Disclaimer: questo articolo contiene spoiler, se non hai letto il libro prosegui a tuo rischio e pericolo.

Il priorato dell’albero delle arance è un bel libro fantasy scritto da Samantha Shannon della bellezza di 939 pagine. Candidato ai Goodreads Fantasy Award, ci porta in un mondo in cui la Regina Sabran Nona di Inys deve dare a tutti i costi un’erede al suo regno per evitare che il suo regimato (e tendenzialmente il mondo, almeno nella loro interpretazione) finisca. A difenderla da tutti i pericoli del mondo, Ead,maga proveniente, appunto, dal Priorato dell’Albero delle Arance.

Dall’altra parte del mondo, in Oriente, troviamo invece Tané che si allena da tutta la vita a diventare cavaliere dei draghi che, se a Inys e in Occidente sono visti come progenie del demonio, dall’altra parte del mare sono invece venerati e onorati come dei.

In aggiunta a questo, una profezia che annuncia il ritorno del male, una religione reinterpretata in due modi diversi a seconda di chi la racconta , la rielaborazione della leggenda di San Giorgio e ancora tanta, forse troppa roba: letteralmente, un mondo.

Il libro è godibile, anzi più che godibile, intendiamoci, ma a parer mio vuole mettere troppa carne al fuoco in un solo volume. Non è la quantità numerica di pagine, ad essere problematica, ma gli intrecci: nessuno degli stati nominati viene approfondito, con l’unica eccezione del Priorato, e difficilmente scatta quella magia del “ci vorrei andare”.

I due personaggi principali, Ead e Tané, non sono molto diverse tra loro e le anche le prove che si trovano ad affrontare non sono poi così diverse che, trattandosi di due personaggi provenienti da parti del mondo e contesti completamente diversi, uno se li aspettava un pochino diversi. Tutt* (uomini, donne e draghi) bravissim*, bellissim* e con un destino scritto dal destino solo da seguire, praticamente dei supereroi.

In questo mondo di semi dei, però, c‘è una nota stonata: l’alchimista Nyclaise Ross, anziano, malato e con una dipendenza dall’alcol, questo piccolo concentrato di rancore è diventato in poco il mio personaggio preferito, perché si evolve in modo molto più complesso di Ead e Tané e perché è intriso di umanità, di quella base proprio.

Il tipo di umanità che quando si trova al centro dei grandi eventi non sa che fare e, molto probabilmente, sceglie la strada sbagliata più per paura che per cattiveria vera e propria. Attenzione, Ross non è l’anti-eroe, il Mordred della situazione, no lui è proprio un povero diavolo che la vita ha preso a schiaffi più volte e che non ha potuto far altro che incassare, sperando che la tempesta passasse senza fare troppi danni.

Ross siamo tutti noi, alle prese con la vita di tutti i giorni e la speranza dell’immortalità che rimane solo una vaga speranza, purtroppo per la Regina Sabran che lo manderà in esilio per non aver assolto al suo compito ma, anzi, averla presa in giro. E da quell’esilio Ross compirà un sacco di scelte, molte sbagliate ma molte altre buone, nella vana speranza di un riscatto e di una redenzione che non è mai facile da ottenere.

Personalmente, credo che il fantasy abbia bisogno anche di questi personaggi e non solo di eroi ed eroine che uccidono frotte di nemici usando solo una forcina. Perché è proprio nell’ordinario che, molto spesso, si nasconde lo straordinario.

2 risposte a “L’umano e il fantastico: Il priorato dell’albero delle arance.”

  1. Avatar un Lich
    un Lich

    Effettivamente Nyclaise mantiene fino all’ultimo l’incertezza su come si comporterà: tradirà tutti in nome di un mondo che l’ha solo privato di ciò che amava e desiderava o proprio in ricordo di ciò si riscatterà? Tutti gli altri personaggi, invece, non suscitano altrettanta curiosità, agendo esattamente come uno si aspetta avrebbero fatto.
    Ovviamente penso che il forte di questo romanzo non siano, però, i personaggi, bensì il contesto politico e culturale entro cui si muovono: la trama non ci parla solo di persone che agiscono e si contrappongono, ma anche di mondi differenti che si scontrano e incontrano e questo l’ho trovato molto interessante. C’è abbastanza complessità in questo microcosmo da dare vita a molti altri romanzi che ci permettano di esplorare luoghi e vicende solo accennate, eppure potenzialmente ricchi.

    Bella recensione.

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    1. Avatar eleghighi

      Grazie mille per essere passat3 di qui!
      Concordo con te su tutto: il word building è sicuramente il punto forte di questo libro, anche se avrei voluto saperne molto di più (la figura dell’imperatore che appare all’ultimo ad esempio, e le differenze tra quel paese e quello di Tané, tanto per cominciare). Nyclaise mi è piaciuto proprio per il suo non essere mai del tutto chiaro,e in fondo drammaticamente umano, molto più di Ead e Tané. Oltre al fatto che ho un debole per le background story come le sue ma questo è un altro discorso.

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