Sono abbastanza anziana da ricordare quando, a ogni nuova meta vacanziera, fosse stato anche solo per una gita di un giorno, mio padre produceva magicamente una guida turistica dedicata.
Per le mete italiane erano le guide rosse touring, divise per regione e con consigli di alloggio e vitto troppo “signorili” per noi poveri lavoratori, e poi, mano a mano che le nostre gite si sono allungate di durata e lontananza meta, sono apparse le Routard, decisamente più proletarie e meno legate a quell’idea che il viaggio fosse prerogativa dei ricchi.
Le leggevo per il gusto di farlo, sdraiata sui sedili posteriori del auto che ci avvicinava verso la nostra meta, facendo sfoggio del mio unico super potere: non patire nessun mezzo di locomozione. Ora che posso spostarmi in poche ore grazie ad un areo e arrivare dal altra parte del mondo grazie a un biglietto low cost, credo che mi manchi quella dimensione di scoperta, anche di pazzia, che ha portato quattro persone a farsi Torino – Capo Nord in auto.
Parliamo di guide di viaggio, quindi, ma abbiamo già parlato di come che i viaggi non siano tutti uguali e neanche lo sono mai state le guide. La collana di Eris Edizioni “Non guide di viaggio” poi, non ospita guide di viaggio (capitan ovvio alla riscossa, qui!) ma ci accompagna comunque verso mete lontane: ho scelto di iniziare dal titolo “Confini”, che ci porta verso est, verso la Croazia e l’ex Jugoslavia, perché mi sembra essere parte di una storia con cui noi italiani spesso scegliamo di ignorare a piè pari, pur essendo avvenuta letteralmente di fianco a noi.
Non è solo la guerra nei Balcani, che ci racconta questo libro, ma anche Fiume, e D’Annunzio, Rad (Arbe) e le vergogne italiane dimenticate, per arrivare a Trieste, ai confini del presente, e a chi sceglie di non voltare la testa per aiutare chi riesce a superarlo, quel confine maledetto.
Un saggio breve, di appena 80 pagine, ma che vi porterà con sé per ricordare cose che troppo spesso diventano solo frasi e slogan, oltre a scatenarvi un’incredibile voglia di prendere uno zaino e andarli a vedere dal vivo, quei posti descritti nel libro. E questo, se permettete, è già una grande cosa.
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