Non so se perché ho partecipato al contest di Scartafaccio a tema vegetazione o perché il mese di Novembre si sposa bene con l’antropofagia, la natura surreale e i rovesciamenti di sistemi governativi ma quasi tutti i libri che mi hanno accompagnato in questo mese appena trascorso si collegano a questi argomenti.

Proprio di rovesciamenti di governi, o perlomeno di tentativi, ci parla Mirai, scritto da Arianna Rosa per Acheron Books. Mia personale porta di ingresso al mondo solar punk che strizza l’occhio allo steampunk nelle ambientazioni e atmosfere, mi ha incuriosito al punto di volerne sapere di più su questo genere.

Siamo nel 2310 e le vite di tutti i cittadini sono governate dal Sistema che controlla ogni aspetto della vita quotidiana, nascite e morti comprese. Più ci si comporta bene più si otterranno punti per salire di livello e avere più benefici.

In cambio del controllo quasi totale sulla propria vita, l’aria è pulita e respirabile, tutti hanno un lavoro e si vive in una sorta di futuro perfetto dove niente di male potrebbe mai accadere purché si seguano gli ordini del Sistema. Purtroppo però, le favole non sono mai eterne e Vera, una delle protagoniste del romanzo, ne è la testimonianza diretta: tutte le sue certezze si sgretolano quando assiste a un omicidio,e tutto ciò che ha conosciuto, ciò che ha costruito insieme alle vite dell’intera popolazione, è in pericolo. E questa volta il Sistema non sembra avere nessuna intenzione di aiutarla.

Mirai è un libro – panino: c’è la prima fetta, che serve ad farci venire l’acquolina in bocca, con l’estetica solar punk, i modi di dire particolari che caratterizzano i personaggi e il sole, il vento, con gli elementi più legati al mondo del fantasy, e poi c’è il ripieno, la ciccia, dove tutto viene messo in discussione, perché non ti aspettavi proprio un abbinamento così particolare ma ehi! funziona! Quindi ti ritrovi (io) innamorata perdutamente di un certo Elia al punto di volerlo adottare, tiri sospiri di sollievo misti a imprecazioni perché hai preso un boccone troppo grosso e non sai se riuscirai a gestirlo, e poi c’è la fetta finale che ti lascia solo il vuoto dentro perché è finito tutto troppo in fretta. Questo é il destino dei panini, e dei libri scritti da Arianna.

Mi è piaciuto quindi? Si, anche se forse nella seconda parte, verso la fetta finale insomma, mi sarebbe piaciuto vedere una critica al Sistema più netta, se non una vera e propria rivoluzione, ma capisco che non era lo scopo finale intenzioni dell’autrice e mi sembra che comunque fili bene.

Se vi incuriosisce il fenomeno del Solar Punk questo libro può essere un buon punto di accesso al genere, a maggior ragione se cercate una storia con una found family e con forti rapporti di amicizia, tra i personaggi. Vorrei spendere ancora due parole su questo punto: nel romanzo viene data molta importanza ai rapporti di amicizia, e ho apprezzato molto che non diventa a tutti i costi un legame romantico. Diamo più spazio alle amicizie tra uomo e donna, ma anche a quelle maschili e a quelle femminili, grazie!

Di tutt’altro genere ma sempre legata a una distopia parla invece “Cadavere Squisito” di Eris Edizioni. Un virus ha reso tutti gli animali estremamente tossici, e si é dovuto abbatterli tutti, selvatici e domestici, rendendo la loro carne non commestibile.

Cosa succede a questo punto, si diventa tutti vegani? Purtroppo no, perché le vecchie abitudini sono dure a morire e i governi di tutto il mondo hanno dovuto affrontare la situazione scegliendo di rendere legale l’allevamento, la produzione, la macellazione e la lavorazione della carne umana.

