Al settimo giorno dalla comparsa della bolla umani e fatati iniziarono a mescolarsi e a fraternizzare senza paura.
Matteo era esterrefatto: possibile che solo lui si preoccupava di ciò che succedeva intorno a loro ?
Dalla conversazione con il satiro si era convinto che fossero lì per conquistarli, ma almeno sapeva come potersi difendere nel caso in cui la polizia non l’avesse aiutato: l’argento era il punto debole dei fatati, ed era quindi necessario acquistarne di più, se sembrava impossibile da trovare.
Aveva passato la giornata a girare ogni gioielleria presente all’interno della bolla: non erano molte, certo, eppure era bizzarro che improvvisamente non avessero che gioielli in oro o altri materiali. Alcuni avevano persino tirato fuori delle gioie in legno, tempestate di diamanti, ma nessuna in argento puro. E la crisi si estendeva ai negozi di casalinghi, dove nessuno vendeva più una forchetta che non fosse di peltro o di altri materiali. Tutto, ma non l’argento.
E la cosa più assurda era che per tutti sembrava la cosa più normale del mondo, e nessuno se ne preoccupava! L’unica debolezza dei fatati che improvvisamente scarseggia? sospetto, decisamente sospetto.
Scrisse su whatsapp a Zefiro per incontrarlo, sperando di trovare un alleato in lui che aiutasse il resto della zona a svegliarsi e a pretendere delle risposte. La risposta non si fece attendere, accendendogli un piccolo fuoco di speranza nel cuore, dandogli appuntamento per qualche ora dopo nei giardinetti di fronte a casa sua. Non una vera vittoria, ma una via di mezzo, si disse Matteo, cercando di trovare una nota positiva in tutto quello.
Matteo strizzò gli occhi, cercando di vederci qualcosa nel buio della sera tra le luci intermittenti delle luminarie di Natale e i fari, quando un rumore lo fece sobbalzare: una famiglia di centauri lo superò al trotto senza degnarlo di uno sguardo, ciarlando nella loro lingua sconosciuta.
“Ehi” lo salutò Zefiro, sorprendendolo alle spalle.
Si sedette al suo fianco, e nonostante il buio, Matteo riuscì a notare che aveva un’aria decisamente più felice rispetto al giorno prima. Si chiese se non fosse anche lui sotto l’effetto di un qualche incantesimo.
“Ti ha seguito qualcuno?” gli chiese, guardandosi intorno.
“Buonasera, io sto bene e spero che anche tu stia meglio. La tua paranoia inizia ad essere molto imbarazzante.” ribatté Zefiro, in tono gelido.
Matteo scosse la testa: “No, hai ragione, forse sto esagerando. Ho paura Zeff, c’è qualcosa in tutta questa storia che non mi torna.”
“Per questo ti sei messo a giocare al piccolo contestatore? Sei fortunato che conosco Ostro e ho messo una buona parola per te, altrimenti a quest’ora te ne stavi al lavoro da me, ma non in ufficio!”
Matteo gli prese una mano, intrecciando le dita con le sue: “senti, so che mi sono approfittato di te per alcune cose…e non sono certo la persona più adatta per chiederti questo, ma devi darmi retta! Fammi entrare nel buco, ho bisogno di saperne di più!”
Zefiro si scostò: “Caspita, un record. Neanche cinque minuti e già punti a farmi perdere il lavoro, complimenti!”
“Non lo direi a nessuno che mi hai fatto entrare tu! Ostro, i fatati, sono tutti pericolosi! Non puoi fidarti di loro. Qualche giorno fa ne ho bloccato uno e con il braccialetto d’argento l’ho costretto a dirmi…”
“Bloccato? costretto? Ti rendi conto che ho un ruolo, e che non posso fare finta di niente, se continui a dirmi queste cose?”
“Senti, non fare il pulotto di merda con me, come se voi non foste i primi a fare queste cose!”
“Vero, io cerco di farti licenziare mentre vado alla ricerca del prossimo scoop!”
“Non ho mai messo in prima pagina che ti piacere scoparti gli uomini, né ho mai detto niente al tuo prezioso papà, se è per questo!”
“I miei ringraziamenti, allora! ” esclamò Zefiro, alzandosi per andarsene
Matteo lo prese per il braccio, cercando di trattenerlo:
“Zefiro no, ti prego! Ascoltami!”
“L’ho fatto fin troppo” disse brusco Zefiro, staccandosi con rabbia e allontanandosi velocemente.
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