Zefiro ruotò la tazzina in senso orario, facendo vorticare il rimasuglio di caffè che si era depositato sul fondo. Qualcuno potrebbe leggerci il futuro, qui dentro, pensò, mentre la osservava pensieroso.
La persona che era stata fino a qualche giorno prima probabilmente avrebbe riso a quei pensieri , ma erano successe troppe cose nelle ultime 72 ore perché lui potesse continuare ad essere scettico.
Era la prima vera colazione che si concedeva in due giorni: gli avevano concesso di staccare per qualche ora, il tempo di una doccia e una breve dormita per poi ripartire a razzo sul prossimo turno e prima di tornare in Commissariato si era concesso quel piccolo stop al bar del quartiere.
In realtà non aveva dormito poi molto: manco a dirlo, Matteo l’aveva tormentato per saperne di più su cosa stava accadendo, e avevano poi finito per passare insieme le poche ore in cui avrebbe dovuto riposare. Cosa volesse dire quello, che tipo di rapporto loro due avessero, non avrebbe saputo dirlo, o forse non voleva dargli un nome per via delle possibile conseguenze.
Il chiacchiericcio del bar si abbassò fino a interrompersi: fuori dalle vetrine, un paio di unicorni stavano attraversando la strada, placidi, come se fosse la cosa più normale del mondo per loro, accompagnati da un giovane centauro dal pelo scuro, con zampe lunghe e magre.
Zefiro si stropicciò gli occhi: subito dietro i tre quadrupedi, sulle strisce passò un essere vestito di verde, con i capelli neri e lunghi sciolti sulle spalle. Un fatato, che Zefiro era certo di aver già visto in giro, ma non ricordava assolutamente dove, catalizzò immediatamente l’attenzione di tutti con la sua bellezza. Anche lui si scoprì a trattenne il fiato davanti alla sua bellezza, in maniera istintiva, mentre il brusio nel bar ricominciava dopo il passaggio degli esseri magici .
“ma è normale che se ne vadano in giro cosi? a me sembra poco igienico” borbottò uno degli avventori più anziani.
“un unicorno ha attraversato la strada e ti preoccupi dell’igiene?” replicò il barista, pulendo un bicchiere.
Era uno di quei bar lì, dove il barista sta sempre pulendo un bicchiere eppure tutto sembra sempre sporco. Solitamente Zefiro si teneva ben alla larga da posti del genere per evitare di rientrare troppo presto in servizio, ma quella mattina era stanco, e il bar era proprio a due passi da casa sua.
“Si vede che non ti lavi mai, secondo te dove cagano quelle bestie? Non bastavano i cani, a infestare i marciapiedi?” replicò un altro, avvicinandosi per prendere il primo di molti bianchini della giornata dal bancone.
“Mah, a me comunque stanno simpatici. Almeno sembrano sapere il fatto loro, non hanno ancora mollato le pietre di piazza Baldissera. Ci tengono tanto, si vede”
“Ieri uno ha aiutato mia zia Assunta con la spesa, era disperata, al negozio non le davano più lo zucchero per il razionamento e quello puf! L’ha fatto apparire dal nulla!”
“Figurati! L’avrà nascosto nella manica per far bella figura con le vecchie ciabatte come lei!”
“Beh, sempre meglio degli zingari o degli stranieri che cercano di rubarti l’oro! Questi almeno fanno qualcosa, aiutano! E sono italiani, sicuro non chiedono neanche il reddito di cittadinanza!”
Zefiro decise che ne aveva avuto abbastanza: posò la tazzina, pagò ed uscì, diretto verso il commissariato per il prossimo turno.
Si sollevò il bavero, mentre un soffio di aria fredda giocava con i capelli corti sulla sua nuca.
Guardò il cielo: era il terzo giorno di isolamento dal resto della città, avevano razionato tutto, e lui e i colleghi stavano tutti lavorando duramente per evitare che la gente si accaparrasse quel poco che c’era nella bolla, ma sapeva che era solo questione di tempo prima che la gente iniziasse a dare di matto.