Marcos lavora nel mercato della carne da sempre, è un’attività di famiglia. Ma ora le cose sono cambiate, in modo radicale e irreversibile e lui si è dovuto adattare, cercando di non pensare a cosa fa per vivere, e fa del suo meglio per stare dietro a fornitori, clienti, ordini e consegne, perché deve pagare la casa di riposo in cui vive suo padre, e banalmente, sopravvivere alle difficoltà della vita di tutti i giorni compresa la fine del suo matrimonio.

Ma questo sua facciata di persona che prova a funzionare, a sopravvivere allo sfacelo che ha intorno, inizia a sgretolarsi quando riceve un regalo. é un capo pregiatissimo, la prima generazione allevata interamente in maniera biologica, ed è una donna.

Dire che il libro è volutamente soffocante è dire poco: il punto di vista è sempre quello di Marcus, e la prosa mira a provocare nel lettore un qualcosa, fosse anche solo a riflettere sulla nostra dieta. Difficilmente ci lascia indifferenti, e sicuramente o si ama o si odia. Io l’ho trovato molto lucido e sicuramente interessante perché mi ha portato più volte a farmi delle domande, su tutto o quasi . Non é sicuramente un libro da prendere alla leggera ma per me ne è valsa la lettura (e l’acquisto del bellissimo pacco a tema fatto dagli amici di Eris al SalTo, con sangue, penna osso e caramella occhio. Perché antropofagia e lotta al capitale si, ma con i gadget carini).

Ultimo, ma non per importanza, è La foresta Trabocca di ADD Editore, tradotto da Asuka Ozumi. Niente distopia questa volta, ma una foresta surrealista che straripa ed è rappresentazione del nostro io interiore.

Dopo questa superscazzola con avvitamento a destra come se fosse Antani, parliamo della trama. Uno scrittore famoso ma non famosissimo continua a vedere la moglie, Rui, come una semplice fonte d’ispirazione per la sua arte. Che detto così può sembra una bella cosa, ma viene fatto in maniera subdola, quasi lasciva, mettendo in piazza anche cose che starebbero meglio nel privato. Stanca di essere vista da lui solo per i suoi libri , Rui ingoia una ciotola di semi e inizia a germogliare, fino appunto, a traboccare e ad inglobare tutto il quartiere. Anche se nel primo capitolo è lo scrittore ad essere al centro della trama, sono in realtà le donne che gravitano intorno a lui le vere protagoniste,da lui usate per essere trasformate in meri personaggi di finzione. É proprio Rui, col suo farsi foresta, a spezzare questo cerchio e a iniziare una riflessione su femminilità, patriarcato e simili nella società giapponese.

Mia prima esperienza con Add editore, e non sono rimasta delusa: la qualità dell’opera (copertina e carta comprese) è alta, e si vede che c’è tanta cura dietro. Mi aspettavo un libro più spesso di 160 pagine, ma questo è un mio errore di valutazione. Le immagini ingannano, ricordatevelo!

É stata una lettura davvero scorrevole, anche se in alcuni momenti si accusa il momento “spiegone”, specialmente verso il finale. Mi è piaciuto che si chiuda in maniera circolare, e lo consiglio se cercate delle rappresentazioni femminili ben fatte e molto diverse tra loro.

Ci leggiamo presto.

3 risposte a “Tre letture di novembre: tra solarpunk, macellai e foreste.”

  1. Avatar The Butcher

    Tra tutti questi sono rimasto affascinato da Mirai. La Acheron mi piace tantissimo come casa editrici e ha pubblicato diversi libri con generi che apprezzo.

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    1. Avatar eleghighi

      Acheron ha un alta qualità, confermo, anche se ha la tendenza a usare gli stessi meccanismi di editing per tutti i suoi libri e non a tutti piace come stile!

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  2. Avatar scarta faccio
    scarta faccio

    Ma cara. Che figata il nuovo tema del blog (ed è subito 2006, a farsi i complimenti per il blog).

    La foresta trabocca l’avevo adocchiato anch’io, chissà che il 2025 non sia l’anno giusto. Mi sa di sì visto che mi è tornata prepotente la voglia di occuparmi di piante, giardini et al.

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