un destino già scritto: tutti gli uomini della sua famiglia avevano servito in quella zona, chi in Polizia, chi nell’Arma, e suo nonno era arrivato persino a ricoprire la carica di vice questore dopo aver iniziato come semplice appuntato. Ovviamente, lui non intendeva essere da meno.

Una volta dentro, trovò il commissariato ronzante come un alveare, molto più di quanto si sarebbe aspettato: percorrendo il corridoio diretto allo spogliatoio, notò anche un paio di facce nuove, che con espressioni tetre parlavano con il commissario a bassa voce. Prima che potesse raggiungerli e avere un’anticipazione di ciò che stava succedendo, si chiusero la porta dell’ufficio alle spalle.

Mai che si possa stare tranquilli a Natale, pensò, aspettandosi il solito sciopero o manifestazione non autorizzata, magari davanti al nuovo giacimento. Dannati ambientalisti. Entrò nello spogliatoio per indossare la divisa, facendosi largo tra i colleghi ammassati che come lui erano stati richiamati in servizio. Passò davanti all’armadietto di Vicentini, notando l’ennesima assenza del collega.

Peggio per lui, a questo giro una nota di demerito non gliela toglie nessuno.

Luca, il suo vicino di armadietto, lo salutò con una strizzata d’occhio: “ci aspetta un bel regalo di Natale, mi sa! Sono arrivati i capi dal Palazzaccio!”

Zefiro si iniziò a svestire: “Dal Vinzaglio? Ma che sta succedendo?”

“Pare che ci siano delle misteriose apparizioni che infestano il quartiere. Un gruppo di bravi cittadini della zona è convinto di aver visto la Madonna giù al passante ferroviario, mentre altri sostengono stia in piazza Baldissera, al cantiere.”

“Una appare lungo la tangenziale, mentre l’altra vicino a un pozzo di soldi.” commentò Zefiro, scuotendo la testa “La logica di questo quartiere va sempre più a puttane. Non poteva apparire nel Duomo in centro o in mezzo alla natura come si faceva una volta?”

Luca scoppiò a ridere, allacciandosi il cinturone con la fondina incorporata: “magari vuole solo una dose di qualcosa, sai queste sono apparizioni di periferia mica di lusso!” Zefiro rise con lui, finì di allacciarsi gli stivaletti e lo seguì verso la stanza delle conferenze, come pomposamente chiamavano la stanza messa meno peggio delle altre.

Entrarono in silenzio nello stanzone mal messo: il commissariato di Madonna di Campagna, popolare quartiere della periferia nord di Torino, non brillava né per architetture moderne, né per tecnologie all’avanguardia, ma era un ottimo posto da cui partire per fare carriera ed era per questo che Zefiro l’aveva scelto.
Qualche mese lì a farsi notare, ad arrestare spacciatori e teste calde, e poi via! Verso il resto della sua carriera.

Ritornò al presente, concentrandosi su ciò che li attendeva: i tipi che aveva visto poco prima nel corridoio insieme al Commissario erano già posizionati davanti allo schermo abbassato e le loro facce non presagivano niente di buono.

Prese posto di fianco a Luca, guardandosi intorno alla ricerca di altri colleghi: Vicentini non era l’unico assente della sua unità. In compenso c’era qualche faccia nuova, colleghi che conosceva di vista ma distaccati in altre sedi, pur abitando lì in zona.

Aggrottò le sopracciglia, cercando di capirci qualcosa, quando le luci si abbassarono di colpo e il commissario iniziò a parlare, senza alcun preambolo istituzionale. Ancora più strano.

“Alle ore una e trenta di questa mattina un soggetto straniero, identificato come Babacar ma conosciuto come Bruno, è stato preso in custodia in via stradella e portato all’ospedale Amedeo di Savoia. Gli è stato praticato un TSO di urgenza. Il soggetto, prima di essere fermato, è stato sentito urlare più volte avvertimenti contro la venuta di presunti demoni nella zona.”

click. L’immagine sullo schermo cambiò, e la foto segnaletica del fermato lasciò il posto alla immagine di una delle vie del quartiere, attraversata da una specie di barriera translucida. Una macchina era incastrata a metà, con la barriera che separava perfettamente i sedili anteriori da quelli posteriori.

