“Le venti giornate di Torino” è un libro curioso, sia per la sua storia editoriale sia per la trama.

Ambientato nella Torino degli anni ‘70, tra controviali e altri elementi decisamente sabaudi, racconta la storia di un uomo senza nome che vuole scrivere un libro su fatti accaduti vent’ anni prima in città, quando un’epidemia di insonnia ha portato a una serie di carneficine truculente. Chi le ha commesse? Non si sa.

Qualcuno parla di misteriose figure ammantate di grigio, quasi gigantesche, ma non ci sono indizi e gli unici accusati sono chiaramente dei capri espiratori.

L’unica certezza è che tutto é iniziato dall’apertura di una misteriosa Biblioteca, istituita presso il Cottolengo (e qui i Torinesi drizzeranno le orecchie) in cui chiunque poteva depositare le sue memorie per far si che fossero lette da chi lo desiderasse. Ma non vengono depositati semplici ricordi, bensì inconfessabili desideri, e, come insegnano le fiabe, ogni desiderio ha un costo. Probabilmente il sonno e la tranquillità di ciascuno torinese.

Un libro abbastanza assurdo, dicevo. Perché mescola weird, horror con una prosa che ricorda vagamente Fenoglio, delicata come solo noi piemontesi sappiamo essere, dandoci la prova reale che anche gli Italiani possono e devono scrivere di orrore, e che possono ambientare le storie nelle nostre città, senza nulla da invidiare a Lovercraft e compagni.

Il libro non vorrebbe disturbare, (é pur sempre un Piemonte, suvvia!) ma lo farà, perché pur senza esplicitarlo, ci porta a interrogarci sulla curiosità morbosa che abbiamo per i fatti altrui, per sapere chi fa cosa e quando.

Bizzarra é anche la sua trama editoriale: scritto da Giorgio De Maria, viene pubblicato nel 1977 e passa quasi inosservato. De Maria non pubblicherà più nulla dopo questo libro, e sarà solo grazie alla sua traduzione inglese nel 2017 che verrà riscoperto e gli verranno riconosciuti gli onori, postumi, perché l’autore é morto nel 2009, che merita.

Una storia assurda, quindi, inquietante e sconvolgente al punto giusto che vi farà venir voglia di tenere la luce accesa sul comodino la notte, più per la suspence che genera che non per vero e proprio orrore. Che forse è anche peggio.

2 risposte a “Weird profetici: Le venti giornate di Torino”

  1. Avatar Fosca Topazia

    Non ci credo, un piemontese tornato in Italia grazie alla traduzione! Probabilmente era un’opera troppo strana per l’epoca

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    1. Avatar eleghighi

      Anche secondo me , sai? Anche oltre oceano un romanzo cosi sarebbe rimasto tra gli indie, figurati da noi!

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