Il popolo di Instagram ha votato: questa settimana si parla di Sandman! Non farò spoiler provenienti dal fumetto, tranquilli, ne sarà una cosa in cui analizziamo tutte le differenze tra serie tv e fumetto (che non ce ne sono, o quelle che ci sono vanno benissimo così visto che è la serie più bella a cui potessimo aspirare), ma sarà più una chiacchierata sul suo protagonista, l’unico e solo Signore dei Sogni, Dream, Sogno degli Eterni.
Prima di tutto questo, però, una breve introduzione sull’opera magna: Sandman nasce dalla penna di Neil Gaiman (sempre sia lodato) e viene pubblicato tra il 1988 e il 1996 dalla DC Comics, a cui si aggiungono Notti Eterne del 2004 e Overture (un prequel che però va letto alla fine di tutto) nel 2013. Per tutto il resto, trovate le informazioni tecniche qui, storia editoriale compresa.

Io mi sono approcciata a Sandman negli anni del liceo, e non scherzo quando dico che ne è diventata la mia intera personalità: potrei aver avuto indirizzi mail dal dubbio nome dedicati a Sogno e a Death, di cui non mi pento solo perché sono giustamente caduti nel dimenticatoio. Nonostante il mio amore spropositato per quest’opera, però, non l’ho terminata fino a questo Natale, quando quel santo di Amò mi ha regalato il cofanetto completo.
Le motivazioni di questo mio procrastinare sono legate alla storia narrata nei dieci volumi di Sandman: come avete visto nella serie, infatti, Sogno non è un tipo che ama i cambiamenti, anzi, e questo nonostante lui sia il Re del reame dei sogni, (che sono mutevoli per definizione) e ciò che accade nella serie mette in moto una serie di eventi che vi lasceranno a bocca aperta. Non siete pront3, vi avviso.

Il personaggio di Sogno è una drama queen, è forse l’unico degli Eterni a riferirsi a se stesso come Re del suo reame, e prende molto sul serio il suo compito, tanto da parlarne costantemente dei suoi doveri e metterli al di sopra di tutto.
Bonus: non è in grado di accettare un rifiuto manco a pagarlo.
L’intero arco narrativo del fumetto ruota intorno a questo: Sogno non vuole cambiare, non vuole accettare (o meglio, non sul serio, non nel profondo) che questo possa avvenire, eppure tutti intorno a lui gli dicono che è cambiato. Ma fino a che punto, lo è davvero? E cosa comporterà questo per lui, che appartiene alla famiglia degli Eterni?
Tra i suoi famigliari ci sono altri esempi di cambiamento: Death stessa lo dice nella serie tv, che all’inizio era insopportabile e che ha scelto volontariamente di cambiare mentre sua sorella Delirio inizialmente era Delizia, e poi è cambiata.
C’è anche un altro fratello che sceglie la via del cambiamento, ma di lui ne parleremo dopo la seconda stagione se tutto va come andare e vedremo l’albo “Vite Brevi”.

Ma nonostante questo, il cambiamento resta un argomento scottante per il nostro Sire e la storia continua il suo corso fino al finale da cui, no, non mi sono ancora ripresa.
Ho finito Sandman il 27 Dicembre, intorno a mezzanotte, singhiozzando e sentendomi anche un pochino scema, a piangere cosi per un fumetto che ho iniziato a quindici anni e finito a trent..e qualcosa anni suonati . Non ho pianto tanto per la storia, quanto per ciò che ha significato, per ciò che significa tutt’ora: un bellissimo viaggio, in cui ripercorrere gli sbagli del passato e cercare di accettare i cambiamenti o provare a ricominciare da capo con le risorse che abbiamo.

Perché vi consiglio di leggere Sandman, oltre a guardare la serie tv? Perché Sandman è un universo, letteralmente un universo che fa invidia al MCU e anzi potrebbe mangiagli in testa, perché ci trovate dentro tanti di quei temi che potremmo parlarne per settimane e non esaurirli mai. Perché a sedici anni impazzivo per Sogno e le sue storie d’amore, mentre ora vorrei saperne di più su Delirio e Desiderio (che ha un arco narrativo pazzesco tra l’altro) e mi sciolgo davanti all’amicizia che lo lega a Matthew, il corvo. Perché a un certo punto i cambiamenti sono inevitabili, per quanto possano sembrare spaventosi, e l’unica cosa che possiamo fare è accoglierli e tenere la barra dritta il più possibile.
Perché “La stagione delle nebbie” insieme a “Brevi Vite” sono forse gli album più belli che voi possiate leggere, con il Lucifero miltoniano più affascinante di sempre e un Orfeo che vi farà perdere la testa. (questa vi arriva dopo la lettura dei fumetti)
Perché è stata scritta negli anni ’90 ma ci trovate più rappresentazione qui ( quella vera eh, non personaggi inseriti solo per mettere un # in copertina) che in molte altre opere contemporanee, con personaggi trans, bi e appartenenti a tutte le razze e perché Death che vi spiega come usare un condom per prevenire malattie sessualmente trasmissibili dovrebbe essere trasmessa a reti unificate in mondovisione.
Vi lascio con una citazione che credo definisca benissimo l’intero arco narrativo di Dream e la sua attitudine ai cambiamenti : “It Is Sometimes A Mistake To Climb, It Is Always A Mistake Never Even To Make An Attempt. (…) Sometimes you wake up. Sometimes the fall kills you. And sometimes when you fall, you fly.”

Spero che questo piccolo viaggio non sia stato troppo delirante per voi e vi aspetto nei commenti per sviscerare il tutto!

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