Nicolò Targhetta non apprezzerà questo post, perché in fondo un blog non è altro che il preludio a un romanzo da quattro soldi, e ha pienamente ragione.
Purtroppo il suo libro merita di essere letto in ogni luogo e in ogni mare, e quindi mi ritengo moralmente obbligata a dedicare un post a “Piove per esigenze di trama”, anche se ne meriterebbe molti di più.
Non è semplice definire di cosa parli questo libro nonostante il suo essere un giallo classico che più classico di così si muore, ma è anche un meta-libro, cioè un libro che parla di libri. E lo fa attraverso un genere ben specifico, di cui abbraccia in pieno gli archetipi e stereotipi, quindi si, c’è un colpevole, e c’è un commissario. Elfo. Non una razza ma un nome proprio di persona.
Elfo vive in una città assurda, dove gli autori cercano personaggi per romanzi e dove i quartieri cambiano a seconda dell’autore che li abita, che li pensa e li traduce su carta. Elfo però non vuole autore, non vuole una trama e vorrebbero solo starsene per i fatti suoi, grazie tante.
Oltre a questo trovate tre miliardi di citazioni, due milioni di occhiolini strizzati al mercato editoriale e altrettante gomitate tirate al lettore. (Fanculo il lettore) eppure nessuna di queste stanca, anzi. ANZI.
Forse è solo un mio volo pindarico (o un salto di capitolo mal giustificato) ma mi ha portato a interrogarmi su come la narrazione o lo storytelling, come preferite chiamarlo, ora non sia più solo prerogativa libresca ma abbia letteralmente sfondato la quarta parete e ora dobbiamo tutti essere per forza protagonisti di qualcosa.
Perché mi pare che nella società moderna (o forse solo sul Instagram) se non sei il Main character non sei nessuno. Tonnellate di contenuti su contenuti in cui si romanticizza la qualsiasi, tutto per non accettare che la vita può anche e (giustamente) solo fare schifo. E che le tazze della colazione prese con i punti al supermercato son le più comode da usare, alla fine.
Elfo non la vuole una trama, cerca di fuggire in ogni modo dalla cazzo di trama e si rifiuta di saltare capitoli. Elfo vi costringe a leggere due pagine di descrizione di un posteggio a S (tra l’altro molto ben fatto, complimenti!) che provaci, ora, a romanticizzarmi tutto questo. Elfo , quando vuole essere sicuro che la Trama non lo segue, si piazza nel mezzo delle rotonde e aspetta. E non fa nulla.
Per buona parte del libro, ci sembra che Elfo non voglia scegliere, quando in realtà è l’esatto opposto perché lui sceglie di non partecipare alla Trama. E nel suo mondo (ma anche nel nostro) scegliere di fare schifo, impegnarsi, anche, per essere ripugnanti, è una forma di resistenza niente male.
SE volete sapere tutta ma proprio tutta la trama di Elfo la potete trovare qui e, come sempre, FANCULO IL LETTORE!
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