Il riflesso arcobaleno della bolla di sapone che li avvolgeva brillava contro il bianco delle nuvole, creando una sorta di tempo sospeso, in cui molti non sapevano che fare se non aspettare.
Controllò il telefono: Matteo aveva avuto la bella idea di mettersi a registrare video che inviava su whatsapp agli iscritti al suo canale, per informare il quartiere di ciò che stava succedendo, e sarebbe sicuramente stato impegnato tutto il giorno.
Tutti i social network erano giù, ma i buongiornissimo nelle chat continuavano ad arrivare con regolarità quasi spaventosa. Fortunatamente, gli scambi potevano avvenire solo tra due persone all’interno della bolla, il che limitava di molto la quantità di gif brutte che potevano essere inviate.
“Ehi!”
Una voce straordinariamente calma lo riportò velocemente al presente: alzò lo sguardo dal telefono, e poi ancora più su, fino a incontrare due occhi dorati su un volto dalla carnagione chiara. Un profumo di terra e di fiore lo avvolse, stordendolo leggermente, e facendolo bloccare sul posto, con il telefono ancorato in mano.
Si era appena reso conto su CHI stava per inciampare: era l’essere magico in verde che aveva visto poco prima, ma adesso era da solo e non più con centauri e unicorni al seguito. Quello che volava nel video di qualche giorno prima.
“IO… oh cielo, sono mortificato, mi dispiace!” disse subito, cercando di scusarsi.
Era la prima volta che si avvicinava cosi tanto a uno di loro: i capi di entrambe le fazioni erano in riunione dal giorno prima per capire come uscire da quella situazione mentre i “magici” giravano liberi per il quartiere, sulla carta per concessione umana ma in realtà per reale impossibilità a fermarli.
Le due fazioni non si erano avvicinate molto, quindi quella era la prima volta che si trovava a guardarne uno a meno di
150 metri di distanza, senza un’arma in pugno.
Era anche la prima volta che si rendeva conto di quanto fossero davvero belli, in maniera quasi disturbante: Zefiro non si era mai considerato brutto, anche se aveva iniziato a stempiarsi presto sulla fronte. Si teneva in forma, allenandosi più di quanto fosse necessario per il suo lavoro, per essere sempre al top e poter ottenere un punteggio migliore in vista di una promozione. Certo, aveva i capelli di un improbabile color castano rossiccio, ma li portava corti e ordinati come prevedeva il regolamento, senza un filo fuori posto.
Mai come in quel momento, però si era sentito cosi inferiore, goffo e brutto.
Non è giusto, pensò la parte di se consapevole del suo valore. Non dovrei sentirmi così.
L’essere fatato gli sorrise: era il sorriso più bello del mondo e lo avvolse come una coperta calda alla fine di una giornata passata sotto la pioggia fredda.
Poi parlò, con la stessa voce calma di prima, e la sensazione che tutto sarebbe andato bene solo grazie alla presenza dell’altro li aumentò, facendogli sbocciare qualcosa nel petto.
“Non preoccuparti, l’importante è che nessuno dei due si sia fatto male.”
La banalità di quella affermazione irritò Zefiro, che si riprese dallo stordimento iniziale
“Si, beh non è che fossimo in pericolo di vita ecco!” borbottò, meno stizzito di quanto avrebbe voluto.
L’essere inclinò la testa, i capelli neri lunghi che scivolavano giù da una spalla a incorniciare il volto perfettamente simmetrico: “Interessante, inconsapevolmente riesci a resistere alla mia malia naturale.”
“Malia naturale?” ripeté Zefiro, ormai libero del tutto dalla specie di magia che la visione dell’altro gli aveva provocato.
