Tremate, tremate le streghe son tornate! A dirla tutta non se sono mai andate, perché negli ultimi anni la letteratura stregonesca ci ha regalato diverse perle, ma Slewfoot scritto da Gerard Brom e arrivato da noi in Italia grazie a La Bottega dell’Invisibile ha quel qualcosa in più che può catturare anche chi non è tipo da “streghe classiche”.

La storia è ambientata nel Connecticut del 1666. Conosciamo Abitha, la nostra protagonista, moglie adorata di un uomo buono e che vivono ai margini di un villaggio di puritani, cercando di ricavare quanto possono dalla loro piccola fattoria. Purtroppo per la coppia, la natura non è decisamente dalla loro parte, e Abitha, per sopravvivere e anche per una sua scelta personale, si ritroverà ad allearsi con il Padre, spirito dei boschi e essere primordiale, che ha difficoltà sia nel ricordare il suo passato (un grande classico)e sia nel comprendere le diverse sfumature del carattere umano. (Come il fatto che ci si possa risentire per un omicidio, ma sono dettagli, dai)

Al fianco del Padre, ci sono gli spiriti dei boschi che l’hanno risvegliato, e che cercando di indirizzarlo verso il loro obiettivo, cioè la loro sopravvivenza e la sopravvivenza della foresta, a qualunque costo.

Anche sul fronte umano, ci sono diverse macchinazioni, perché ognuno sembra voler solo portare acqua al proprio mulino e non cercare di aiutare il prossimo, anzi, aiutare “troppo” può essere considerato pericoloso e demoniaco. Così Abitha si ritrova a dover combattere i suoi stessi concittadini, che, come la più scontata delle favole, si dimostreranno capaci di nefandezze peggiori di quelle perpetrate dagli spiriti.

Ma è davvero questo, il senso di questo libro?

Perché dalla trama potrebbe sembrare un classico death match “spirito pagano VS puritani”, sovrannaturale contro umani, ma é in realtà una storia ben più complessa, dove di completamente innocente non c’è nessuno. Se c’è un messaggio che ho adorato in questa lettura, infatti, è il tema dell’avidità: è una caratteristica che accumuna spiriti ed esseri umani, e che crea ovviamente più danni che altro.

Gli spiriti dei boschi, nel loro cercare a tutti i costi di risvegliare il Padre e di fargli fare quello che ritengono giusto loro, si ritroveranno in guai seri e anche gli esseri umani, nel volersi impadronire delle cose e della persona di Abitha, si ritroveranno a pagarne le conseguenze.

A fare da contro altare a tutto questo, a dimostrarci che si, un’altra strada è possibile, c’è l’evoluzione della moglie del pastore della piccola comunità di Puritano che abita il villaggio. Se all’inizio infatti sembra molto critica e giudicante nei confronti dei modi di fare “troppo disinvolti” di Abitha, mano a mano che il libro procede si evolve, dimostrandosi per quello che è: una donna semplice, anche buona,che non ha timore di vivere e morire secondo i suoi principi. E che, a differenza degli uomini, dei maschi avidi che fanno terra bruciata intorno a loro, non dimentica l’aiuto di Abitha, né la sua bontà, fino all’ultimo.

L’avidità e la crudeltà degli uomini piegano anche la volontà più forte, e saranno proprio queste a scatenare la vendetta di Abitha, in una sorta di profezia autoavverante anche meglio definita come “chi è causa del suo mal…”

Tirando le somme, devo dire che è stata una bella lettura, arricchita anche dalle bellissime illustrazioni a colori realizzate dal autore che arricchiscono questa edizione e ci aiutano a dare un volto ai personaggi. Se siete amanti di streghe, folklore e in generale di romanzi dove emerge tutta la rabbia femminile, allora è un titolo che non dovete lasciarvi scappare.

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