Lo scontento cresceva, Matteo riusciva a percepirlo nell’aria: dal giorno dell’incidente i desideri non venivano più chiesti tanto spesso, e gli umani stavano evitando i fatati.
Qualcuno era tornato a protestare per la presenza della bolla, chiedendo a gran voce il perché dovessero starsene ancora lì rinchiusi. Non era stato ascoltato.
Un paio di satiri erano stati respinti da un bar, mentre si diceva in giro che qualcuno aveva ucciso un unicorno nei giardini Sospello, per poi vendere la sua carne fingendo che fosse carne da kebab. Un’assurdità, chiaramente, visto che i kebbabari della zona vendevano solo carne di prima qualità, ma era bello sentire quelle voci girare.
Più i suoi concittadini erano arrabbiati e più lui era felice: Matteo scavò più in fondo al cassetto, recuperando un paio di coltelli d’argento, che lanciò sopra ad un piccolo mucchietto di altre posate e ninnoli d’argento recuperati da diverse soffitte e case di simpatizzanti della causa.
Perfetto, adesso aveva proprio tutto.
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