“Sono stato nominato Ostro” ribatté lo sconosciuto, ignorando del tutto la sua domanda. Una mano con le dita snelle si chiuse a pugno sul cuore, mentre chinava lievemente la testa nella sua direzione.
“Zefiro” mormorò lui, sentendo le orecchie andargli a fuoco. Un essere fatato, bellissimo e sicuramente pericoloso si era inchinato davanti a lui. I suoi capi avrebbero ADORATO tutto quello.
“Oh affascinante, come il vento! è un nome molto poetico!”
Zefiro si ritrovò senza parole, e tutto ciò che gli uscì fu un: “Devo prendere servizio … commissariato, io… guardia.”
“Sesse comma mia!” esclamò deliziato il fatato in una lingua sconosciuta “una guardia, come me. Non intendo farti tardare troppo, mio caro, finché non ci rivedremo.” terminò, con uno svolazzo e una specie di inchino.
“Si, okay. Arrivederci” borbottò Zefiro, allontanandosi con la coda tra le gambe.
“Voglio sapere tuttooo!” lo assalì Luca, guardandolo da sopra la porta del suo armadietto.
“Non è successo nulla”borbottò Zefiro, facendo del suo meglio per ignorarlo mentre indossava la divisa antisommossa.
Grazie alla sua immensa fortuna, Luca aveva visto tutto il suo teatrino con il fatato da dietro l’angolo, non aveva perso neanche un minuto per pretendere spiegazioni.
“Sembrava carino!”
“Abbassa la voce!”
“Eddai, non ho detto nulla di male. Era carino?” Chiese di nuovo a bassa voce Luca
Zefiro roteò gli occhi: Luca era l’unico al lavoro con cui parlava di certe cose, ma a volte avrebbe preferito che fosse meno…meno… disponibile, ecco! O forse che avesse mantenuto un maggior rispetto del ruolo che ricoprivano, e che chiudesse gli occhi come facevano il resto dei suoi colleghi invece di interessarsi della sua vita amorosa.
“é un essere fatato! E sono quasi certo che fosse quello del video, che tagliava le pietre con i coltelli alla chef tony!”
“e….”
“E non dovremmo avvicinarci perché é pericoloso, come abbiamo più volte ripetuto a tutta la cittadinanza.”
“e?”
“ed è carino, va bene!” terminò Zefiro, gli angoli della bocca incurvati in un sorriso.
“Lo sapevo!” ululò Luca, alzando un pugno vittorioso al cielo. “Meno male che non vi ha beccato Matteo!”
Zefiro si irrigidì : “Perché dici questo? Noi non ci frequentiamo… almeno non in quel senso”
Matteo guardò da un altra parte, in silenzio, mentre un collega passava alle loro spalle.
“Non penso che ci sarebbero problemi se lo ammettessi ad alta voce.” riprese, ma a voce più bassa. “sai benissimo di non essere l’unico e non sono più i vecchi tempi.”
“Si beh, perdonami se ho un lavoro e ricopro un ruolo importante che non mi lascia il tempo per sbandierare bandiere arcobaleno o andare a inutili parate. cosa ne vuoi sapere tu che sei sposato da secoli con Cinzia.”
“Uh-uh, certo. Ma tornando al nostro fatato… cos’è successo, ti ha scagliato un incantesimo ammaliante e ora non puoi più smettere di pensare a lui?”
“La vuoi finire? No è stato solo…cortese. Estremamente cortese. E ha parlato in una lingua che non conosco. Ha detto di essere una guardia anche lui.”
“Avete qualcosa in comune allora! Andiamo dai, siamo di nuovo di turno al buco, magari lo becchi li!”
Zefiro decise di ignorare l’ultima frecciatina: “Qualche notizia dai capi?”
“No, sono ancora nel tendone sul territorio neutro. Mi sa che andranno per le lunghe.”
“Spero di no, o altro che assalto ai forni tra qualche tempo.”
“Chi lo sa, magari un affascinante fatato salverà la situazione prima che tutto degeneri!”
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