A fine Gennaio (anche un poco prima) ho fatto un giretto in Islanda, vicino a Padova per il festival dell’editoria indipendente Sheerbooks edizione 2026.

Nato all’interno di Sherwood Festival, Sheerbooks é in realtà un progetto che non si limita a tre giorni ma che prosegue tutto l’anno, tra spazi fisici e virtuali che fanno da fondamenta per costruire una vera e propria foresta di libri.

Non si può parlare di questo evento senza parlare dello spazio in cui si svolge questo festival: il CSO Pedro di Padova, infatti, é stato tra i primi centri sociali autogestiti nella zona del nord est, con più di trent’anni di militanza alle spalle, e continua a svolgere il suo ruolo di spazio di discussione, attivismo e socialità.

In un momento in cui gli spazi del dissenso sono sotto attacco, (quello che è successo da poco a Torino ne è un esempio) scegliere di continuare a tenere un festival del libro in un posto del genere mi pare un gesto potentissimo, che non dovremmo trascurare a favore dell’ennesima sfilata degli ultimi acquisti fatti.

Questo pezzo non vuole essere la solita accusa di aver rovinato il mondo a booktoker o influencer vari, ma credo fortemente che la lettura sia (anche) un atto politico e come tale sia giusto trattarla. Perché vanno bene i post sugli acquisti, va bene l’uscita del momento, ma non possiamo lamentarci che stiamo perdendo pezzi se poi siamo i primi a concentrarsi solo su ciò che porta visualizzazioni e like.

Il palinsesto di incontri di Sherbooks sotto questo punto di vista é molto utile, in particolare mi ha colpito la tavola rotonda dedicata al festival culturale Staffette, che si contrappone a Più Libri Più Liberi offrendo un’alternativa che rappresenti un’editoria sostenibile e umana, con logiche di lavoro rispettose della dignità delle persone coinvolte in tutta la filiera.

Se avete seguito un minimo le polemiche degli ultimi anni, saprete che ogni anno Più Libri Più Liberi riesce a dare il peggio di sé, oltre a non essere più (e forse mai stata) considerabile una reale fiera della editoria indipendente.

Ben vengano quindi nuove realtà che hanno realmente a cuore l’idea di voler fare la differenza, che si può fare in maniera concreta alla faccia del classico “eh, ma cosa vuoi che cambi?” dimostrandoci che si, un altro mondo è possibile.

Un altro aspetto che ho apprezzato molto é stata la scelta di dedicare uno spazio ai bambini, con laboratori e proposte dedicate: mi piace molto la volontà di renderli partecipanti attivi con uno spazio appositamente pensato per loro, che sia compreso nelle proposte del programma e non un mero “posteggio”. Credo dia anche bene il senso di cosa sia Sheerbooks: uno spazio veramente aperto a tutti e tutte, che vuole creare un futuro migliore un libro alla volta.

Per quanto riguarda la proposta strettamente “letteraria” non ne sono rimasta delusa, anzi: le case editrici che partecipano sono davvero case indipendenti medie e piccole, con cataloghi molto interessanti ( qui l’elenco completo) e una ricca zona é dedicata alle auto produzioni.

Insomma, una gita a sheerbooks merita sicuramente, la fiera non è molto grande quindi se non ci si siede per i panel si visita in poco, anche se continuo a pensare che una realtà di questo genere si meriti molto dí più di un passaggio casuale di mezza giornata.

Immaginare, costruire, un altro mondo é possibile e qualcuno lo sta già facendo. Un libro alla volta.

2 risposte a “Libri resistenti: Sheerbooks festival”

  1. Avatar Fosca Topazia

    La menzione all’Islanda rende questo articolo epico.

    "Mi piace"

    1. Avatar eleghighi

      qui per servire.

      "Mi piace"

Scrivi una risposta a Fosca Topazia Cancella risposta