Un affare per orecchie a punta é un fantasy politico pubblicato da Lumien e scritto da M. Maponi. O meglio, è un fantasy noir con punte di politica, che però, per chi non vuole leggere tutto l’articolo e scoprirne i segreti segretissimi del libro, mi ha lasciato con la sensazione di non sapere bene quale sia la sua identità.
Vi lascio due coordinate con un’idea di trama: nella città di Virmgrado, l’agente Mannekin si trova davanti a un caso molto particolare, come pochi altri si sono presentati nel corso della sua carriera. La ninfa Maggie Henzel si è uccisa nella sua stanza situata nella zona buona della città, ma qualcosa in quella cameretta non è come sembra: tra gli elementi che stonano c’è il manifesto di Rodhi, goblin candidato con il Fronte Operaio, che sembrerebbe essere la cosa più lontana da una ninfa che vive nella zona bene della città. Questo pezzetto sarà solo una dei tanti che Mannekin raccoglierà per comporre il puzzle finale, a suo rischio e pericolo. Perché Virmgrado è una città con ferite ancora aperte, ben radicate anche nel passato del nostro agente , ed è a un piccolo passo dal tornare a sanguinare al primo sciopero degli operai.
Cosa sarà mai andato storto, viste le premesse molto succulente?
Cominciamo dal genere: non capita tutti i giorni (ahimé) di leggere fantasy politici con tinte noir, e ammetto di aver avuto la curiosità alle stelle prima di iniziare a leggerlo. Anche durante la lettura dei primi capitoli ero entusiasta, perché la scrittura è scorrevole e mi pareva funzionale al tutto, ma poi qualcosa si è inceppato.
La sequenza logica degli eventi, il rapporto di causa tra le azioni che succedono nel libro e che dovrebbe condurci alla spiegazione finale a un certo punto si perde e fa perdere la rotta, non solo al protagonista, ma anche al lettore.
In alcuni punti l’indagine diventa marginale rispetto alla parte politica o alla storia d’amore (ma è vero amore?) ,e capisco che questa sia una scelta voluta, ma mi sembra che siano stati inserito troppi elementi da tenere in piedi e che quindi scelga di dare attenzione a un argomento per volta, perdendo forse di vista il quadro d’insieme.
Se a livello di giallo/risoluzione del mistero non sono sicuramente la persona più adatta a commentare, perché non azzecco un mistero neanche pagata, sulla parte politica/amorosa ho invece una lunga lista di perché che mi hanno lasciata perplessa.

Perché mettere in piedi una storia d’amore Mannekin- Henzel che è anche la sua direttrice, senza che questo apporti qualche modifica alla trama?
L’arco di redenzione di Mannekin funzionerebbe anche senza questa parte, perché è legato al percorso che fa lui individualmente: mi quasi da dire che per la crescita personale di Mannekin è più importante il suo amico di infanzia che lavora in fabbrica, che la goblin, perché con due parole riesce a ricentrare Mannekin su ciò che conta davvero. (La lotta operaia Mannekin, quella che tu eri impegnato a manganellare)
Come detto sopra, la trama ha una svolta politica che culmina con l’assassinio di Rodhi, il candidato del Fronte Operaio, scatenando tumulti e scossoni proletari. Il potere corrotto della città trova il capro espiatorio di questo omicidio, ma noi praticamente non lo conosciamo, lo vediamo di soppiatto due minuti, come anche la guida, rendendo cosi difficile provare empatia per entrambi o per i poveri operai della città . Viene da dirgli di protestare pure, se gli fa piacere, ma alle 17 tutti a casa che si disturba.
A questo si aggiunge l’intervento dei Drow e della loro mafia, la mano nera, all’origine di un contrabbando di armi che promette tanto ma che ci lascia a bocca asciutta perché introdotta quasi alla fine del romanzo, quando per tutto il libro viene solo menzionata in sottofondo.
Insomma le domande irrisolte sono molte, e lo dico con dispiacere perché di fantasy politico ne abbiamo troppo poco, specialmente scritto da italiani, ed è un genere che a me piace molto.
So che l’autore ha voluto giocare con gli stereotipi del noir più che del fantasy, e che ha provato a rovesciarli ma, specialmente per il personaggio della Henzel che dovrebbe distaccarsi dallo stereotipo “femme fatale” del noir, ma personalmente mi pare che faccia invece il giro, diventando una donna che fa un lavoro da uomini cercando di essere più uomo di tutti loro.
Per concludere, nel caso non l’abbia ripetuto abbastanza volte, la mia opinione genere sul romanzo é che dopo un buon inizio perda la sua spinta iniziale e la rabbia proletaria a favore di un mix non ben chiaro di fatti che succedono.
Una cosa che però ho apprezzato è il personaggio di Aura e del corpo di agenti segreti, ma anche qui sfruttato troppo poco per renderlo significativo e fargli avere un reale impatto sugli eventi.
Credo che tutto questo articolo possa ridursi a un semplice: dai, Mannekin, basta piangere sul latte versato, vai ad aiutare i tuoi amici in fabbrica e posa quel manganello.
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