“A quanto pare, il sospettato non aveva tutti i torti. Dalle 4 di questa mattina, pare che una enorme bolla di sapone avvolga il quartiere di Borgo Vittoria e non riusciamo più a comunicare con l’esterno.”

“Ma è impossibile, io ho visto il notiziario stamattina e sono stato convocato telefonicamente” saltò su Zefiro, incapace di trattenersi: se dovevano rovinargli la giornata cancellandogli il turno di riposo, che almeno fosse per un motivo serio!

Uno degli altri capi, di quelli che parlavano con il commissario, prese la parola per rispondergli:
“Le comunicazioni all’interno della bolla funzionano perfettamente. è l’entrata o l’uscita del segnale radio ad essere un problema. Come questo sia potuto accadere, non siamo ancora riusciti a capirlo.” Disse, indicando lo schermo su cui era apparsa la mappa della città con un segno rosso intorno alla zona in cui si trovavano.

Nella stanza, il silenzio si fece assoluto: improvvisamente tutti si erano resi conto di quanto fosse seria la cosa, per quanto assurda e incredibile potesse sembrare.

“Nulla esce, nulla entra, neanche le comunicazioni.” Ripeté l’oratore. “Questa mattina abbiamo provato ad uscire dalla bolla più volte per rientrare in sede, ma non c’è stato modo . Dal lato di corso Grosseto un autobus si è trovato preso in mezzo: la barriera l’ha attraversato come se fosse fatto di burro. E prima che qualcuno lo suggerisca, si, abbiamo provato a scavare. Non ha funzionato neanche così.”

Qualcuno dal fondo alzò la mano: “E lei come ha fatto ad entrare nella bolla? Tutti i qui presenti erano in turno o vivono nella zona, ma voi siete di stanza al Vinzaglio, in centro!”

“Giusta osservazione. Come sapete, 48 ore fa è apparso un giacimento di pietre rare qui nel quartiere ed entrambi. siamo stati dislocati qui insieme a due reparti della mobile per 48 ore. Abbiamo motivo di credere che i due eventi sono collegati, alla luce di un terzo evento, che sembrerebbe unire i primi due. Davvero non ci si annoia mai, in questa zona!”

Qualcuno rise, più per nervosismo che per divertimento, ma la maggior parte degli agenti stette in silenzio, in attesa della prossima notizia.

Il commissario prese la parola: “Nella prossima immagine, potrete vedere qualcosa che metterà i dubbio tutte le vostre convinzioni. Capiamo che molti di voi potrebbero ridere, o sostenere che sia un fotomontaggio, ma credeteci quando vi diciamo che non è così. La foto ha una fonte perfettamente attendibile, l’ho scattata io stesso intorno alle 6 di questa mattina.”

Sullo schermo, apparve la fotografia di piazza Baldissera, come la conoscevano tutti: una rotonda enorme con sei strade che vi confluivano, e al centro, un enorme buco, contornato da una recinzione arancione e da materiali di scavo, oltre che da diversi scavatori e gru. In mezzo a tutto quello, emergeva dalla foto una figura chiaramente femminile, con un velo bianco quasi trasparente a nasconderle i tratti del volto. Tutto intorno a lei, figure assurde, uscite da una fiaba, o da un racconto: un piccolo fauno, delle figure alate, che qualcuno avrebbe potuto chiamare fate, e poi esseri mostruosi metà serpenti e metà gatti, e centauri.
I colori e le fattezze degli essersi che si affollavano intorno alla donna erano stupefacenti, più vivi di qualsiasi altra cosa avessero mai visto e ognuno diverso dall’altro. Una cosa sola li accumunava tutti: erano di una bellezza sconvolgente, con lineamenti armoniosi e delicati, e l’intera sala si ritrovò a trattenere il fiato, sorprendendosi ad ammirarli.

Stranamente, nessuno dei presenti osò ridere o paragonarlo a un cartone animato.

Click. Una foto più ravvicinata, probabilmente rubata da dietro la recinzione arancione, mostrava meglio le creature intorno alla figura velata dimostrando ancora una volta quanto fossero incredibilmente belle.

Click. Una seconda foto, questa volta della barriera di sapone, che divideva un palazzo a metà. In alto, una figura umana ma con ali da libellula era posata su un balcone, all’interno della barriera.
Su una spalla, una specie di lucertola, o di drago, che guardava l’obbiettivo con fare minaccioso.

