Scrivo queste parole poche ore dopo aver saputo della morte di Stefano Benni. Forse avrei dovuto aspettare qualche giorno e razionalizzare meglio il tutto, o forse a volte é anche bello buttarsi nelle cose di pancia, che fa meno male rispetto al lanciarsi di testa.
Zerocalcare ha scritto queste parole qui sulla morte delle persone famose, e mi risuonano in testa mentre cerco di dire la mia su una persona che non conoscevo se non per le sue opere, come molti altri di voi. Tutto questo per dirvi di portare pazienza, che con l’età si diventa malinconici.
Come molti altri ragazzi della mia epoca, ho conosciuto Stefano Benni nell’ edizione universale economica Feltrinelli. Copertine opache, quasi ruvide, e grafiche che alla me adolescente non ispirava per nulla.
Forse il primo é stato “Bar Sport” ma non lo ricordo per certo. Ricordarsi da cosa ho iniziato nel leggere Benni é come ricordare quando hai iniziato a respirare: semplicemente, ti pare di averlo fatto da sempre.
“Leggilo che è bello” mi dicono, mentre lo guardo sospettosa. Mi fido e leggo Bar Sport ma non lo capisco, non del tutto insomma. Ma qualcosa mi resta dentro, perché dei pezzi mi piacciono molto e quando passo davanti a vecchi bar gialliastri penso subito al Bar Sport.
Il Bar Sport era il bar davanti a casa delle mie amiche alle medie, aperto in momenti improbabili, gestito da due anziani più bianchi delle pareti e con gelati risalenti al primo dopoguerra. Si, c’era anche la Luisona.
E il Bar Sport é rimasto li, in un angolo della mente, pronto uscire fuori in momenti come questa mattina, quando passando davanti al classico bar di quartiere, sento due persone parlare di calcio in maniera piuttosto animata. “Questo è proprio un bar sport” mi dico, mentre procedo verso l’ufficio, ignara della notizia che arriverà tra poco.
(Si, si, qui inseriamo il “quando muore uno famoso” me lo merito tutto)
Forse il primissimo libro suo che ho letto é stato in realtà“La compagnia dei Celestini”, che mi ha fatto venir voglia di giocare a Pallastrada anche se non azzecco un passaggio manco pagata. Questo non mi ha impedito di farne la mia intera personalità, e continuo a pensare che Celeste sia proprio un bel nome.
E poi dopo questi due titoli ci sono stati gli altri: Comici spaventati Guerrieri, Saltatempo, Elianto, La grammatica di Dio, Bar Sport duemila e il Bar sotto il mare. Spiriti, il mio preferito tra i preferiti che ho consumato da quante volte l’ho letto, Achille pié Veloce e per concludere Margherita Dolcevita.
Su questo ultimo titolo ci siamo presi una pausa, non perché non mi sia piaciuto, anzi, ma mi è sembrato diretto verso una deriva più negativa e pessimista di quella a cui mi aveva abituato e forse non ero pronta io. Mi sa che aveva ragione lui però, visto come va il mondo.
La pausa è durata poco, perché l’ho ripreso con “La grammatica di Dio” (che avevo intenzione di restituire a un qualche ex storico ma non so più bene chi e che ormai ha cambiato proprietario) dove ci siamo ritrovati, tra alti e bassi, nei vari racconti. Da qui ho deciso che i girasoli sono i miei fiori preferiti e che e il caso di andare piano
Vorrei saper mettere per iscritto cosa hanno significato i suoi libri per me, come hanno cresciuto una Ele adolescente che non sapeva bene come funzionare nel mondo (adulto e non) ma non credo di esserne capace e sicuramente tanti altri lo avranno già fatto. Lui, Cacucci e Pennac hanno costituito la sacra triade della me liceo, aiutandomi nel mascherarmi da persona ben più intelligente di quanto non fossi (sia).
Per tutti questi motivi che ho sciorinato sopra, lo ringrazio. Per le storie che ci ha raccontato, lo ringrazio più e più volte. E per averci fatto sognare un’italia diversa, in cui i buoni a volte trionfano sui cattivi e anche la povera gente ha la sua rivalsa, non lo ringrazierò mai abbastanza.
Proteggetelo, Spiriti.
Ci vuole un gran fisico per correre dietro ai sogni.

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