Uscito nel 1993 e pubblicato inizialmente in Italia da Fanucci con il titolo “Cuore d’acciaio”, “La Figlia del drago di ferro” ha una storia editoriale che sembra quasi ricordare gli eventi narrati nella sua storia, e il ripetersi, in maniera diversa, per tre volte degli eventi narrati.
Dopo l’esordio con Fanucci, infatti, viene ripresa da Mondadori e pubblicata come Urania nei Millemondi con il titolo “La figlia del Drago di Ferro”, per poi sparire e tornare per un ultima volta grazie a Mercurio Edizioni a Novembre 2024.
Ma cosa succede mai in questo libro?
La storia comincia con Jane, una bambina umana rapita dagli elfi e costretta a lavorare nella fabbrica di draghi biomeccanici a vapore. Le condizioni di vita sono atroci, e la ragazza, circondata da strane e assurde creature, pare destinata a un’esistenza brutale. Pian piano comincia a rendersi conto che una possibilità di fuga esiste, anche grazie all’incontro con Melanchthon, un drago di metallo scartato e arrugginito.
Se la vita in fabbrica ricorda quasi un isola che non c’è finita in male, dopo la sua fuga Jane non tornerà nel mondo umano, ma continuerà a vivere nel mondo fatato, che è molto più complesso e allucinante di quanto ci si aspettasse e vivrà nascondendosi nella cabina del drago, tra la scuola e piccoli furtarelli al centro commerciale li vicino. Completamente assoggettata alla volontà del drago, Jane se ne libera nel momento in cui diventa padrona del suo corpo ed esce dall’adolescenza per entrare nell’età adulta.
L’ultimo atto della sua storia si svolge in un università folle, collegata da ascensori pazzi a una realtà ancora piu assurda e violenta che la guiderà verso la fuga finale, quella definitiva. Se riuscirà a tornare nel mondo umano o no, ve lo lascio scoprire leggendolo.
Infanzia – adolescenza e maturità , sono queste le tre fasi che Jane attraversa nel suo tentativo di ritornare nel mondo umano, e in ogni momento si ritroverà le stesse persone, con facce e nomi diversi ma pur sempre loro.
Tre parti e tre (almeno) diverse pubblicazioni per un libro che non accoglie e non accompagna per mano ma anzi, rischia di respingere chi preferisce mappe e word building chiari e ordinati.
Se non temete i changelling e i faries inglesi, se volete un libro diverso da tutto quello che potreste leggere adesso e che sia sporco, crudele e impossibile da classificare in un etichetta chiusa, ma che vi costringa a pensare, ad andare oltre allora è sicuramente la lettura che fa per voi. Ma non dovrete avere paura di perdervi o i cancelli del sogno si chiuderanno dietro di voi per sempre.
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