Un collega di Zefiro sbuffò nella penombra, rompendo il silenzio: “L’ abbiamo scavato troppo a fondo andava di moda secoli fa però!”

“E poi non ci dovrebbe essere l’esercito, stanziato in quella zona, oltre alla mobile? I militari potrebbero anche fare qualcosa ogni tanto, e sgomberare quelle specie di… di cose!” replicò un altro, il nervosismo chiaramente percepibile dalla voce.

Stranamente, i superiori non dissero nulla, limitandosi a far riprodurre un breve filmato.

Doveva essere stato girato poco prima, perché il cielo era già tendente al chiaro e l’oscurità della notte stava sparendo.

Nel video, un piccolo gruppo di militari umani era in ginocchio davanti alla figura velata, con lo sguardo adorante rivolto verso di lei. Tutte le creature fatate le stavano intorno disposti a semi cerchio, a debita distanza dagli umani e sembravano come in attesa di qualcosa, quasi in trance.

Poi un rumore distrusse l’incantesimo nel video: qualcuno aveva lanciato una pietra contro la figura velata ma prima che potesse colpirla, venne intercettata da uno degli esseri che la accompagnavano.

L’essere sembrava indossare una sorta di armatura verde smeraldo, come fosse il carapace di un insetto, con una fila infinita di lame che uscivano dalla spalla al polso. Un movimento del braccio, un colpo di lama, e la pietra divenne polvere.

Zefiro si chiese di che materiale fossero fatte, e se l’essere non si ferisse da solo toccandole o semplicemente avvicinando le braccia al corpo. Nel video, due soldati umani si erano risvegliati da quella specie di incantesimo e avevano subito bloccato chi aveva lanciato la pietra, placcandolo a terra.

L’essere vestito di verde li raggiunse immediatamente: il video lo inquadrò mentre si alzava in volo e finiva fuori campo, lasciando alle urla in lontananza il compito di spiegare cosa fosse successo.

Poi un altro essere parlò: d’aspetto identico a quello di un umano, sembrava un bell’uomo di mezza età con i capelli ondulati che ricadevano morbidi sulle spalle, ma la voce forte e chiara e l’aurea che faceva risplendere il suo volto gli fecero subito capire la sua appartenenza ad un’altra specie.

“Questo giacimento è di proprietà della Sibilla Latente, e del suo popolo. La dama ne rivendica la proprietà, e chiunque andrà contro il suo volere ne pagherà le conseguenze.”

I militari piegarono la testa in segno di riconoscimento o forse di rispetto.

L’essere continuò: “La Sibilla Latente è munifica, e tiene a tutte le creature. Se la servirete fedelmente, e non cercherete di arrecare del male ai suoi figli e alle sue figlie, qualunque aspetto o forma essi indossino, Lei ve ne sarà riconoscente, e vi ricompenserà come meritate. Seguitela, e non soffrirete più la fame. Opponetevi a lei, e ne pagherete le conseguenze.”

Nella sala riunioni si riaccesero le luci: Zefiro si guardò intorno, scambiandosi sguardi stupiti con il resto dei suoi colleghi.

I capi non diedero loro il tempo di pensare:

“Il vostro compito nelle prossime 48 ore sarà di mantenere l’ordine: i supermercati sono già stati avvisati di contingentare ingressi e vendite, mentre i colleghi dell’Arma stanno percorrendo le strade da questa mattina all’alba per assicurarsi che nessuno faccia gesti avventati. Al momento i trattenuti sono circa una decina. Un nucleo ristretto di voi è stato scelto per monitorare il giacimento e studiare i movimenti dei nuovi arrivati, ecco i nominativi delle varie squadre.”

Il nome di Zefiro uscì tra i primi, insieme a quello di Luca e di altri tre colleghi: gli era toccata la sorveglianza del giacimento, e nessuna possibilità di un incarico più semplice.

“Come dovremo interagire con queste… cose?” chiese, alzandosi per avviarsi verso l’armeria e potenziare il suo armamentario.

“Interagendo il meno possibile. Sono a tutti gli effetti una potenza straniera, ma fino a che rimarremo isolati qui senza ordini dall’alto, cerchiamo di prendere tempo e di ridurre i danni collaterali. Forza, i colleghi dell’esercito vi aggiorneranno sul resto!”

“Non si può dire che ci annoieremo!” Sorrise Luca, facendogli l’occhiolino.

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